Sconfitta, tremenda sconfitta

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Una serena e pacata analisi del voto

Siamo stati sconfitti.

Rivoluzione Civile è stata sconfitta. Pur con le attenuanti generiche (censura, voto utile e quantaltro) siamo stati sconfitti e la colpa non può essere che nostra.

A sinistra non c’è vita.

Rivoluzione Civile ha provato a costruire il fronte più ampio possibile a sinistra, fuori dal centrosinistra. Ed è stata sconfitta. Col 2% si è poco più di una forza residuale.

Il PCL puntava a capitalizzare l’effetto “unica falcemartello sulla scheda”, ma è indietreggiato ad uno 0,26% che lo rilega nella categoria di quelli che vengono votati a caso, insieme alla lista di Pannella e al Movimento Bunga Bunga.

SEL è l’unico soggetto a ottenere rappresentanza parlamentare. Col 3%. Ovviament la situazione non è tale da poter trattare un 3% con sufficienza. Masticazzi. Il progetto di Vendola di fare la grande sinistra del centrosinistra è fallito. A differenza degli altri, SEL vivacchierà coi soldi dei rimborsi (a meno che Bersani non decida di sacrificare anche quello sull’altare del dialogo con Grillo).

Atomica sulla sinistra lombarda.

Pisapia ha voluto candidare Ambrosoli dicendo che bisognava candidare un moderato perchè in Lombardia c’è Milano città progressista ma ci sono anche le valli. Infatti Ambrosoli ha snobbato le valli e ha preso i voti solo a Milano.

La sinistra non entra in Consiglio Regionale. La lista di SEL non arriva al 2%. Quella di Etico (il mostruoso simbolo futurista dietro cui c’erano Rifondazione e Di Stefano) riesce nella titanica impresa di prendere meno dell’1%. In Lombardia la sinistra non ha bisogno di tornare tra la gente. Non ha neanche bisogno dell’intercessione della Madonna di Valpozzo. Ha bisogno di essere nuclearizzata.

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Due parole sulle politiche di austerità di Monti.

Uno degli effetti della crescita esponenziale di Beppe Grillo, e dello stuolo di peronaggi che gli vanno dietro, è che quando si critica Monti si corre il rischi di essere accomunati ai complottisti che passano la vita a cercare i segni dell’adorazione del dio Moloch da parte degli aderenti al gruppo Bilderberg sul panfilo Britannia controllati dai rettiliani.

Monti deve essere criticato da ben altre basi, sulla base degli effetti che le sue manovre hanno prodotto e produrranno nei prossimi anni, sulle base degli interessi che ha portato avanti e di quelli che invece ha danneggiato.

Quello che scrivo adesso ovviamente non è definitivo, ci sarebbero mille altre cose di cui parlare e tutto dovrebbe essere approfondito molto di più. L’obiettivo è smontare l’assunzione per cui Monti ha fatto quello che andava oggettivamente fatto.

Monti non è il capo della Spectre. Ma è stronzo lo stesso.

Bisogna specificare anche che criticare la politica economica di Monti non significa in nessun modo assolvere Berlusconi. Berluscono era e rimane un cialtrone puttaniere, troppo impegnato a salvarsi il culo dai processi e delle malattie sessualmente trasmissibili per fare qualsiasi altra cosa. Il punto, semmai, è che Monti è entrato in politica per fare quello che Berlusconi ha sempre promesso ma non è mai riuscito a portare fino in fondo.

Monti ha restituito credibilità all’Italia?

Nell’ultimo anno abbiamo imparato a guardare il grafico dello spread e a intuire che più alto è lo spread, più alta è la credibilità dello stato. In realtà è più complesso di così, ma assumiamo questa versione semplificata. Nel discorso di Monti, le sue manovre sono state necessarie perchè così lo spread è sceso. In realtà, se andiamo a guardare l’andamento dello spread, vediamo che durante i primi mesi del governo Monti lo spread ha continuato a mantenersi su livelli molto alti, fino a toccare i 536 punti basi a luglio 2012, poco sotto i 550 del picco toccato con Berlusconi nel novembre 2011. Sono state quindi le manovre di Monti a far scendere lo spread verso gli attuali 280 punti? No, in realtà è stato l’intervento di Mario Draghi come governatore della Banca Centrale Europea che a fine luglio ha dichiarato che avrebbe fatto “tutto il necessario” per salvare l’Euro, e che ha messo ingenti quantità di liquidità nel circuito monetario. Da quel momento la tensione su tutti gli spread europei s’è allentata. Vale comunque la pena di ricordare che uno spread che si aggira da mesi attorno a quota 300 è uno spread alto, per quanto non eccezzionalmente alto.

