17 Aprile: perchè voto SÌ

Eviterò immagini apocalittiche e appelli al senso civico.

Al referendum del 17 Aprile votero SÌ per due ordini di fattori.

  1. Il referendum chiede di non rinnovare automaticamente le concessioni fino all’esaurimento delle riserve. Aldilà degli argomenti tecnici sui motivi per cui sia sensato o meno lo sfruttamento fino alla fine delle riserve, si tratta di stabilire il principio per cui chi sfrutta le risorse naturali del nostro paese, lo fa con limiti e regole precise.
  2. La produzione di gas e petrolio di cui si discute non è neanche lontanamente immaginabile come una produzione tale da mettere in sicurezza l’autonomia energetica del paese. È, anzi, piuttosto imbarazzante che a usare questo argomento siano coloro che hanno presentato come una svolta storica il tour di Renzi nella penisola araba a caccia di investimenti da parte delle petro-monarchie. Quindi, non c’è nessun possibile scambio tra autonomia del paese e lati negativi. Quando si discuterà di nazionalizzazione della produzione energetica, sarà un altro discorso.

Sono comunque consapevole delle numerose contraddizioni del referendum, l’argomento è sfaccettato e la campagna per il SÌ ha ignorato troppo spesso alcune buone ragioni dei contrari.

In ogni caso, va sottolineato che i sostenitori del NO o dell’astensione hanno fatto larghissimo uso di argomenti biecamente strumentali, se non di menzogne. E l’hanno fatto tanto più mentre proclamavano una presunta neutralità scientifica. Basta pensare a un noto sito di fact checking che ha sostenuto che sarebbe stato illegale svolgere il referendum lo stesso giorno delle amministrative, o al piagnisteo sui posti di lavoro, smontato da Carmine Tomeo su La Città Futura.

Penso che i due argomenti con cui ho iniziato siano abbastanza forti da pesare molto di più di tutte le contraddizioni e le parzialità che, comunque, sono tipiche di ogni referendum. Per, questo 17 Aprile torno sui monti a votare convinto SÌ.

Obama e Batman

Per La Città Futura ho scritto una breve analisi dell’intervista di Obama al The Atlantic sulla politica estera.

[Hillary] “Clinton e Obama si pongono quindi in due maniere differenti. Per il Presidente in carica è meglio guidare dalle retrovie, lasciare che gli alleati si prendano più responsabilità e non avventurarsi in operazioni di terra dal risultato imprevedibile. Per l’aspirante presidente gli Stati Uniti devono continuare ad assumere il proprio ruolo di guida, visto che gli alleati europei non sono in grado di gestire da soli le grandi questioni geopolitiche.

Questa moderazione di Obama non deve però essere presa come una posizione anti guerra, tutt’altro. Nell’intervista al The Atlantic Obama rivendica gli atti di forza che lui giudica intelligenti. Rivendica l’esecuzione di Bin Laden e l’uso estensivo deidroni per le operazioni antiterrorismo. Ma Obama non rivendica solo le operazioni aeree, rivendica anche il sostegno al Free Syrian Army, l’esercito dei ribelli che combatte contro il governo di Damasco. Rivendica l’aumento di diecimila soldati delle truppe in Afghanistan e lo sconfinamento delle operazioni militari in Pakistan. Rivendica, infine, di aver trattato con l’Iran, ma di essere stato pronto a bombardarlo nel caso il suo progetto nucleare avesse svelato un lato militare tale da porre in pericolo l’esistenza di Israele.

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L’intervista a Obama contiene peraltro molte più cose di quante discusse nell’articolo, in particolare su Putin e sui leader di sinistra dell’America Latina. Obama caratterizza in particolare Hugo Chavez come un pazzariello che è stato lasciato parlare fino a quando un cancro l’ha opportunamente portato via, inoltre rivendica la normalizzazione dei rapporti con Cuba come la dimostrazione che con il dovuto savoir fair anche i più pazzarielli alla fine si redimono e diventano sostenitori dell’Impero Benevolo Americano. Chissà cos’ha pensato Obama quando il pazzariello Raul Castro si è rifiutato platealmente di abbracciarlo davanti alle telecamere…

Detto questo, arrivo all’argomento del titolo. Uno dei passaggi più curiosi dell’intervista è quello in cui Obama paragona il califfato dell’ISIS al Joker del film Il Cavaliere Oscuro. Nel film, il secondo della trilogia di Nolan su Batman, il Joker distrugge l’equilibrio tra i mafiosi di Gotham City e avvia un periodo di caos. Rimane curioso che Obama usi proprio quella scena per descrivere l’ascesa dell’ISIS. Implicitamente Obama paragona tutti gli altri attori della regione ai capi mafia di Gotham, inclusi gli alleati come i sauditi e gli israeliani. Probabilmente Obama non si rendeva conto del paragone che sollevava.

