Mattarellum

Impazza il dibattito. Mattarella è un Presidente della Repubblica sgradito al Patto del Nazareno? E’ uno sgarbo di Renzi a Berlusconi? Oppure sotto sotto c’è l’accordo anche sul nome di Mattarella. Oppure, ancora, è un nome che nascce dall’impossibilità di trovare un accordo dentro le linee del Patto del Nazareno ma  tutto sommato tiene in piedi il Nazareno.

Onestamente, ho un approccio diverso: echissenefrega?

Intendiamoci, è ovviamente una cosa importante per la politica del nostro paese sapere se il Patto del Nazareno regge. Ma non è il punto fondamentale. L’asse Renzi-Berlusconi fa schifo, ma pensare che il PD sia da contrastare in quanto Renzi fa l’asse con Berlusconi è una maniera di ragionare superata dai fatti. Lo smantellamento della Costituzione e dello Statuto dei Lavoratori, l’austerità, le posizioni deleteree in politica estera, il silenzio totale sui diritti civili… in pratica, in ogni area di intervento che ci possa interessare il problema non è che il PD fa cose brutte perchè è alleato col Satana Berlusconi, fa cose brutte perchè le vuole fare, con o senza asse Matteo-Silvio.

Scrivevo a dicembre:

Perchè sappiamo perfettamente che a Renzi basta giocare la carta Prodi per far abboccare SEL e dissidenti PD. Non per eleggere veramente Prodi (che quantomeno sarebbe ostile alle intese sottobanco con Berlusconi) ma per distrarre Vendola e Ciwati da qualunque campagna politica attorno alla Presidenza della Repubblica. Vedi elezione di Grasso e Boldrini, ma vedi anche il balletto Rodotà-Prodi-Rodotà di SEL.
E d’altra parte sappiamo anche che i 5 Stelle faranno una fatica boia a stare compatti, verranno schiacciati dai media che li accuseranno di fare l’ennesima operazione sterile, di “sprecare” un’altra volta i loro voti nella pura testimonianza. Verranno spinti a cercare un’impossibile mediazione su qualche nome di alta autorità, magari giocando sul fatto che un giudice della Corte Costituzionale o che un tecnico economista non è uno degli odiati politici di professione.

E infatti, sinistra PD-SEL-5Stelle invece di fare una campagna pubblica sulla Presidenza della Repubblica si sono imbarcati in una manovra sottobanco, impossibile da realizzare, sui nomi di Prodi e Bersani. Fallita questa manovra, sono rimasti col cerino in mano e unico candidato Mattarella.

Il 5 Stelle, almeno, ha tirato fuori un candidato di bandiera. SEL e sinistra PD hanno invece confermato ancora una volta che non c’è una scelta strategica di opposizione al PD, c’è una scelta tattica di opposizione al “PD di Renzi”, dove l’aggiunta “di Renzi” serve a sostenere che qualora si riuscisse a stanare il PD dalle posizioni di Renzi ci si può accordare immediatamente.

Vale appena la pena di notare quant’è ridicolo tutto ciò da parte di chi è andato ad Atene a farsi bello con la vittoria di Syriza. Ma Civati è pur sempre quello che disse, seriamente, “usciremo dal PD quanto meno ve lo aspettate”. Non preoccuparti, Pippo, lo sappiamo benissimo che non ti muoverai mai da lì.

Infine, appare solo una conferma di quanto non esista un’ala sinistra del PD con cui sia possibile fare operazioni politiche. I mitici “giovani turchi” si sono disciolti come neve al sole. Il povero Fassina ha provato a ricordare che i 101 affossatori di Prodi erano proprio i renziani, l’ex giovane turco e attualmente Presidente del PD Orfini ha reagito con compostezza:”certo che dice scemenze Fassina”. I civatiani sui territori sono uscti dal partito alla spicciolata oppure si sono riciclati renziani col tipico fervore dei convertiti e ora sono impegnati in complotti di segreteria per far fuori gli ultimi dirigenti locali non renziani.