L’andamento del differenziale tra i tassi d’interessi dei titoli di stato italiani e tedeschi a 10 anni. Conosciuto anche come LO SPREAD (sul maiuscolo immaginatevi la musica di Profondo Rosso)

Monti ha messo in ordine i conto pubblici?

Anche tralasciando il “dettaglio dello spread”, Monti sostiene di avere messo in sicurezza i conti pubblici.

In realtà il rapporto tra debito e PIL è passato dal 120% del novembre 2011 al 126% del novembre 2012, mentre il rapporto tra deficit e PIL è passato dal 2,5% al 2,8% (dati Sole24ore). Com’è potuto succedere che, nonostante le previsioni del governo, questi indicatori peggiorassero? Fondamentalmente è successo che mentre il governo vedeva la luce in fondo al tunnel, nello scorso anno la recessione è continuata imperterrita facendo diminuire il PIL. E con la diminuzione

Monti ha fatto quella che chiedeva l’Europa e le istituzioni economiche internazionali ponendo le basi per la ripresa?

Si, ha indubbiamente eseguito le direttive stabilite a livello europeo e del Fondo Monetario Internazionale. Il problema è prorio la giustezza di queste direttive.

Che le manovre di taglio della spesa pubblica abbiano effetti recessivi è una cosa nota. Vengono però imposte lo stesso perchè, secondo i loro sostenitori, gli effetti negativi sono compensati dalle energie liberate per lo sviluppo del mercato privato. Già all’epoca molti economisti (in Italia i firmatari della Lettera degli Economisti, in Francia gli Economisti Sgomenti, solo per fare esempi) dicevano che quei calcoli erano sbagliati. Ora, anche l’economista capo del Fondo Monetario Internazionale ammette gli errori in quei calcoli.

Ma non basta, l’Unione Europea non ha solo chiesto ai suoi membri di fare politiche d’austerità, ha anche fatto il Trattato conosciuto generalmente come Fiscal Compact che impone queste politiche per i prossimi vent’anni!

Perchè, allora, Monti vuole continuare queste politiche?

Nell’impossibilità di entrare nel cervello di Monti e di sapere quanto l’accanimento ideologico gioca nel fargli perseguire comunque e in ogni caso l’austerità, mi limito a una constatazione: la crisi produce impoverimento, diminuzione dei consumi, abbassamento dei livelli generali di vita. Ma non per tutti. Mentre la grande massa di lavoratori dipendenti, partite iva, pensionati e precari peggiora le proprie condizioni, ci sono ceti sociali che da questa crisi guadagnano. Basta vedere come all’interno della crisi aumentano i consumi dei beni di lusso, basta vedere un Marchionne qualsiasi aumenti le proprie entrate tramite le entrate di speculazione finanziaria nonostante la FIAT peggiori la sua situazione sul mercato dell’auto. E sono i ceti che sostengono Monti.

Dei partiti che l’hanno sostenuto, invece, sono abbastanza sicuro che si tratti di accecamento ideologico, soprattutto per quello che riguarda un PD che ha chiuso ogni dialogo con Rivoluzione Civile e Ingroia proprio per non mettere in discussione l’austerità europea.

La base sociale di Monti. Notare la sobrietà.

C’è un’alternativa?

Si, le alternative ci sono. Segnalo solo poche cose perchè evidentemente il discorso è ancora più lungo e complesso di quello sull’austerità.

L’economista Emiliano Brancaccio propone di unire l’europa non sull’austerità ma su uno Standard Salariale Europeo che faccia convergere tendenzialmente i paesi meno sviluppati dell’Europa verso le posizioni tedesche piuttosto che gli arretramenti in atto oggi in Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia.

L’alternativa

Per uscire dall’austerità europa non serve uscire dall’euro come propone in maniera delirante Grillo, ma applicare leggi europee che già esistono, come il Compromesso di Lussemburgo, per cominciare a ridiscutere l’impostazione delle politiche economiche.

Per la rivoluzione civile!

Per la Rivoluzione Civile.

