Appello per Unità Popolare

La fine dell’esperienza di SYRIZA non può evidentemente essere liquidata in poche parole. Ci saranno modi e momenti nei prossimi tempi per ritornarci. Comunque, bisogna anche prendere parte. Ho firmato insieme ad altri compagni questo appello di solidarietà con Unità Popolare.

 

Appello: Solidarietà al popolo greco e alle forze sociali e politiche che si oppongono al nuovo memorandum

Intervallo

Muoiono i preti rinsecchiti e vecchi

e muoiono i pastori senza mandrie

spaventati i guerrieri

persi alla meta i viaggiatori

la saggezza è impazzita

non sa l’intelligenza

ragione nel torto

conscia l’ingenuità

ma non tacciono i canti

e si muove la danza

tu quietami i pensieri e il canto

in questa veglia pacificami il cuore

http://www.youtube.com/watch?v=v6gdsxK3YVo

(è un periodo così. probabilmente si riparte seriamente a settembre)

La sinistra greca e la sconfitta

Per La Città Futura, ho tradotto la lunga intervista del Jacobin Magazine a Stathis Kouvelakis, della Piattaforma di Sinistra di SYRIZA  (quelli che che stanno votando contro l’accordo, per intenderci).

La lotta continua

“voglio aggiungere una riflessione su quale sia il senso di uscire vincitori o sconfitti in un conflitto politico. Penso che, per un marxista, sia necessaria una comprensione storicizzata di questi termini. Da una parte si può dire che si è vittoriosi perché ciò che si è  detto si è dimostrato vero.

È la strategia del l’avevamo detto. Se però non si è capaci di dare una forza concreta alla propria posizione, si è politicamente sconfitti. Se si è senza potere e ci si è dimostrati incapaci di trasformare la propria posizione in pratica di massa, allora ovviamente non si è politicamente vittoriosi. Questa è una cosa.

La seconda cosa è che non tutti sono stati sconfitti alla stessa maniera e nella stessa misura. Voglio sottolinearlo. Penso che sia stato cruciale aver fatto la battaglia interna a SYRIZA.

Lasciami essere chiaro. Quali erano le altre opzioni? Alla prova del periodo decisivo il KKE e Antarsya hanno dimostrato, ovviamente in maniere molto diverse, quanto fossero irrilevanti. Per noi, l’unica scelta alternativa sarebbe stata rompere prima con la dirigenza di SYRIZA. In ogni caso, date le dinamiche nel periodo cruciale tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, saremmo stati marginalizzati.

L’unico risultato concreto che io riesco a vedere sarebbe stata l’aggiunta di un paio di gruppi ai dieci o dodici che compongono Antarsya che sarebbe passata dallo 0,7% all’1%. Questo avrebbe significato offrire SYRIZA a Tsipras e alla maggioranza, o quantomeno alle forze al di fuori della Piattaforma.

Ora nella società greca è chiaro che l’unica opposizione di sinistra a ciò che sta facendo il governo è il KKE. Non si può negare, ma sono totalmente irrilevanti sul piano politico. Non abbiamo parlato del ruolo del KKE durante il referendum, è stata una caricatura della loro irrilevanza. Hanno fatto campagna per un voto nullo, hanno chiesto agli elettori di usare una scheda preparata dal KKE con un doppio no (all’UE e al governo). Queste schede ovviamente non sono state conteggiate come valide e l’operazione è stata un fiasco. I dirigenti del KKE non sono stati seguiti dai loro elettori, circa l’1% degli elettori, o forse meno ha usato la scheda non valida.

Oltre a loro c’è la Piattaforma di Sinistra. I greci sanno, e i media continuano a ripeterlo, che la principale spina nel fianco di Tsipras è Lafazanis con la Piattaforma. Possiamo aggiungere Zoe Kostantopoulou. Penso che sia ciò che abbiamo guadagnato dalla situazione. Abbiamo le basi per un nuovo ciclo, una forza che è stata in prima linea nella battaglia politica e che porta un’esperienza senza precedenti.

Tutti quanti comprendono che sei falliamo questa sfida, per la sinistra non ci sarà altro che un campo di macerie dopo tutto questo.

Da questa prospettiva, dalla prospettiva della ricostruzione della sinistra anticapitalista, senza pretendere di essere di essere l’unica forza ad avere un ruolo da giocare, riconosciamo quale sia la posta in gioco e questo ci da grandi responsabilità su ciò che dobbiamo fare qui e ora.