Di Melenchon o Lafontaine italiani non ce n’è neanche l’ombra.

La Grecia e le sanzioni alla Russia. E noi.

Ora, veramente, fate un respiro profondo e calmatevi.

Mi riferisco a voi, commentatori compulsivi dei fatti politici, preferibilmente internazionali, dell’internet.

E ancora più nello specifico, quelli che commentano qualunque cosa sia vagamente correlata con l’antimperialismo.

Ecco, me lo ricordo abbastanza bene, una settimana fa eravate impegnati a non capire un’ostia dei voti al Parlamento Europeo pensando che Syriza e metà GUE/NGL avessero votato a favore della sanzioni alla Russia e, conseguentemente, sbraitavate contro un tradimento imperialista che non c’è stato.

Poi, dopo le elezioni, all’improvviso avete scoperto che Syriza invece intendeva tessere rapporti amichevoli coi BRICS. E allora per 24 meravigliose ore Tsipras e il suo alleato di destra Kammenos sono diventati le nuove guide mondiali. E tanto per, avete anche cominciato a dire che la Grecia era pronta a imporre il veto contro la sanzioni alla Russia.
Intendiamoci, eravate in buona compagnia, quello che voi annunciavate come la salvezza, i giornali borghesi lo annunciavano come la iattura.

La posizione Greca invece, era un’altra. Cioè, la Grecia non ha posto il veto, ha detto di non volere ulteriori sanzioni. E qua facciamo un salto indietro. Nel famoso voto in cui al Parlamento Europeo Syriza ha votato contro ulteriori sanzioni, le ulteriori sanzioni erano particolarmente gravi, di fatto una dichiarazione di guerra commerciale con minaccia di guerra militare.
Possiamo tornare avanti, è la contrarietà a questi nuovi provvedimenti che la Grecia ha portato alla riunione dei ministri degli esteri europei. E questi nuovi provvedimenti non sono stati presi.

Ma, e qui vi capisco, è difficile fare un’altra giravolta del genere in pochi giorni, la Grecia non ha posto il veto sul proseguimento delle vecchie sanzioni. Per la verità la Grecia ha ottenuto che il proseguimento delle vecchie sanzioni sia più corto. Ma va beh, non è questioni di sottigliezze, non ha posto il veto.

E quindi è partito già il coro di “dimentichiamoci pure Tsipras”.

Ora, secondo voi, i russi e i cinesi si possono permettere di porre il veto su tutto quello che passa al Consiglio di Sicurezza che non li vede d’accordo? No, non se lo possono permettere, perchè nessuno vive in un sistema autosufficiente. Figuriamoci quindi i greci!

Ora, si, in un mondo ideale il governo di Syriza avrebbe dovuto porre il veto. Nel mondo reale, quello in cui la Grecia è un paese sull’orlo del fallimento con un governo di coalizione in equilibrio spericolato, il governo di Syriza ha ottenuto che non si discutessero le nuove sanzioni e quindi che non si facessero ulteriori passi verso la guerra, e ha anche ottenuto che il prolungamento delle vecchie sanzioni fosse mitigato.

E stanno governando da tre giorni.

Quindi, d’ora in avanti, se vogliamo commentare, commentiamo il mondo reale. Per il resto giochiamo a Civilization V che è meglio.

La questione ambientale in Cina

Le strategie ambientali della Cina

di Vincenzo Comito su Sbilanciamoci.info

 

Già verso la fine degli anni settanta il Giappone, allora in forte crescita industriale, cominciò ad interrogarsi sui forti danni che tale sviluppo provocava all’ambiente circostante e agli esseri umani. Fu elaborata, per risolvere il problema, una strategia di grandi proporzioni, peraltro molto discutibile. Tale disegno era sostanzialmente volto a riallocare le produzioni più inquinanti nei vicini paesi asiatici, meno sviluppati; evidentemente, almeno allora, questi ultimi erano meno sensibili del Giappone ai problemi ambientali e più attenti invece ai vantaggi della delocalizzazione produttiva in termini di sviluppo economico potenziale. Va comunque ricordato che le strategie di delocalizzazione prendevano anche in conto il minore costo del lavoro presente in altri paesi.