Alle elezioni del 24 e 25 febbraio voterò in maniera convinta la lista Rivoluzione Civile capeggiata da Ingroia e sostenuta anche dal mio partito, Rifondazione Comunista.

Nell’ultimo anno il governo Monti, sostenuto da Partito Democratico, centristi vari e Popolo della Libertà, è riuscito a fare quello che i governi di Berlusconi non erano riusciti a fare in tanti anni: ha abolito l’articolo 18, ha distrutto il sistema pensionistico, ha imposto manovre finanziarie da decine di miliardi di euro e, soprattutto, ha modificato la Costituzione Italiana per imporre il pareggio di bilancio e ha approvato in Europa il Fiscal Compact.

Rivoluzione Civile è la lista di chi si è opposto a tutto questo. Comporla non è stato facile, noi di Rifondazione abbiamo lavorato per un anno per arrivarci, altri sono arrivati dopo. L’importante è che ora ci sia.

Due parole su Articolo 81 e Fiscal Compact.

La riforma dell’Articolo 81 della Costituzione è passata sotto silenzio, eppure è una modifica importantissima. Infatti, prevede che, fatte salve spese per investimenti a lungo termine, il bilancio dello stato debba essere in pareggio. In pratica, significa l’impossibilità di effettuare spese indebitandosi. Nell’epoca delle crisi del debito può sembrare “di buon senso”, in realtà è una follia liberista, venne proposta durante gli anni ’80 sia negli Stati Uniti che in Regno Unito, ma sia Reagan che la Thatcher rifiutarono di inserire una bestialità del genere in Costituzione.

Il gemello europeo di questo estremismo liberista è il Fiscal Compact, un trattato europeo abbastanza complesso che, tra le altre cose, prevede il rientro del debito pubblico all’interno dei parametri di Maastricht in 20 anni. Ancora una volta, le crisi dei debiti degli stati del sud Europa sono state prese come scusa per imporre una politica contraria agli interessi popolari. Rientrare nella soglia di Maastricht vuol dire attuare per 20 anni tagli di circa 45-47 miliardi di euro, significa imporre “manovre di lacrime e sangue” in maniera perpetua. Gli effetti di cure del genere sono sotto gli occhi di tutti in paesi come Grecia, Spagna e Portogallo, i tagli non migliorano la situazione economica di questi paesi, anzi, generano una spirale di recessione e disoccupazione che non fa che aggravarsi.

Sono due provvedimenti di estremismo liberista che il PD ha votato e che non intende modificare, come chiarito dalla carta d’intenti delle primarie che hanno eletto Bersani.

Il programma avanzato e le liste di Rivoluzione Civile.

Rivoluzione Civile non gode certo della simpatia dei grandi mezzi di comunicazione. I giornali tradizionali della borghesia (Corriere della Sera e Sole24Ore) non la mandano a dire: Ingroia deve stare fuori dal parlamento perché nella prossima legislatura non devono esserci rompicoglioni che si oppongono alle riforme liberiste. I media del centrosinistra (Repubblica, Espresso, Huffington Post, TG3, Ballarò, La7…) sono invece più subdoli, puntano tutto sul presentare la lista Rivoluzione Civile come una lista di “sbirri e giudici” tenuta insieme dal giustizialismo, in pratica una riedizione di Italia Dei Valori. Questo semplicemente non è vero.

Certamente, aver deciso di lavorare con Di Pietro ha creato dei problemi, sia a livello programmatico sia di composizione delle liste. Il gruppo parlamentare dell’IdV nell’ultimo anno ha dovuto affrontare un percorso difficile per assumere posizioni coerenti con la critica da sinistra a Monti, a volta non ce l’ha fatta e ha votato provvedimenti pessimi, ma ha completato il percorso anche a costo di subire la perdita dell’ala destra, che se n’è andata sostenendo che ormai Di Pietro fosse schiavo della FIOM.

Per quanto Rivoluzione Civile non sia la lista della FIOM (ed è giusto che non sia così), le sue liste sono piene di persone che vengono dal sindacato metalmeccanico e in generale dal mondo del lavoro: Giovanna Marano (già segretaria della FIOM Siciliana), Antonio Di Luca (RSU FIOM della FIAT di Pomigliano), Maurizio Zipponi (già segretario della FIOM di Bergamo), Augusto Rocchi (già segretario della FIOM di Milano), Pier Giovanni Alleva (consulta giuridica della CGIL) Claudio Giardullo (già segretario del SILP-CGIL), Angelo Pirotto (sindacalista della CarboSulcis). Sono solo alcuni dei nomi più famosi a capo delle liste.