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La tragedia greca delle banche

Traduzione di alcuni passaggi dei commenti di Frances Coppola sull’accordo capestro firmato dalla Grecia. Non concordo necessariamente con tutte le valutazioni.

greek bank closed

La grande tragedia delle banche greche, ATTO I: la “sospensione di Schauble”

“Era ovvio che le trattative sarebbero state difficili e l’approccio di forza nella debolezza del governo greco significava che si sarebbe dovuto spingere pericolosamente vicino alla Grexit. La fuga di capitali dalle banche era inevitabile. Permettere che la Grecia diventasse completamente dipendente da una banca centrale controllati dai creditori dell’eurozona, ed essa stessa creditrice, è stato un grave errore nella strategia greca. Avrebbe dovuto imporre il controllo di capitali molto prima. Se l’avesse fatto, le condizioni monetarie della Grecia sarebbero state lo stesso di ristrettezza ma le banche sarebbero potuto rimanere aperte.

Il mancato controllo dei capitali anticipato è pero sintomatico di un errore più ampio. Il governo greco si è spinto fino all’orlo della Grexit pensano che i creditori dell’eurozona non avrebbero osato spingere di più. La notte di domenica [tra il 12 e il 13 luglio] il bluff è stato scoperto e non ci sono state contro mosse. [Il governo greco] non era preparato alla possibilità che si dovesse fare l’impensabile e lasciare l’Euro.

La mancanza di un “piano B” ha lasciato il governo greco senza altre opzioni che ritirarsi accettando le richieste dei creditori. Ho criticato i metodi usato per sconfiggere il primo ministro greco Alexis Tsipras, ma il risultato finale era inevitabile. Non avrebbe potuto accettare il piano di “Grexit temporanea” proposto dal tedesco Wolfgans Schauble. Farlo sarebbe stato catastrofico per l’economia greca. “Non abbiamo le riserve estere per una Grexit” ha spiegato poi [Tsipras], e ha ragione e coloro che pensano che la “sospensione” sarebbe stata meglio, sbagliano.

La situazione dovrebbe essere letta in maniera corretta come una crisi degli scambi esteri. La Grecia sta usando una valuta straniera come valuta  domestica e gli emettitori stranieri della valuta estera hanno chiuso i rubinetti, l’unica fonte di valuta sono i guadagni dal commercio e i prestiti internazionali. La Grecia ovviamente non è nelle condizioni di ottenere prestiti dai mercati internazionali, quindi rimangono solo i guadagni da commercio. Ma la Grecia ha in deficit sulla bilancia commerciale e importa beni essenziali come cibo e carburante. Quindi, anche con le banche chiuse, c’è ancora una fuoriuscita di euro dall’economia greca.

[…]

Il fatto è che la “sospensione di Schauble” sarebbe il risultato peggiore per la Grecia. Anche una grexit permanente, con tanto di uscita dall’UE, sarebbe preferibile perchè almeno permetterebbe di fare default sui debiti denominati in euro. Ma porterebbe comunque a un crollo degli scambi esteri data la dipendenza dalle importazioni. La Grexit è letale fino a quando le esportazioni greche restano così deboli.”

La grande tragedia delle banche greche, ATTO II: la rapina 

1. Le banche greche stanno riaprendo per le sole transazioni. Il limite ai prelievi rimarrà probabilmente per tutta l’estate, limitando la capacità effettiva dei greci di ammassare contanti. Probabilmente rimarranno i controlli di capitale che impediscono di portare i soldi all’estero rimarranno.

2. Al governo greco viene chiesto di dare massima priorità alla legislazione per attuare la direttiva europea Bank Resolution & Recovery. Una volta attuata, la risoluzione delle banche includerà il bail-in dei creditori chirografari

3. In autunno, la Banca Centrale Europea/Meccanismo di Vigilanza Unico condurrà una nuove revisione della qualità degli assett per determinare la loro solvibilità. La maggior parte delle stime sul deficit di capitale si aggira attorno ai 15 miliardi di euro, escludendo le Attività per Imposte Anticipate (DTA), una forma di capitale molto usata dalle banche greche e che la BCE ha già annunciato di voler gradualmente eliminare. Se la BCE dovesse escludere le DTA dalla definizione CET1, allora il conto totale sarebbe almeno il doppio.

4. Una volta conosciuto il risultato di questa revisione della qualità degli assett, le banche greche verranno ricapitalizzato dal Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM). Questo implica l’uso del servizio di ricapitalizzazione diretta dell’ESM che non sarà disponibile fino a gennaio 2016. Fino ad allora le banche dovranno essere sostenute dalla Liquidità di Emergenza (ELA) mentre i limiti al ritiro di contanti e il controllo dei capitali rimarranno in vigore per prevenire l’ammassamento o la fuga di capitali. I greci quindi hanno davanti la prospettiva di restrizioni all’accesso e all’uso dei fondi almeno fino alla fine dell’anno.