Qualcosa per certi versi di analogo, ma per altri con alcune rilevanti differenze, si sta ora apparentemente cercando di mettere in opera da parte dei governanti cinesi.

In questo caso, rispetto al Giappone, siamo comunque di fronte ad un problema ambientale di più grandi proporzioni, sia per le molto maggiori dimensioni dell’economia cinese attuale rispetto a quella del paese del sol levante diversi decenni fa, sia per i più alti livelli di inquinamento registrabili oggi nel paese rispetto al Giappone degli anni settanta ed ottanta, sia infine per l’esistenza di altre specificità, a qualcuna delle quali faremo cenno più avanti.

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Immagine via Reality.com – Mass Production of China in Pictures

 

Inquinamento industriale e salute ambientale nella cina rurale: rischi, incertezza e individualizzazione

Bryan Tilt – The China Quarterly

Dopo più di tre decenni di crescita industriale estremamente rapida, la Cina sta affrontando una crisi sanitaria ambientale. In questo articolo esamino l’inquinamento del settore industriale rurale e le le sue implicazioni per la salute delle comunità. Appoggiandomi sulla recente ricerca etnografica in una municipalità industriale del Sichuan, con interviste a ufficiali del governo, esploro come i membri della comunità comprendono i legami tra l’inquinamento di aria e acqua determinato dalle fabbriche circostanti e la loro salute e il loro benessere. L’articolo ha due obiettivi principali. Il primo è esaminare le varie maniere in cui l’incertezza a proposito delle fonti dell’inquinamento, della gravità dei livelli di inquinamento e sui legami tra inquinamento e salute umana forma l’esperienza dell’inquinamento degli abitanti dei villaggi su base quotidiana. Il secondo obiettivo è esaminare il trend crescente di “individualizzazione” in atto in Cina ora ed esplorare come questo processo sia in relazione all’esperienza della gente sull’esposizione ai veleni. Le implicazioni di questa tendenza le considero per come gli scienziati sociali dovrebbero approcciarsi allo studio dei problemi ambientali nella Cina contemporanea.

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Sul governo Tsipras

Non lo so, eh, davvero non lo so. Ma dalla reazione della stampa borghese mi sembra sulla buona strada.

Sole 24 Ore

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Huffington Post

 

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Die Spiegel: Nuovo governo in Grecia, Tsipras sceglie un oppositore dell’austerità come ministro delle finanze. Per i donatori internazionali le negoziazioni con la Grecia saranno sempre più difficili: il nuovo ministro delle finanze Yannis Varoufakis rigetta l’austerità. Fortemente.

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Seriamente, la mossa coi Greci Indipendenti è rischiosa. Penso che prima di pontificare bisogna aspettare e cercare di capire, non credo che si debba cercare di tradurre immediatamente in termini italiani con qualcosa tipo “ah, ma allora volete allearvi con la Meloni e Salvini”. D’altronde, sono convinto che non esistano modelli da importare acriticamente. Anche solo perchè da noi un partito di destra anti austerità non esiste. I Greci Indipendenti hanno lasciato il governo per non votare i memorandum, Lega e fratellastri italiani si sono accorti di essere contro l’austerità solo quando sono stati forzati all’opposizione.

Quello che è già chiaro ora è che chi sperava di annacquare la vittoria di Syriza pregava perchè si formasse un governo coi liberali di To Potami o, ancora meglio, coi socialdemocratici del PASOK. Un governo che con tutta evidenza avrebbe passato mesi a litigare al suo interno su come rapportarsi con l’Unione Europea, un governo che non sarebbe riuscito a fare nulla delle promesse elettorali e avrebbe perso subito ogni credibilità presso il popolo greco.

