Due parole sulle politiche di austerità di Monti.


Uno degli effetti della crescita esponenziale di Beppe Grillo, e dello stuolo di peronaggi che gli vanno dietro, è che quando si critica Monti si corre il rischi di essere accomunati ai complottisti che passano la vita a cercare i segni dell’adorazione del dio Moloch da parte degli aderenti al gruppo Bilderberg sul panfilo Britannia controllati dai rettiliani.

Monti deve essere criticato da ben altre basi, sulla base degli effetti che le sue manovre hanno prodotto e produrranno nei prossimi anni, sulle base degli interessi che ha portato avanti e di quelli che invece ha danneggiato.

Quello che scrivo adesso ovviamente non è definitivo, ci sarebbero mille altre cose di cui parlare e tutto dovrebbe essere approfondito molto di più. L’obiettivo è smontare l’assunzione per cui Monti ha fatto quello che andava oggettivamente fatto.

Monti non è il capo della Spectre. Ma è stronzo lo stesso.

Bisogna specificare anche che criticare la politica economica di Monti non significa in nessun modo assolvere Berlusconi. Berluscono era e rimane un cialtrone puttaniere, troppo impegnato a salvarsi il culo dai processi e delle malattie sessualmente trasmissibili per fare qualsiasi altra cosa. Il punto, semmai, è che Monti è entrato in politica per fare quello che Berlusconi ha sempre promesso ma non è mai riuscito a portare fino in fondo.

Monti ha restituito credibilità all’Italia?

Nell’ultimo anno abbiamo imparato a guardare il grafico dello spread e a intuire che più alto è lo spread, più alta è la credibilità dello stato. In realtà è più complesso di così, ma assumiamo questa versione semplificata. Nel discorso di Monti, le sue manovre sono state necessarie perchè così lo spread è sceso. In realtà, se andiamo a guardare l’andamento dello spread, vediamo che durante i primi mesi del governo Monti lo spread ha continuato a mantenersi su livelli molto alti, fino a toccare i 536 punti basi a luglio 2012, poco sotto i 550 del picco toccato con Berlusconi nel novembre 2011. Sono state quindi le manovre di Monti a far scendere lo spread verso gli attuali 280 punti? No, in realtà è stato l’intervento di Mario Draghi come governatore della Banca Centrale Europea che a fine luglio ha dichiarato che avrebbe fatto “tutto il necessario” per salvare l’Euro, e che ha messo ingenti quantità di liquidità nel circuito monetario. Da quel momento la tensione su tutti gli spread europei s’è allentata. Vale comunque la pena di ricordare che uno spread che si aggira da mesi attorno a quota 300 è uno spread alto, per quanto non eccezzionalmente alto.

L’andamento del differenziale tra i tassi d’interessi dei titoli di stato italiani e tedeschi a 10 anni. Conosciuto anche come LO SPREAD (sul maiuscolo immaginatevi la musica di Profondo Rosso)

Monti ha messo in ordine i conto pubblici?

Anche tralasciando il “dettaglio dello spread”, Monti sostiene di avere messo in sicurezza i conti pubblici.

In realtà il rapporto tra debito e PIL è passato dal 120% del novembre 2011 al 126% del novembre 2012, mentre il rapporto tra deficit e PIL è passato dal 2,5% al 2,8% (dati Sole24ore). Com’è potuto succedere che, nonostante le previsioni del governo, questi indicatori peggiorassero? Fondamentalmente è successo che mentre il governo vedeva la luce in fondo al tunnel, nello scorso anno la recessione è continuata imperterrita facendo diminuire il PIL. E con la diminuzione

Monti ha fatto quella che chiedeva l’Europa e le istituzioni economiche internazionali ponendo le basi per la ripresa?

Si, ha indubbiamente eseguito le direttive stabilite a livello europeo e del Fondo Monetario Internazionale. Il problema è prorio la giustezza di queste direttive.

Che le manovre di taglio della spesa pubblica abbiano effetti recessivi è una cosa nota. Vengono però imposte lo stesso perchè, secondo i loro sostenitori, gli effetti negativi sono compensati dalle energie liberate per lo sviluppo del mercato privato. Già all’epoca molti economisti (in Italia i firmatari della Lettera degli Economisti, in Francia gli Economisti Sgomenti, solo per fare esempi) dicevano che quei calcoli erano sbagliati. Ora, anche l’economista capo del Fondo Monetario Internazionale ammette gli errori in quei calcoli.

Ma non basta, l’Unione Europea non ha solo chiesto ai suoi membri di fare politiche d’austerità, ha anche fatto il Trattato conosciuto generalmente come Fiscal Compact che impone queste politiche per i prossimi vent’anni!

Perchè, allora, Monti vuole continuare queste politiche?

Nell’impossibilità di entrare nel cervello di Monti e di sapere quanto l’accanimento ideologico gioca nel fargli perseguire comunque e in ogni caso l’austerità, mi limito a una constatazione: la crisi produce impoverimento, diminuzione dei consumi, abbassamento dei livelli generali di vita. Ma non per tutti. Mentre la grande massa di lavoratori dipendenti, partite iva, pensionati e precari peggiora le proprie condizioni, ci sono ceti sociali che da questa crisi guadagnano. Basta vedere come all’interno della crisi aumentano i consumi dei beni di lusso, basta vedere un Marchionne qualsiasi aumenti le proprie entrate tramite le entrate di speculazione finanziaria nonostante la FIAT peggiori la sua situazione sul mercato dell’auto. E sono i ceti che sostengono Monti.

Dei partiti che l’hanno sostenuto, invece, sono abbastanza sicuro che si tratti di accecamento ideologico, soprattutto per quello che riguarda un PD che ha chiuso ogni dialogo con Rivoluzione Civile e Ingroia proprio per non mettere in discussione l’austerità europea.

La base sociale di Monti. Notare la sobrietà.

C’è un’alternativa?

Si, le alternative ci sono. Segnalo solo poche cose perchè evidentemente il discorso è ancora più lungo e complesso di quello sull’austerità.

L’economista Emiliano Brancaccio propone di unire l’europa non sull’austerità ma su uno Standard Salariale Europeo che faccia convergere tendenzialmente i paesi meno sviluppati dell’Europa verso le posizioni tedesche piuttosto che gli arretramenti in atto oggi in Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia.

L’alternativa

Per uscire dall’austerità europa non serve uscire dall’euro come propone in maniera delirante Grillo, ma applicare leggi europee che già esistono, come il Compromesso di Lussemburgo, per cominciare a ridiscutere l’impostazione delle politiche economiche.

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