Piketty, o degli intellettuali rock-star

Piketty si è dimesso da consigliere del Partito Laburista in Inghilterra. Togliatti avrebbe commentato “se ne ghiuto, soli ci ha lasciato”.

Non più tardi di un paio di anni fa Piketty è stata una vera e propria rockstar degli intellettuali. Su qualunque argomento, ne veniva richiesta l’opinione come se fosse un oracolo o, più prosaicamente, Karl Marx redivivo.

Ovviamente non si tratta di sminuire il lavoro accademico di Piketty, il punto è il rapporto tra “gli intellettuali” e “la politica”. In maniera farsesca questo problema lo vediamo in Italia, dove è in corso (ormai, quasi finita) la grande fuga dalle organizzazioni di sinistra radicale a qualunque altro luogo che offra visibilità e influenza: il Movimento 5 Stelle, il Gruppo De Benedetti, per i più sfortunati, ambienti rosso-bruni. Ovviamente, si tratta di farsa sia per gli intellettuali in fuga sia per organizzazioni della sinistra incapaci di mantenere un rapporto diverso da “aderire all’ordine del capo”.

Nel Regno Unito è invece tragedia.Dopo la vittoria della Brexit, mentre i conservatori sono dilaniati, mentre l’estrema destra si sfrega le mani, mentre Tony Blair torna sulla scena per uccidere la sinistra laburista, mentre il Regno Unito corre il rischio di uscire dall’Unione Europea guidato dai liberoscambisti xenofobi, la rockstar intellettuale non trova niente di meglio da fare che andarsene perché “sono deluso dalla campagna elettorale”.

La domanda allora rimane, sia nella farsa italiana sia nella tragedia inglese, abbiamo bisogno di intellettuali che non sanno far parte di un progetto collettivo? Che valore aggiunto ci da avere un Piketty se nel momento della battaglia si r

 

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