Mi sembra evidente che Tsipras è ben consapevole dei rischi di governare con i nazionalisti. I primi gesti simbolici gridano “EI! SONO ANCORA DI SINISTRA!”: non giura nelle mani dell’Arcivescovo di Atene, visita subito il monumento ai partigiani comunisti (gesto che va letto con la lente greca di ciò che successe con la guerra civile!).

La situazione è veramente fluida, più che almanaccare sui nomi dei ministri del governo Tsipras, bisogna provare a capire come si muoverà il nuovo governo greco nelle contrattazioni sul debito che ci saranno nell’immediato. Anche perchè la possibilità di attuare il programma di Salonicco passa dall’ottenere immediatamente concessioni dall’Europa.

Chiudendo con un’altra battuta facile: la mossa coi Greci Indipendenti, se non altro, ha sfoltito questo benedetto carro del vincitore che si era fatto veramente troppo affollato.

Grecia, per non morire di illusioni

Domenica si vota in Grecia. Non c’è bisogno di perdere troppo tempo in presentazioni. È il paese che più di ogni altro ha sofferto per l’austerità, è il paese dove più di ogni altro c’è la possibilità concreta di un governo di sinistra “radicale”, è l’anello debole della catena europea.

Per Syriza, senza illusioni

La Coalizione della Sinistra Radicale, dei Movimenti e dell’Ecologia rischia di vincere le elezioni. Il programma con cui Syriza si presenta alle elezioni è per certi versi “moderato”: non si parla dei rapporti con l’Unione Europea, con la NATO, con il sistema internazionale. Parla “solo” di quello che interessa nell’immediato agli elettori greci: alzare gli stipendi, bloccare gli sfratti, ripristinare i servizi pubblici gratuiti.

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È un tradimento degli obiettivi di trasformazione della società? È la “socialdemocratizzazione”? Oppure è una mossa saggia per non spaventare l’elettorato?

Non lo so, non lo posso sapere. Credo che la radicalità di un programma non sia stabilita tanto dagli obiettivi in senso assoluto, quanto dal contesto in cui ce li si pone. Eviterò l’esempio fuorviante del “terra e pace” di Lenin. Penso piuttosto a quanto è stata radicale in Venezuela la battaglia per il controllo pubblico sul petrolio. Se fosse stata l’Italia degli anni ’50, ci sarebbe già stato l’Ente Nazionale Idrocarburi. Ma erano gli anni ’00 in Venezuela.

Ricordando che per qualcuno Chavez era un riformista piccolo-borghese…

Ma avanzare proposte di cambiamento radicale del tenore di vita dei greci non basta. Bisogna vedere se Syriza riuscirà ad attuare al programma. È chiaro che l’establishment greco ed europeo è diviso sul che fare nei confronti di Syriza. Chi fa terrorismo mediatico, opzione che mi sembra prevalere in Grecia e in Germania. Chi invece spera di poter blandire il futuro governo Tsipras con poche concessioni, opzione che sembra prevalere in certi ambienti europei, magari facendo conto sugli ambienti più opportunisti di Syriza. Cosa farà Tsipras dipenderà da tante cose, da quale sarà il reale consenso nelle urne, quanto gli resterà di questo consenso quando si troverà a dover governare le macerie, quanto le strutture di massa di Syriza saranno funzionali.

Ma, non solo. C’è un altro pericolo all’orizzonte. Il pericolo di Cipro. Pochi ormai si ricordano che Cipro, paese membro dell’Unione Europea e dell’euro, ha avuto dal 2008 al 2013 un presidente comunista: Demetris Christofias. Anni in cui, sia ben chiaro, il Partito Progressista dei Lavoratori di Cipro (AKEL) ha difeso il welfare ed è anche riuscito a gestire la crisi del debito evitando che fosse pagata solo e soltanto dalle classi popolari. Ma non è riuscito a invertire la rotta, il candidato presidente dell’AKEL ha perso le elezioni del 2013 e il paese non ha imboccato la via dell’uscita a sinistra dalla crisi.

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Partito Progressista dei Lavoratori

 

In ogni caso, non è detto che domenica sera Tsipras sia in grado di formare un governo.