Ci sono due conseguenze significative dell’uso del servizio di ricapitalizzazione diretta dell’ESM.

Primo, la ricapitalizzazione dell’ESM è nei fatti la nazionalizzazione delle banche greche da parte dei creditori dell’eurozona, scavalcando la sovranità greca. Una volta che le banche saranno ricapitalizzate e, presumibilmente, alleggerite dai prestiti non performanti, dovrebbero essere rivendute al settore private. I ricavi della vendita dovrebbero andare a ripagare i prestiti dell’ESM. Il fondo di privatizzazione degli assett quindi include implicitamente tutte le banche greche. Non molti sembrano averlo capito.

Secondo, la ricapitalizzazione diretta dell’ESM richiede il bail-in dell’8% dei crediti. Silvia Merler spiega su Bruegel le implicazioni per i correntisti e gli azionisti delle banche greche:”Il bail-in necessita del taglio pieno dei subordinated/other bonds, il taglio pieno dei bond senior non garantiti e anche un taglio dei depositi non assicurati tra il 13% e il 39% di tre banche su quattro. Questo porterebbe tutte le banche oltre la soglia del 4,5% del CET1 e due banche sopra la soglia dell’8%. Il restante deficit di capitale sarebbe coperto dall’ESM e dalla Grecia, ma i contributi greci sarebbero sospesi. L’ESM avrebbe effettivamente un ruolo molto contenuto“.

[…]

I creditori non sono dell’umore per dare un qualsiasi allentamento alla Grecia. Il fatto che si stanno prendendo misure per impedire che i depositi lascino il sistema bancario in ogni quantità suggerisce l’intenzione sia di fare il bail-in. Se ho ragione, il potenziale risultato economico sarebbe terribile per la Grecia.

 […]

Il bail-in dei depositi delle imprese e degli individui greci sarebbe il segnale più chiaro che la ripresa dell’economia greca non è sull’agenda di nessuno. Sarebbe una gigantesca rapina ai redditi del settore privato.

Sospetto che Alexis Tsipras pensasse che qualcosa del genere fosse in programma nel momento in cui ha insistito che parte dei proventi delle privatizzazioni andasse in nuovi investimenti. Ma sarebbe davvero abbastanza per controbilanciare le perdite delle imprese e delle famiglia greche a seguito di un bail-in draconiano?
Più lo guardo, più l’accordo mi sembra cattivo. In effetti, mi sembra che sia stato disegnato per danneggiare considerevolmente l’economia greca. Quando questo diventerà palese, i greci probabilmente cambieranno idea sul restare nell’euro. Temo sia questo il punto. In una maniera o nell’altra, la Grecia è sulla via d’uscita dall’Eurozona.
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Pensieri confusi