Sul profilo programmatico Rivoluzione Civile è l’unica lista a fare la critica dell’austerità e proporre un programma coerente. La ricontrattazione del Fiscal Compact, l’abolizione della Riforma Fornero (lavoro e pensioni), la nazionalizzazione del Monte dei Paschi di Siena e l’uso della Cassa Depositi e Prestiti come banca pubblica che finanzi le imprese strategiche, il controllo pubblico per garantire la bonifica dell’ILVA, la lotta dura alla mafia e all’evasione fiscale, la legge per la rappresentanza sindacale che ponga fine alle prepotenze dei Marchionne grandi e piccoli.

Sono state sollevate polemiche su alcune posizioni assunte sulla giustizia da alcuni dei candidati. Certo, alcuni dei partecipanti a Rivoluzione Civile partono da posizioni meno avanzate, ma il programma è chiaro anche su questo: R.C. è per il numero identificativo degli agenti delle forze dell’ordine in assetto antisommossa, è per l’introduzione del reato di tortura ed è contro il diritto penale classista che riempie le galere di poveracci con leggi come quella sulle droghe e sull’immigrazione (entrambe scritte dal fascista ripulito, e futuro alleato del centrosinistra, Fini) mentre lascia liberi i peggiori criminali delle classi dominanti.

Certo, Ingroia e Rivoluzione Civile hanno dei limiti. Questa non è ancora la Syriza italiana. Devono essere fatti passi avanti sul piano programmatico, la posizione sulle nazionalizzazioni delle imprese strategiche è troppo timida, solo per fare un esempio. Il metodo di composizione delle liste deve essere radicalmente democratizzato per rispettare sia la rappresentanza sociale sia quella territoriale, il rapporto con i movimenti deve andare oltre alla pur ottima candidatura del sindaco No Tav di Venaus. Soprattutto, bisogna superare l’accentramento dell’attenzione mediatica sulla persona di Antonio Ingroia che fa si che le questioni della giustizia e della legalità appaiano come “marchi di fabbrica” al posto della rappresentanza del lavoro e della lotta all’austerità.

Pur con tutti questi limiti, Rivoluzione Civile è il soggetto più avanzato che sia a disposizione delle classi popolari italiani, non lo sono certo le sette come il Partito Comunista dei Lavoratori o Sinistra Popolare che propongono solo un guazzabuglio di parole d’ordine estremiste.

Due parole su SEL e sul voto utile.

La speranza di cui parlate è una trappola, una brutta parola, non si deve usare. La speranza è una trappola inventata dai padroni.
– Mario Monicelli –
Noi dobbiamo essere in grado di ridare una speranza
– Nichi Vendola –

Metto volutamente in fondo al discorso queste due parole su Sinistra Ecologia e Libertà. Non mi piace andare a chiedere il voto perché SEL sbaglia quindi è meglio votare noi. È il discorso del voto utile all’incontrario. Ma due parole vanno dette.

La reazione di SEL alla presenza di Rivoluzione Civile è stata isterica. I dirigenti vendoliani si sono accodati alla vergognosa campagna del centrosinistra sul voto utile, ovviamente facendo finta di non vedere che Bersani quotidianamente ripete l’intenzione di governare o comunque collaborare con Monti.

I motivi per cui la campagna sul voto utile è vergognosa sono tanti. Non si può invocare il voto utile dopo aver sistematicamente rifiutato il dialogo con Rivoluzione Civile e non lo si può invocare soprattutto se, come fa Bersani, si ripete quotidianamente che in ogni caso il centrosinistra dovrà trovare un’intesa con Monti e che le componenti di sinistra saranno irrilevanti.
Certo, nelle liste di SEL ci sono molti compagni e compagne ottimi. Sono sicuro che quando si troveranno a votare la guerra al Mali o alla Siria, quando si troveranno di fronte alle manovre di lacrime e sangue, quando gli sarà chiesto di ratificare i trattati europei che strozzano i popoli, quando le speranze e le illusioni saranno passate, troveremo questi compagni dalla nostra parte della barricata.