Qualche numero

I sondaggi danno stabilmente Syriza primo partito con circa il 35% dei voti e, a seconda del sondaggio, dal 2 al 6% di vantaggio sulla destra di Nuova Democrazia. Ma i sondaggi non sono una scienza esatta. Prima delle elezioni europee Syriza veniva sovrastimata, riuscì lo stesso a essere primo partito ma con “solo” il 26% dei voti e non il 30-33% di cu era accreditata. Per di più, i sondaggi riportano una continua crescita di Nuova Democrazia e, soprattutto, un range di indecisi che va dal 7 al 15%. Per gli standard italiani sono pochi, ma se negli ultimissimi giorni di campagna elettorale questi indecisi dovessero convergere in massa sulla destra, potrebbero essere abbastanza per far scivolare Syriza a secondo partito. Inoltre, può sorgere il legittimo sospetto che i sondaggi che danno Syriza molto alta possano essere manipolati per creare il terrore di un governo di sinistra radicale incontrastato e spingere l’elettorato conservatore a convergere su Nuova Democrazia.

Ora, voglio comunque fare professione di ottimismo: credo che gli indecisi non convoglieranno in massa su Nuova Democrazia. Penso che Syriza sarà primo partito. Ma faccio anche una professione di pessimismo: non sono sicuro che Tsipras possa formare un governo. Ad oggi solo una proiezione dei seggi assegna la maggioranza assoluta in Parlamento a Syriza (risicatissima, 151 su 300), tutte le altre si attestano tra i 140 e i 150. Non è solo questione di arrivare primi e ottenere il premio di maggioranza, la distribuzione dei seggi dipende anche dallo scarto rispetto agli altri partiti e da quanto partiti entreranno in parlamento.

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Nel caso Syriza non dovesse avere una maggioranza autonoma, la creazione di un governo di coalizione sarà difficilissima. Da un lato, il Comitato Centrale di Syriza ha stabilito che dopo le elezioni saranno possibili alleanze solo con chi non ha mai sostenuto l’austerità, di fatto tagliando fuori Sinistra Democratica (che però rimarrà fuori dal parlamento), i socialisti del PASOK e anche la nuova formazione di socialisti scissionisti che prima di rigettare l’austerità (dopo averla sostenuta) chiedono un referendum popolare. Dall’altro lato i comunisti del KKE escludono qualunque alleanza, fosse anche solo tecnica, considerando il programma di Syriza un inganno. Quindi, o qualcuno si rimangerà la linea dopo le elezioni, oppure non si formerà un governo di sinistra.

Fabio Amato, responsabile esteri di Rifondazione Comunista, dice in un intervista a La Città Futura:” I compagni di Syriza sono consapevoli dei vari scenari possibili, così come delle conseguenze. Loro puntano ad avere la maggioranza assoluta dei seggi, e prima di fare previsioni aspetterei i risultati del voto reale più che fare ipotesi sui sondaggi. Anche perché non è per nulla detto che alcune delle forze citate, come Dimar, riescano a superare la soglia del 3 % per entrare in Parlamento.  E fra le varie ipotesi vi è un’altra, ovvero quella di non negoziare il programma con nessuna forza che voglia diluirlo o boicottarlo, fare da cavallo di troia della troika, e di andare immediatamente a nuove elezioni chiedendo una maggioranza assoluta ai greci. E’ già accaduto due anni fa. Potrebbe accadere di nuovo. Ma io sono fiducioso che già dal 25 Gennaio Syriza possa avere i numeri per un governo popolare in Grecia”.

Euclid Tsakalotos, probabile ministro dell’economia dell’ipotetico governo Tsipras, ha detto: “Abbiamo discusso la linea minima nelle trattative con altri partiti. Ha poco senso stare al governo se nel giro di sei mesi non possiamo fare alcuni interventi emblematici, alleviare la crisi umanitaria sulla fornitura di energia, sulla povertà e sulle abitazioni; due o tre misure per riavviare l’economia, a partire dai debiti non rimborsabili e dall’alleggerimento dei problemi di chi lotta contro gli arretrati fiscali. E alcuni interventi nella struttura del potere riequilibrando lo stato e la società, per esempio affrontando l’incredibile potere dei media privati e delle grandi imprese. Se dovessimo sentire che non ci sia lo spazio per fare questo, ed è un programma minimo, non ci sarebbe una ragione d’essere per un governo di sinistra“.

