Tre opzioni per Syriza

GRECIA: IL CAPPIO SI STRINGE

Di Stathis Kouvelakis su http://www.jacobinmag.com

Senza amici

L’isolamente del governo greco è diventato ancora più percettibile dopo le recenti dichiarazione del Presidente Obama […] per cui il governo dovrebbe muoversi rapidamente sulla strada delle “riforme” e accontentate tutte le richieste dei creditori.

[…] Allo stesso tempo la prospettiva di un aiuto immediato da Mosca come risultato della visita del Primo Ministro greco Alexis Tsipras a Mosca sembra svanita. L’accordo sul gasdotto […] con un anticipo sui profitti futuri di 5 miliardi di euro è stato rimandato a dopo l’incontro di Tsipras con il presidente di Gazprom […]. Può non essere una coincidenza che i russi si siano ritirati dopo che l’UE ha lanciato un’azione legale contro Gazprom con dubbie accuse di “abuso di mercato” e “infrazione delle regole europee sui monopoli”.

Opzioni

A questo punto sembrano essere rimaste solo queste tre opzioni al governo di Syriza

1) Lo “scenario buono”, che ancora quello favorito dal governo, è che l’Europa faccia concessioni e si possa raggiungere presto un compromesso […]

2) Il governo greco si arrende. Questo è ovviamente l’obiettivo dell’Europa. In una recente intervista alla Reuters Tsipras ha chiarito che ci sono “disaccordi politici, non tecnici” su quattro questioni-chiave: leggi sul lavoro, riforma delle pensioni, aumento dell’IVA e privatizzazioni […] fare concessioni su questo equivarrebbe alla resa e al suicidio politico di Syriza.

3) Il governo greco fa default sul debito. In una recente intervista all’Huffington Post, Varouffakis ha detto che se il governo dovesse scegliere tra pagare i creditori e pagare salari e pensioni, darebbe priorità alla seconda opzione. Ma ovviamente questo significa una rottura decisiva e l’uscita dall’eurozona (nell’ipotesi migliore lo scenario della doppia valuta può durare alcuni mesi).
La complicazione qua è che fare default a Maggio significa farlo sui pagamenti al FMI, con enormi complicazioni a livello commerciale (il FMI può imporre sanzioni che renderebbero l’accesso al credito privato quasi impossibile). La Grecia dovrebbe preferibilmente fare default sui prestiti europei, ma questi scadono in estate e sembra quasi impossibile resistere fino ad allora.

Prepararsi allo scontro

Adesso è impossibile prevedere quale tra gli ultimi due scenari, gli unici realistici, prevarrà. I segnali in queste ultime settimane sono sempre più contraddittori: da una parte il tono dominante è quello di fiducia e ottimismo sulla possibilità di raggiungere un “onesto compromesso” che è l’obiettivo di Alexis.

Dall’altra ministri molto vicini a Tsipras, come il ministro degli interni Voutsis e il Ministro del Lavoro Skourletis, hanno dichiarato che “ci piacerebbe restare sulla nave chiamata Europa ma il capitano ci sta spingendo fuoribordo, dobbiamo provare a nuotare”.

Sulla stessa linea il vice ministro delle finanze Tsakalotos che ha dichiarato il 26 marzo che “se non si tiene a mente la possibilità di una rottura, allora ovviamente i creditori imporranno le stesse misure che hanno imposti ai governi precedenti”.

[…]

Lo stato dell’opinione pubblica riflette questa incertezza. L’entusiasmo e lo spirito combattivo delle prime tre settimane ora hanno lasciato il posto a una situzione più complessa: il sostegno alla strategia del governo è ancora alto ma significativamente più basso che nei mesi precedenti. Le strade sono calme.

Le recenti mobilitazioni sembrano ristrette a pochi settori (anarchici e comunità locali contro le miniere d’oro a Skouries, nel nord della Grecia) con effetti contraddittori: l’agitazione degli anarchi ha accelerato il voto in parlamento di una legge che alleggerisce le condizioni delle prigioni e abolisce il regime carcerario “ad alta sicurezza”.