  • Siamo stati sconfitti
  • Fin’ora abbiamo sempre usato la figura retorica di “privatizzare il Partenone”. Ora è realtà. La Grecia non ha imprese di stato per 50 miliardi da privatizzare, soprattutto non dopo cinque anni di cura deflazionistica. Ovviamente, non il Partenone in sé, ovviamente non i grandi siti archeologici. Ma le isole con reperti archeologici non “sviluppati”, si. È un’idea brutalmente primitiva: “Avete voluto giocare con l’idea dei civilizzati greci contro i barbari teutonici? Bravi, adesso vi beccate il saccheggio”.
  • 11709715_10153470629249042_1662071930598955898_nLa Grexit non è messa al di fuori dell’orizzonte degli eventi. I motivi di potenziale uscita dall’area euro rimangono tutti: l’Unione Monetaria Europea va in direzioni diverse e tutti noi sappiamo che non saranno le riforme anti corruzione a far convergere l’economia greca e quella tedesca. Anzi. Tutti noi sappiamo che il modello tedesco delle privatizzazioni che viene imposto alla Grecia è un’orgia di corruzione e inefficienza (vedi Anschluss di Vladimiro Giacché). Ora la BCE dovrebbe in teoria tornare a fare quello che ha fatto negli scorsi cinque anni: tenere il paziente in coma farmacologico. Ma alla prossima turbolenza…
  • Tutti i ragionamenti fatti sulla possibile uscita dall’Unione Monetaria Europea includevano una qualche inclusione dei paesi BRICS. In varie forme, da chi pensava a linee di credito alternative a chi diceva che se proprio bisognava privatizzare porti e areoporti era meglio venderli a russi e cinesi. In ogni caso, pare che russi e cinesi siano stati piuttosto freddini. Forse (dico “forse” per intendere “forse”, non ho la risposta) a Putin fa più comodo una Grecia dissidente dentro l’UE che non un paese mezzo distrutto fuori. L’unica materializzazione dell’aiuto russo è stato il contratto per il gasdotto Russia-Turchia-Grecia. I cinesi sono stati latitanti. Forse il governo cinese trova più urgente far sgonfiare la bolla delle proprie borse che contribuire a creare una potenziale crisi economica mondiale con la Grexit. La Cina peraltro in questo momento è impegnata a fare il debt-swap ad alcune delle sue amministrazioni locali.
  • Ci siamo (noi, la sinistra italiana) legati mani e piedi alla vicenda greca, anzi, al destino individuale di Alexis Tsipras, con punte di parossismo come vedere italiani che chiedono l’espulsione dei membri dissidenti di SYRIZA. E in tutto questo non siamo riusciti a costruire uno straccio di movimento di solidarietà alla Grecia. 200 persone in piazza a Milano che ballano il sirtaki non sono un movimento. Abbiamo costruito una lista che si chiama “L’Altra Europa con Tsipras” e non siamo riusci neanche a farci notare come qualcuno che vale la pena di chiamare quando si parla di Grecia. In compenso siamo riusciti a far passare che i referenti italiani del NO al referendum sono Grillo e Salvini.
  • Non è vero che il referendum è come se non ci fosse stato. Abbiamo voluto dargli un significato che Tsipeas diceva chiaramente che non aveva. Abbiamo voluto pensare che quando Tsipras diceva che il NO serviva a trattare e a scongiurare la Grexit stesse bluffando. E invece faceva sul serio.
  • Sempre sul referendum, la società è talmente abituata all’idea che la politica in Europa funzioni col pilota automatico che non riconosce più un conflitto vero. Il fatto che Tsipras abbia perso quel conflitto viene letto come prova che era una buffonata per far finta verso la propria opinione pubblica di lottare mentre in realtà aveva già in mente l’accordo. Oppure, da un punto di vista politicistico, per disarmare la sinistra interna di SYRIZA.
  • C’è un pezzo di sinistra che dice che “aveva ragione il KKE” a dire che non bisognava neanche provarci perché tanto era tutto già scritto. Una bella consolazione, ma anche questo è “pilota automatico”. Se tutto è già scritto ci rimane da fare solo retorica aspettando che prima o poi arrivi dall’esterno un conflitto che smembri l’Unione Europea.
  • Nel frattempo l’Unione Europea si smembra sotto i nostri piedi. Non solo per i motivi strutturali economici ma anche per motivi sovrastrutturali ideologici. Anni di propaganda sulla colpa dei popoli della periferia europea hanno convinto i popoli del centro europeo. E adesso bisogna pagare pegno all’opinione pubblica che pensa che non si debba dare più un euro ai fannulloni greci. Vagli a spiegare che quei soldi servono a salvare le banche dei virtuosi tedeschi.
  • En passant, questo tipo di propaganda fa breccia a sinistra come a destra. Gente che si proclama di cultura antagonista e non capisce questa cose. Problemi dell’analfabetismo economico.
  • Poi, ci sono gli analfabeti economici che nascondono il loro analfabetismo economico dietro l’accusa agli altri di economicismo.
  • Dov’è la CGIL? È a fare un convegno sull’Europa con la fondazione di ricerca dell’SPD.
  • Non mi piace la categoria politica di tradimento, è una categoria che spesso viene usata per tagliare corto sull’analisi dei rapporti di forza e sulle opzioni realmente possibili, è una categoria che spesso non tiene conto del fatto che quando si apre un conflitto lo si può perdere anche facendo tutto bene, o sbagliando in perfetta buonafede. Però è una categoria che calza a pennello alla socialdemocrazia, in particolare quella tedesca: wer hat uns verraten? Sozialdemokraten!
  • Quello che è successo è la dimostrazione pratica che l’Europa non è riformabile, dentro l’Unione Europea, o quantomeno dentro l’Unione Monetaria Europea (e per chi è dentro l’eurozona, sono la stessa cosa) c’è solo austerità e politiche pro-capitale (stavo per scrivere “politiche liberiste”, ma il capitale è capacissimo di diventare statalista quando gli conviene).
  • Se fossi un cittadino inglese, cosa mi dovrebbe trattenere dal votare contro l’UE al referendum?
  • Però se l’Unione Europea è irriformabile vuol dire che ci dobbiamo fare un ragionamento serio su come se ne esce.
  • Tsipras non ha accettato questo accordo devastante perchè è un cagasotto, ha accettato perché è stato messo di fronte all’opzione “o firmi o ti buttiamo fuori a calci in culo e nel giro di due giorni finite le medicine negli ospedali e la gente comincia a crepare”.
  • Come se ne esce?