Rimane interessante notare che il motivo per cui Obama usa questo esempio è che, nella sua visione, il Joker e il Califfato sono entrambi dediti al caos per il caos. La cosa ovviamente coincide con la consueta narrativa per cui i nemici di turno (che siano capi di regimi mediorientali, leader populisti sudamericani o membri della dinastia Kim) sono invariabilmente pazzi e i loro scopi sono il male per il male. Una narrativa anti-storica (nel senso che rimuove la storia, rimuove come si arriva a determinate situazioni storiche) ma efficacissima nel dare legittimità agli interventi militari americani. Ciò che a Obama sfugge nel paragone è che il Joker proclama di essere un agente dal caos puro ma nel corso del film dimostra di avere uno scopo, cioè dimostrare l’impossibilità dell’esistenza degli eroi, dimostrare che di fronte alla minaccia terroristica la città di Githam sarebbe sprofondata nel caos e avrebbe rinnegato ogni principio pur di salvarsi. È curioso che il film si concluda proprio con una condanna dell’idea di barattare i principi con la “salvezza dal terrorismo”, mentre Obama usa il film proprio per giustificare l’abbandono di ogni principio (Obama rivendica tutte le azioni militari, incluso il fomentare la guerra siriana) in nome della sicurezza della nazione. A sostenere le posizioni di Obama nel film è invece il procuratore Harvey Dentro,  che non a caso finisce per diventare il cattivo Due Facce.

In maniera abbastanza naturale Batman diventa spesso il portavoce delle istanze più reazionaria della pancia americana, basti pensare al bellissimo e ultra reazionario Batman di Miller. In questo caso Obama scavalca a destra il Batman di Nolan.

Archivio La Città Futura

Negli ultimi mesi mi sono dedicato molto al lavoro per La Città Futura e ho lasciato in maniera saltuaria le segnalazioni qua nel loculo wordpress.

L’idea ora è di fare un archivio delle cose pubblicate fin’ora e in futuro mantenere le segnalazioni aggiornate.

Spagna/Catalogna

30 Maggio 2015: Le elezioni amministrative in Spagna

19 Agosto: Verso il voto in Catalogna; indipendentismo e Unità Popolare

1 Ottobre: In Catalogna la sinistra cresce, ma divisa

14 Novembre: Catalogna, indipendenza senza governo

26 Dicembre: 20 Dicembre: la Spagna oltre  il bipartitismo

6 Gennaio 2016: Catalogna verso nuove elezioni

15 Gennaio: Catalogna: il governo indipendentista c’è!

29 Gennaio: Spagna: è possibile un governo di sinistra?

6 Febbraio: Madrid non ha ancora deciso: governo di sinistra o grande coalizione?

 

SudAmerica

6 Giugno 2015: Il vertice dei popoli di America Latina ed Europa

21 Giugno Resoconto e dichiarazioni della Cumbre de los Pueblos

4 Luglio Dichiarazioni finali della Cumbre de los Pueblos

11 Dicembre 2015: Venezuela, la sconfitta. Per ora

Grecia

16 Luglio 2015: Dalla sinistra di SYRIZA, la lotta continua! (traduzione dell’intervista a Stathis Kouvelakis originariamente apparsa sul Jacobin Magazine)

Giappone

10 ottobre 2015: Il Partito Comunista Giapponese contro le leggi di guerra

Inghilterra

16 Ottobre 2015: Corbyn, la guerra e il sindacato

Svizzera

31 Ottobre 2015: Svizzera ancora più a destra, la sinistra e i comunisti resistono

Portogallo

21 Novembre 2015: Portogallo: è possibile un governo di sinistra?

27 Novembre: Il Portogallo sospeso tra austerità e alternativa

30 Dicembre 2015: Il “salvabanche” portoghese allontana il governo dalla sinistra

Israele

4 Dicembre 2015: Gli affari della Lega con Israele

Francia

11 Dicembre 2015: Onda nera sulla Francia. Perchè la sinistra vera è necessaria in Francia e in Europa

18 Dicembre 2015: L’onda nera sulla Francia

Ucraina

31 Dicembre 2015: Comunisti al bando in Ucraina

Danimarca

12 Febbraio 2016: Danimarca: sinistra euroscettica e referendum

Irlanda

26 Febbraio 2016: Irlanda, il figlio prodigo dell’austerità?

4 Marzo: Irlanda: crolla il governo dell’austerità

Stati Uniti

17 Marzo 2016: Il Medioriente di Obama

“Piano B”: cosa resta della strategia della Sinistra Europea?