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Tsipras vs Schauble

Ma qual è l’atteggiamento dei poteri economici nei confronti di Syriza?

Ha fatto scalpore l’articolo del giornale tedesco Die Spiegel sulla possibilità che alla vittoria di Syriza faccia seguito l’uscita della Grecia dall’eurozona, ipotesi che il programma elettorale di Tsipras non nomina e che nei documenti congressuali di Syriza viene affrontata con la formula: ”Se dovremo scegliere tra l’euro e la dignità della Grecia, sceglieremo la dignità della Grecia”.

In realtà, chi segue i movimenti della politica tedesca non si stupisce che il ministro della finanze Schauble faccia trapelare l’ipotesi della Grexit. In realtà, non ha mai smesso di parlarne anche se negli ultimi due anni la Merkel aveva ufficialmente adottato la linea del salvataggio dell’euro con tutti i suoi aderenti. Cos’è successo, quindi? Perché Schauble e i falchi bavaresi dell’austerità tornano a farsi vivi? L’ormai famoso articolo dello Spiegel sulla possibile uscita della Grecia dall’euro recita:

Ci sono stati molti cambiamenti nell’unione monetaria dal picco della crisi nel 2012. Primo, e più importante, il rischio che altri paesi siano contagiati negativamente è largamente scomparso ora che il Portogallo e l’Irlanda, entrambi paesi che hanno avuto richiesto il salvataggio subito dopo la Grecia, sembrano riabilitati. Anche Cipro sembra sulla giusta via […]. Inoltre il Meccanismo Europeo di Stabilità […] è sempre pronto per salvare gli stati che entrassero in turbolenza. E la stabilità dei grandi istituti di credito europei, gli ufficiali governativi di Berlino ne sono convinti, è garantita dall’unione bancaria europea. I contribuenti, dicono questi ufficiali, dovrebbero essere coinvolti solo nel peggiore dei casi, mentre gli investimenti delle banche private si sono ritirati dalla Grecia.

[…] Il risultato è che questi burocrati di Berlino e Bruxelles non sostengono più la “teoria del domino” per la quale a un collasso Greco seguirebbero gli altri. L’hanno rimpiazzata con la “teoria della catena” per la quale l’intera catena diventerebbe più forte se fosse eliminato l’anello debole. Infatti, a Berlino temono che un governo di sinistra ad Atene rimetterebbe in questione le politiche controverse di austerità e riforme […] “Un forte attaccamento all’Europa e un largo sostegno degli elettori greci e dei leader politici al necessario processo di riforme in favore della crescita saranno essenziali affinchè la Grecia possa tornare a crescere all’interno dell’area Euro” ha detto Pierre Moscovici [socialista francese, nota mia], commissario europeo per gli affari economici e finanziari […].

L’insistenza dell’Unione Europea sull’adesione della Grecia alle riforme senza discontinuità, richiama alla mente il commento della Cancelliera Merkel a riguardo della “democrazia conforme al mercato”, termine da lei coniato nel 2011 sollecitando il Parlamento ad approvare i prestiti per i salvataggi degli stati in maniera di impressionare gli investitori e impedirgli di speculare sulla rottura della zona Euro. Quel commento fu aspramente criticato e interpretato come la resa della democrazia ai mercati del capitale internazionale. La campagna elettorale greca ha ridato fiato a quel dibattito. Fino a quando l’UE dovrebbe accettare le decisioni di un elettorato greco che vuole restare nella moneta comune ma non è preparato a fare ciò che si deve fare per poter restare sul mercato internazionale dei capitali?