La situazione sembra più confusa a Skouries, con la polizia che contrasta i dimostranti e gli operai della miniera che marciano ad Atena in sostegno della continuazione dell’estrazione, sostenuti dai padroni canadesi e dall’opposizione di destra.

L’elemento principale che alimenta la preoccupazione è comunque il fatto che il terrorismo sulla “grexit” non viene contrastato a livello di opinione pubblica. L’opposizione di destra e i media, sempre più ostili al governo […], associano l’uscita dall’euro all’apocalisse […].

Ma la risposta del governo si limita a dire che questa prospettiva sarà evitata dal “compromesso onesto” […]. Un discorso che non mobilita la base di Syriza e non prepara l’opinione pubblica all’eventuale rottura con l’Europa.

Col Partito Comunista che rimane fermo sull’opposizione settaria, col suo segretario che dichiara che rifiuterà ogni sostegno anche in caso di uscita dall’eurozona […] è responsabilità della sinistra di Syriza proporre l’unico approccio sensato che possa evitare il fallimento: mantenere ferma la linea di scontro con l’UE e preparare il movimento popolare e la società greca in senso largo a una traiettoria radicalmente diversa, in Grecia e a livello internazionale.
La posta in gioco non potrebbe essere più alta

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Sulla fiducia

I motivi di questa affermazione hanno risuonato molte volte in questo Parlamento. Si è detto giustamente che su una legge elettorale il Governo bene avrebbe fatto se non avesse posto la questione di fiducia, poiché la legge elettorale, dopo la Costituzione della Repubblica, è la più importante e la più delicata ed in essa si esprime più che in ogni altra il regime democratico di una nazione.

Ma oltre a questo noi abbiamo sentito, nel modo e nel momento in cui è stata posta la fiducia, elevarsi dai banchi del Governo il disprezzo per le norme che regolano la vita del Parlamento italiano, il disprezzo per la tradizione di questa Assemblea, il disprezzo per tutte le cose che formano la sostanza della democrazia in un paese civile. Noi ci siamo trovati di fronte, in questo modo, alla distruzione della facoltà legislativa del Parlamento, di quella facoltà legislativa che consente ad ogni deputato di intervenire nella modificazione e nella discussione di una legge, che consente ad ogni deputato di partecipare alla formazione delle leggi.

Questo è senza dubbio il diritto fondamentale di un’assemblea legislativa come la nostra e, quando questo diritto viene violato, come qui è stato violato, noi abbiamo il diritto e il dovere di dubitare della sorte della democrazia nel nostro paese; abbiamo il diritto e il dovere di lottare perché al nostro paese non si apra un periodo troppo triste e duro.

Nilde Iotti sulla fiducia alla legge 148/1953, meglio conosciuta come “legge truffa”.

GUE/NGL: atteggiamento vergognoso dei leader europei sui migranti

Traduzione del comunicato del gruppo del Parlamento Europeo Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL)

La Presidente del GUE/NGL Gabi Zimmer ha risposto all’incontro straordinario di ieri del Consiglio Europeo sulla situazione nel Mediterraneo.

L’europarlamentare tedesca ha detto: “Invece di concentrare i nostri sforzi sul salvataggio dei rifugiati i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea hanno rinforzato la difesa delle frontiere con Frontex e l’operazione Triton. Triplicare gli attuali fondi di 9 milioni di euro al mese è insufficiente se non si espande l’are dove avvengono le operazioni di salvataggio. Solo espandendo l’area il programma italiano Mare Nostrum è stato capace di salvare 150810 persone dall’affogamento con un bilancio di 110 milioni l’anno.

[Zimmer] Ha anche criticato l’idea di combattere i trafficanti di esseri umani con mezzi militari dato che questo non fa altro che peggiorare la situazione dei rifugiati e dei migranti.

L’europarlamentare Zimmer ha continuato: “L’Unione Europea ha bisogno di un programma indipendente per il salvataggio di migranti e rifugiati in pericolo. Questo è l’unico modo per assolvere i nostri doveri morali e non dover quindi piangere lacrime di coccodrillo per gli annegamenti che avvengono ogni qualche settimana. Il Parlamento Europeo dovrebbe bloccare qualunque futuro bilancio dell’Unione Europea che non includa un programma del genere. Persone in fuga dalla povertà, dalla guerra e dalla miseria hanno bisogno di una via legale e sicura verso l’Unione Europea, altrimenti sono lasciati alla mercé dei trafficanti criminali.”