Grecia, alcune brutte giornate

Un paio di pubblicazioni sul sito del Collettivo Stella Rossa sulla Grecia.

Una versione leggermente rivista del libro di Flassbeck e Lapavitsas:

Against the Troika: la politica della Grexit

Un riassunto della questione “nuovo piano di bailout proposto da Tsipras”, che pare abbia avuto un discreto successo:

Grecia, una brutta giornata

Mentre scrivo, pare che sia stato “offerto” alla Grecia un “accordo” riassumibile così: “Ci fa piacere che abbiate abbassato la cresta con il vostro piano, ma son bruscolini. Dateci la gestione fiduciaria di 50 miliardi di beni dello stato greco, se poi voi non fate le riforme come diciamo noi (riforme molto più in profondità di quelle che avete proposto), allora ci mettiamo noi a privatizzare i beni di cui abbiamo la gestione.
Oppure, la Grexit, con qualche aiuto umanitario”.

Ora, nelle cose che ho detto, scritto e fatto negli ultimi mesi ho sempre detto che bisognerebbe astenersi dal dare troppo peso alle voci che escono dai summit riservati e ancora di più bisognerebbe astenersi dal lanciarsi in predizioni sul futuro.

Però

Però così è Grexit punto e basta. Non nel senso che mi auguro che il governo di SYRIZA mandi affanculo Merkel e Schauble e i pezzenti europei che permettono che anche solo si discuta di una cosa del genere. Certo, me lo auguro.

Ma, soprattutto, non credo che nessun governo democratico possa fare qualcosa del genere. Neanche un governo di “unità nazionale” che comprenda metà del gruppo di SYRIZA, la stragrande maggioranza di Neo Demokratia, il PASOK e To POTAMI. Per gestire una roba del genere ci vogliono i colonnelli.

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Sui compagni che vanno a destra

Sinistra e destra e bisogno di autonomia
di Stefano Azzarà su Materialismo Storico
Poiché la sinistra è il PD e il PD e i suoi alleati fanno cose di destra – viene detto -, in realtà destra e sinistra non esistono più e forse non sono mai esistite ma comunque si sono confuse in un’unica, indistinta casta paramafiosa (per i delusi più propensi al lavoro manuale e al ragionamento pratico), oppure in un unico funzionariato politico fiancheggiatore del Grande Capitale Transnazionale e/o Statunitense (per gli intellettuali dotati di più letture).

 

La convergenza con l’iper-ideologia neoliberale che da decenni ci parla della fine delle ideologie dovrebbe destare più di qualche sospetto nei sostenitori di queste tesi. Tuttavia, è comprensibile questa disillusione, soprattutto se mancano gli strumenti per una comprensione storica di ciò che è accaduto negli ultimi decenni e per una comparazione con i secoli precedenti.

 

Ciò che non è gradevole è invece che a questa disillusione segua di solito l’assunzione orgogliosa di atteggiamenti e categorie proprie della destra, quasi a voler segnare con un presunto gesto anticonformista la rottura polemica di quei tabu che caratterizzavano l’antica appartenenza, manifestando in maniera simbolica una presa di distanze.

 

Questo gesto di distinzione al contrario, che nasconde un più profondo bisogno di rassicurazione e serve a elaborare il lutto per il tradimento ideologico subito, non avviene per caso. Discende invece quasi di necessità da quanto sopra, ed è la conseguenza di un’ulteriore sconfitta che sta avvenendo sul terreno del confronto egemonico. Perché in realtà la stessa tesi del superamento di destra e sinistra – tesi che risale alla fine del XIX secolo e che, teorizzata in maniera esplicita nella Rivoluzione coservatrice tedesca a Weimar, si è presentata più volte nel corso del Novecento tornando ogni volta come se fosse chissà quale epocale novità – fa parte del processo di apprendimento che le destre continentali hanno dovuto intraprendere, ormai molto tempo fa, per confrontarsi con quella società di massa che dapprima avevano cercato di ostacolare. Un confronto che alla sinistra ha dovuto e deve contendere simboli, nomi, concetti.
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