Il governo tedesco non ama questo dibattito […] La Cancelliera Merkel e il ministro della finanze Schauble non sono pronti a fare concessioni significative ad Atene principalmente perché le hanno già fatte. Alla Grecia è stato concesso più tempo per pagare i suoi debii di quanto originariamente pattuito e i pagamenti degli interessi sono stati largamente discontinui. Inoltre, la Troika, composta dalla Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea, ha stabilito un tasso di interesse sul totale del debito greco al 2,4% mentre la stessa Germania deve pagare il 2,7%. La situazione è tale per cui sarebbe difficile trovare una maggioranza nel parlamento tedesco per concessioni alla Grecia.

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Wolfgang Schauble

 

Ovviamente, quello che qua si intende con “Schauble” non è solo l’individuo che ricopre la carica di ministro delle finanze, ma l’intera ala di pensiero degli economisti (e degli affaristi) bavaresi che sono disposti a tutto pur di mantenere l’ortodossia dell’austerità e che pensano a una Grecia fuori dall’euro ma ben dentro al mercato comune. Uno Schauble che peraltro ora è pressato anche da Alternativa per la Germania, il nuovo partito tedesco anti euro che ha fagocitato il vecchio partito liberale FDP. Dove “anti euro” significa che punta esplicitamente a lasciare i paesi mediterranei al loro destino e costruirsi l’euro del nord.

Mario Draghi

Mario Draghi

 

D’altra parte, a pochi giorni dalle elezioni il nuovo acquisto di titoli di stato da parte della BCE non è certo l’indice di un accordo già trovato tra Draghi e il futuro governo di Syriza. Le condizioni poste all’acquisto di titoli greci, acquisto che già di per se sarebbe un palliativo, significano “o ti rimangi il programma elettorale o stacchiamo la spina”. L’ipotesi dell’accordo tra il rosso e il tecnico, che gira sia come illusione di chi spera di aver trovato la formula magica per salvare l’Europa sia come incubo di chi pensa che Tsipras abbia già tradito, è ancora una fantasia.

In conclusione

Non c’è una conclusione, il succo è che la situazione è in divenire e nessuno degli esiti è già da dare per scontato. Per intanto mi preparo a brindare domenica sera, sperando nel risultato migliore. E mi preparo a non morire di illusioni.

 

Il GUE/NGL sul quantitative easing

La maggior parte del dibattito sul quantitative easing si concentra sulla cifra, i 100 miliardi impegnati da Draghi sono “tanti” o sono “pochi”. La reazione dei parlamentari del gruppo della Sinistra Unitaria Europea GUE/NGL invece si è concentrata sul contesto generale in cui arriva l’intervento della Banca Centrale Europea e, in particolare, sulle conseguenze per la Grecia. Di seguito la traduzione dell’articolo pubblicato sul sito del GUE.

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Parlamentari del GUE/NGL

 

Senza reali investimenti pubblici l’acquisto dei bond è futile

La Banca Centrale Europea ha annunciato oggi [22 Gennaio] che reagirà alla deflazione dell’Eurozona attraverso l’acquisto di titoli sovrano sul mercato secondario. I membri del GUE/NGL nel Comitato parlamentare sugli affari economici e monetari (ECON), hanno sollevato i loro dubbi sul massiccio programma di quantitative easing.

La parlamentare portoghese Marisa Matias [Bloco de Esquerda] ha detto:”La BCE ha creato una grossa confusione attorno a quello che di fatto è una versione molto più grande delle solite cose. La BCE e le autorità europee sono inondati di prove che l’acquisto di titoli, quando si è sull’orlo della deflazione, è inutile senza programmi di investimenti pubblici che creino posti di lavoro e mobilitino investimenti privati.

Ho una causa particolare di preoccupazione a proposito di un aspetto particolare del piano Draghi: il folle concetto di condivisione dei rischi con le banche centrali nazionali potrebbe mandare il messaggio che la BCE si sta preparando alla rottura. Questo messaggio potrebbe innescare ulteriore scetticismo dei mercati nel confronti della Zona Euro e potrebbe diventare una profezia che si auto avvera.