Zimmer ha anche commentato l’annuncio del Primo Ministro britannico David Cameron per cui è pronto a salvare i migranti e scaricarli in Italia ma non a ricollocarli nel Regno Unito. 

“Questo atteggiamento mostra quanto siamo lontani da una soluzione comune in Europea sulle migrazioni,” ha detto. “Inizialmente erano menzionati 5000 luoghi per un primo progetto pilota volontario di ricollocazione nell’Unione Europea, nel testo finale della riunione anche il piccolo numero di 5000 era sparito.”

L’impressione è che se questo incontro si fosse svolto con Orban, Le Pen, Farage e Salvini il risultato sarebbe stato di poco diverso.

Bamboccioni

L’imbroglio dei “bamboccioni”

di Emiliano Brancaccio

Ora, che alcuni individui siano scarsamente propensi ad accettare un lavoro è facile da ammettere: ognuno di noi ha conosciuto almeno un “bamboccione”, in vita sua. Il problema, tuttavia, è capire se tali appellativi riescano a cogliere un comportamento rilevante a livello macroeconomico o se siano dei meri esempi di falsa coscienza, di un’ideologia strumentale e fuorviante.

A tale scopo, è utile considerare il tasso dei posti di lavoro vacanticalcolato periodicamente dall’ISTAT con riferimento alle imprese industriali e di servizi con almeno 10 dipendenti. Questo tasso indica il numero di posti di lavoro disponibili diviso per il totale dei posti di lavoro, occupati e non. Nel 2014, per esempio, il tasso di posti vacanti è rimasto pressoché stabile intorno allo 0,5 percento. Peccando di ottimismo, possiamo assumere che il tasso di posti vacanti calcolato dall’ISTAT possa essere esteso a tutte le occupazioni, incluse le imprese con meno di 10 dipendenti e il settore pubblico. Considerato che nel 2014 l’occupazione in Italia è stata pari a 23 milioni 849 mila unità, e semplificando un po’ il calcolo, possiamo approssimativamente ritenere che i posti vacanti totali in Italia siano stati all’incirca lo 0,5 percento di 23.849.000, cioè 119.245. Consideriamo adesso il totale dei disoccupati italiani: alla fine del 2014 erano 3 milioni 410 mila; tra questi, i giovani disoccupati nella fascia di età tra 15 e 24 anni erano 708 mila. Possiamo quindi affermare che nel 2014 il numero di posti di lavoro vacanti, in Italia, non deve aver superato di molto il 3,5 percento del totale dei disoccupati e il 16,8 percento del totale dei giovani disoccupati.

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È dura essere Charlie

Riassunto: uno che suona in gruppo scrive una battuta su facebook a proposito del naufragio della Triton, il pubblico non la prende bene, Roy Paci cancella il suddetto gruppo dalla scaletta del contro-concertone del Primo Maggio di Taranto. 11150214_10206339777638447_2452868927806507760_n Ma non finisce qui: poi viene fuori che il suddetto musicista sarebbe in realtà impegnato con ONG che lavorano sulla questione degli immigrati e che la battutaccia altro non era altro che un’arguta provocazione contro le politiche europee sull’immigrazione. Segue dibattito sul fatto di essere o non essere Charlie, la libertà d’espressione e l’opportunità di scherzare su fatti tragici.

Ora, il punto non è evidentemente la libertà d’espressione, viviamo in un paese in cui si può tranquillamente gioire della morte per annegamento di centinaia di essere umani. Parafrasando un personaggio famoso, la libertà d’espressione è preziosa ed è del tutto evidente che la stiamo sprecando.

Il punto è che se si vuole essere arguti provocatori bisogna capire dove e quando provocare. Altrimenti, parafrasando un altro compagno di un certo rilievo, non si è più provocatori ma si è apprendisti stregoni che evocano forze che poi non sanno controllare.