Per il Collettivo Stella Rossa ho scritto alcune riflessione sulle conferenze per il cosiddetto “piano B”. Doveva essere una riflessione sulle contraddizioni del “piano B” ma in latga parte è risultata una riflessione sulla strategia del Partito della Sinistra Europea.

“L’idea di base era che i singoli governi potessero temporaneamente disobbedire ai trattati europei per resistere il tempo necessario a creare l’alleanza del sud, che i due anni che separavano le elezioni in Grecia da quelle in Portogallo, Spagna e Irlanda potessero essere gestiti con la costruzione di un movimento europeo contro l’austerità, che si creasse un’onda lunga per tutti i partiti di sinistra, che in Francia e in Italia le sinistre assumessero una dimensione tale da essere credibili come forza di governo e che potessero quantomeno influenzare da sinistra i governi di Renzi e Hollande.[…] La strategia delineata dal Quarto Congresso del PEL è evidentemente a un capolinea, molti dei suoi presupposti si sono rivelati falsi, molti dei suoi obiettivi sono falliti. […]

Uno dei problemi che ci pone questo tipo di iniziative è che la linea politica è spesso soggetta alla volubità di alcuni dei leader. Nello specifico, è evidente che Yanis Varoufakis ha cambiato linea più volte nel giro di pochi mesi, da assolutamente favorevole alla permanenza dei paesi periferici nell’Unione Monetaria Europea ad assolutamente favorevole all’uscita arrivando infine a fondare un movimento politico europeo che mira a democratizzare l’Unione Monetaria Europea e le altre istituzioni continentali. L’elaborazione della linea della conferenza è stata chiaramente influenzata dalle ondivaghe posizioni dell’ex ministro greco.”

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Rimane una nota di colore: dopo la conferenza romana del movimento di Varoufakis, Roberto Ciccarelli sul Maniesto ha scritto un articolo, ovviamente apologetico. Il livello di serietà è dimostato dalla confusione tra il Partito della Sinistra Europea e il gruppo parlamentare GUE/NGL. Spesso quando scrivo mi chiedo se debba insistere nello specificare la differenza tra il Partito e il gruppo parlamentare, è molto consolatorio sapere che al Manifesto invece se ne fottono e mischiano le cose a cazzo de cane.

Né col PD né coi 5 Stelle

1 – In questi giorni il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle si stanno rimpallando la responsabilità politica dello stop imposto al disegno di legge sui diritti per le coppie di fatto. Il teatrino è stomacante.

2 – La rabbia degli attivisti per i diritti civili si è abbattuta giustamente sui 5 Stelle che in pochi giorni sono passati dal sostegno “senza se e senza ma” alla libertà di coscienza al rifiuto di votare il cosiddetto “emendamento canguro” che avrebbe mandato in porto la legge in tempi brevi.

3 – D’altra parte, il PD non è nelle condizioni di dare lezioni. La stessa “libertà di coscienza” è stata concessa da Renzi ai suoi parlamentari per evitare di scontrarsi con l’area cattolica del PD. La difesa da parte dei “democratici” è che in ogni caso il PD non ha una maggioranza autonoma e che non può imporre il voto di fiducia per non mischiare le questioni del governo a una legge di iniziativa parlamentare. Questa è ipocrisia.

Il cosiddetto “emendamento canguro” è infatti un trucco tecnico per permettere di non discutere la quantità enorme di emendamenti presentati dagli oppositori della nuova legge per fare ostruzionismo. Certo, gli oppositori possono fare ostruzionismo, ma i sostenitori possono pazientemente votare mettendo in minoranza gli oppositori. Non sarebbe la prima volta che succede qualcosa del genere. Le leggi sull’aborto e sul divorzio furono approvate così.