L’imposizione di programmi di aggiustamento e riforma agli stati membri come condizione per l’acquisto dei titoli è uno scandalo politico e una violazione totale del mandato della BCE”.

Il parlamentare tedesco Fabio De Masi [Die Linke] ha detto:”Draghi continua a dopare un sistema finanziario già sommerso di liquidità. Questo non rivitalizzerà l’economia europea che ha bisogno di investimenti reali. I tassi di interesse sono già ai minimi storici ma la demenziale camicia di forza dell’austerità castra sia le politiche fiscali sia quelle monetaria.”

Il parlamentare portoghese Miguel Viegas [Partido Comunista Portuguese] ha commentato:”L’annuncio odierno della BCE rivela il completo fallimento delle sue politiche e i limiti di questa Unione Europea che si dimostra ancora una volta incapace di rovesciare il ciclo della deflazione.

Quest’ultimo intervento, che rivela profonde divisioni sulla natura degli strumento della BCE, arriva tardi e conferma il fallimento delle misure praticate negli ultimi mesi: acquisto di titoli finanziari, operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine (TLTRO), acquisto di asset backed securities (ABS) etcetera.

Dato che gli acquisti avverranno sul mercato secondario, questo in pratica significa un’iniezione di decine di milioni di euro nel sistema finanziario senza alcuna garanzia che diventino più fondi per l’economia reale. Questo non porterà al cuore del problema. Se continuiamo con le politiche di austerità che penalizzano i lavoratori, gli investimenti e la possibilità per gli stati membri di promuovere politiche sociali per la stabilizzazione dei consumi, nessun palliativo spingerà gli investimenti e invertirà il ciclo di deflazione in atto.”

Nei fatti la BCE si rifiuta di pagare i titoli greci
“L’annuncio, malamente mascherato, di criteri addizionali per l’acquisto dei titoli della Grecia è un ulteriore passo nella politica di ricatto, totalmente inaccettabile, messa in atto dalle istituzioni europee: un chiaro tentativo di manipolare i risultati delle imminenti elezioni greche” ha aggiunto Marisa Matias.

“All’apice della crisi la BCE ha accettato titoli spazzatura dalle banche, per cui non c’è motivo per cui ora un paese venga escluso mentre ora che le banche centrali hanno una grande discrezionalità nei loro bilanci” ha sottolineato Fabio de Masi.

La sinistra in Europa, parlarne seriamente

In Europa ci sono nuovi modelli di sinistra da imitare, non li ho studiati a fondo però…

Il dibattito politico all’interno della sinistra è provinciale, di solito ignora le questioni europee salvo poi subire innamoramenti per dei supposti modelli stranieri da ricalcare. Ovviamente, piegando la lettura di quello che succede nei paesi europei alle esigenze tattiche delle organizzazioni. Così, oggi sono tutti convinti che Syriza sia quello che dicono loro (quella del conflitto, quella della tattica elettorale moderata, quella del mutualismo, quella del leaderismo, quella del comitato centrale che boccia le proposte di Tsipras, quella del tradimento, quella della coerenza…). Così, oggi c’è un innamoramento fiammeggiante per Podemos. Così, ieri si era innamorati di Linke e il Front de Gauche. Così, domani…

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Con Marco Nebuloni ho avviato un progetto ambizioso all’interno del settimanale comunista La Città Futura abbiamo avviato una mappatura delle sinistra “radicali” in Europa cercando di essere rigorosi nell’analisi e sintetici nell’esposizione. Le nostre linee di indagine riguardano la storie delle formazioni politiche, il tipo di organizzazione adottata, la rilevanza elettorale e brevi accenni di linea politica. E’ poco, ma è necessario gettare delle basi prima di approfondire. Per ora abbiamo censito i paesi che più frequentemente vengono citati ad esempio: Grecia, Portogallo, Francia, Spagna e Germania. Il progetto è ambizioso e cercheremo di ampliarlo a scadenze regolare. Per intanto, siamo partiti.