Charlie Hebdo è un giornale conosciuto da tutti, bisognava vivere fuori dal mondo per non sapere cos’è, cosa pensano quelli che ci scrivono, in che senso puntano il dito le sue provocazioni. Essere un tizio che suona in un gruppo che non fa politica e che all’improvviso vomita su decine di migliaia di fan di facebook ignare una battuta come “stiamo concimando il mare per la pesca” è leggermente diverso da essere Charlie. pcp Viene da chiedersi se chi ha postato quella battuta (e quelle successive) si sia chiesto a che pubblico arrivava. S’è chiesto se i propri fan avevano la preparazione per capire la battuta? S’è chiesto se l’effetto cascata delle condivisioni non avrebbe portato il post alla vista di tutte quelle persone che per mille motivi (dalla mancanza di abitudine all’ironia al fatto che in giro ci sta gente che i disperati sui barconi li userebbe davvero come concime) non avrebbe colto nulla della strepitosa provocazione?

Risposta arbitraria (ma probabile): no, non s’è posto nessuno di questi problemi.

E allora il problema diventa il gusto per la provocazione senza essere in grado di gestirla, assumere la posa degli alternativi mentre, in realtà, si usano gli stesso meccanismi del circo mediatico post moderno in cui si possono dire idiozie a profusione e poi trincerarsi dietro il “ma non avete capito, è una provocazione!”. Cambia poco che non si tratti di Sgarbi su Canale 5 ma di un cantante su facebook.

E allora può sorgere il legittimo dubbio che ci si auto illuda dicendo che si voleva fare una provocazione, più sorgere il legittimo dubbio che dietro al paravento delle provocazioni ci sia lo sfogo di chi si considera più intelligente e si crogiola nel sarcasmo continuo, fregandosene di non andare a impattare su un pubblico attento come quello di Charlie Hebdo, fregandosene di non aver costruito una base solida su cui costruire delle provocazioni vere.

Chi ha paura del califfo

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Limes 3/2015 – 246 pp – 14 euro (10 elettronico)

 

Particolarmente utile la prima parte dedicata alla Libia, in generale gli interventi seguono la linea dettata già dettata da Caracciolo contro l’invasione di terra e per interventi mirati a livello di intelligence. La sezione libica mantiene comunque un discreto pluralismo (da autori legati a Foreign Policy a quelli di Democracy Now, passando per accademici e giornalisti) e può aprire molte letture critiche.

La seconda parte, dedicata all’ISIS nelle varie aree, è più problematica. C’è tanto mondo cattolico e, soprattutto, ci sono alcune ricostruzioni che appaiono opinabili (es: quella sul Kurdistan) e in ogni caso spesso unilaterali.

Chiude una sezione di approfondimento sul Mali e sull’aftermath dell’intervento francese, quasi un memento mori rispetto alle velleità interventiste di Parigi e sul possibile replay in Libia.

GIOVANI COMUNISTI/E CONTRO EXPO

Originally posted on Ricostruire i Giovani Comunisti/e:

Condividiamo sinceramente i contenuti e lo spirito di questo comunicato dei Giovani Comunisti/e Lombardia. Auspichiamo che possa divenire base per una mobilitazione nazionale della nostra organizzazione contro Expo, lo sfruttamento del lavoro, il saccheggio dell’ambiente e il connubio tra Stato e malavita organizzata. Rendiamo disponibili già da ora i nostri mezzi per amplificare la pubblicizzazione e l’informazione e facilitare il coordinamento tra i compagni/e e i territori: comunicateci qui ricostruireigc@libero.it le iniziative “NO EXPO” che intendete organizzare e le pubblicheremo sul sito http://ricostruireigc.wordpress.com.

EXPO: NUTRIRE I PADRONI, ENERGIE PER LO SFRUTTAMENTO

Ci siamo: il 1° maggio verrà inaugurata Expo, l’esposizione universale nella quale 145 Paesi del mondo proporranno, a parole, le loro idee riguardo il futuro dell’alimentazione e dello sviluppo.
La realtà è però ben diversa: enormi padiglioni saranno destinati a gigantesche multinazionali dello sfruttamento dei lavoratori e del territorio come McDonald’s, Coca Cola, Ferrero, Nestlé, ecc.

Al di…

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