4 – Tutti sapevano che il “canguro” è ritenuto inaccettabile dal 5 Stelle (certamente, in maniera strumentale) e avrebbe fatto saltare la legge. Perchè usarlo, allora?
Perché, a differenza di quello che sostengono i piddini per difendersi, non è vero che il governo non c’entra con la discussione di questa legge. Il PD ha al suo interno un’ala cattolica e ha tra i suoi alleati di governo molti cattolici, contrari alle unioni civili. Passare attraverso tutto il percorso parlamentare avrebbe aperto lunghi giorni di conflittualità tra gli alleati di governo e all’interno dello stesso PD. E non si tratta solo dei cattolici, anche molti dei “laici” non vedono di buon occhio un periodo di conflittualità del genere: troppi pericoli, troppa litigiosità esposta, nessuna garanzia che qualcuno dei sostenitori non si sfili strada facendo, per non fare brutta figura con l’elettorato delle parrocchie.

Da qui la decisione di usare il “canguro” anche sapendo che molto probabilmente sarebbe stato rifiutato dal 5 Stelle. In parole povere, a questa conclusione si arriva perché il PD deve salvare il suo governo, quindi l’argomentazione che non si poteva usare la fiducia per non mischiare governo e parlamento è, sostanzialmente, una pietosa balla.

5 – Qui sta il punto politico, PD e 5 Stelle accampano motivi tecnici per quello che è in realtà un rifiuto politico. Entrambi i partiti hanno al suo interno elementi cattolici fortemente conservatori, per usare un eufemismo. Entrambi i partiti hanno fatto la scelta di affidare a questi elementi il diritto di veto sui diritti civili. Entrambi i partiti si pongono come “pigliatutto” e vogliono prendere i voti dei cattolici. Entrambi i partiti pensano che lo slogan “per la famiglia tradizionale” sia elettoralmente più conveniente di “tutti i diritti per tutti”.

6 – Non è solo questione di essere poco coraggiosi. Il poco coraggio è una scusa che da vent’anni viene usata per spiegare perché non si sia mai arrivati, nel centrosinistra, a fare le leggi sui diritti civili, sui conflitti di interesse, sui diritti del lavoro. Su ogni singola questione si è detto che è mancato il coraggio di imporsi sulla “piccola minoranza” che non vuole le unioni civili, che vuole continuare a intrallazzare con Berlusconi o che vuole abolire l’articolo 18.

Questa della mancanza di coraggio è una bella scusa per continuare a illudere chi si illude che ci sia una sinistra nel centrosinistra. La realtà è che nell’orizzonte politico del centrosinistra è semplicemente naturale che i cattolici abbiano un diritto di veto, che si intrallazzi con Berlusconi e che si preferiscano i padroni ai lavoratori. È naturale perché il centrosinistra vuol dire governare l’esistente senza porre un conflitto per cambiarlo.

7 – E lo stesso vale per il 5 Stelle. Dietro alle roboanti dichiarazioni bellicose,il 5 Stelle è per l’armonia sociale. Ed è naturale visto che intende rappresentare tutta la società. Per il 5 Stelle la questione è che “non esistono soluzioni di destra o di sinistra, esistono soluzioni giuste” (la frase è di… D’Alema!), il corollario è che non esiste un conflitto tra soluzioni diverse, tra visioni del mondo diverse, tra interessi diversi.

8 – Due partiti che non sono interessati a produrre conflitto hanno affossato una legge che può passare solo attraverso il conflitto con una parte dell’opinione pubblica contrario all’estensione dei diritti civili. Una parte consistente, ma non maggioritaria neanche tra i credenti cattolici. Una parte che può essere sconfitta, a patto di combatterla.

Lega Nord e Israele

Mio editoriale per La Città Futura sull’accordo di amicizia tra la Provincia di Sondrio e la colonia israeliana di Shomron.

Gli affari della Lega con Israele

L’accordo di amicizia stretto dalla Provincia di Sondrio con la colonia israeliana di Shomron è divantato un caso nazionale. Dopo anni di contatti più o meno formali, l’accordo è stato chiuso negli stessi giorni in cui l’Unione Europea impone un’etichetta diversificata ai prodotti degli insediamenti illegali nei territori palestinesi. La Lega conferma il suo schieramento filo israeliano.

 

[…]

D’altronde la Lega Nord si è sempre opposta al riconoscimento dello stato palestinese, si è schierata contro la Freedom Flottilla, ha dato ai palestinesi la colpa dei bombardamenti su Gaza, collabora strettamente con l’Associazione Italia – Israele. E la lista potrebbe continuare a lungo.

La politica filo israeliana della Lega è una delle poche costanti tra i balletti ideologici del Carroccio: secessione, federalismo o nazionalismo, euro o lira, Russia o Europa, l’amicizia con Tel Aviv non è in discussione.