Da Zerocalcare ad Aleppo (guerra e retorica umanitaria)

Mio editoriale su La Città Futura

Dal Rwanda alla Siria

Nelle prime tavole di Kobane Calling, il reportage a fumetti del 2015, scritto da Zerocalcare dal fronte tra Kurdistan e Turchia, il protagonista parla con un anziano curdo che gli spiega i bombardamenti, come riconoscere quelli turchi, quelli americani, quelli dell’ISIS. E poi, “i nostri”, i colpi delle forze armate curde.

Mentre i mezzi di comunicazione sono pieni di notizie terrificanti provenienti da Aleppo, vengono in mente quelle tavole: di sicuro, da qualche parte nel mondo, esistono dei media che parlando dei bombardamenti delle forze armate curde come “atrocità contro la popolazione civile”. Ed effettivamente, basta una rapida ricerca su internet per scoprire che le YPG – le Unità di Protezione Popolare operative nel Rojava – sono accusate dalla Turchia di “pulizia etnica”, di uso di bambini soldato dalle Nazioni Unite e di deportazioni da parte di Amnesty International.

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Obama e Batman

Per La Città Futura ho scritto una breve analisi dell’intervista di Obama al The Atlantic sulla politica estera.

[Hillary] “Clinton e Obama si pongono quindi in due maniere differenti. Per il Presidente in carica è meglio guidare dalle retrovie, lasciare che gli alleati si prendano più responsabilità e non avventurarsi in operazioni di terra dal risultato imprevedibile. Per l’aspirante presidente gli Stati Uniti devono continuare ad assumere il proprio ruolo di guida, visto che gli alleati europei non sono in grado di gestire da soli le grandi questioni geopolitiche.

Questa moderazione di Obama non deve però essere presa come una posizione anti guerra, tutt’altro. Nell’intervista al The Atlantic Obama rivendica gli atti di forza che lui giudica intelligenti. Rivendica l’esecuzione di Bin Laden e l’uso estensivo deidroni per le operazioni antiterrorismo. Ma Obama non rivendica solo le operazioni aeree, rivendica anche il sostegno al Free Syrian Army, l’esercito dei ribelli che combatte contro il governo di Damasco. Rivendica l’aumento di diecimila soldati delle truppe in Afghanistan e lo sconfinamento delle operazioni militari in Pakistan. Rivendica, infine, di aver trattato con l’Iran, ma di essere stato pronto a bombardarlo nel caso il suo progetto nucleare avesse svelato un lato militare tale da porre in pericolo l’esistenza di Israele.

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L’intervista a Obama contiene peraltro molte più cose di quante discusse nell’articolo, in particolare su Putin e sui leader di sinistra dell’America Latina. Obama caratterizza in particolare Hugo Chavez come un pazzariello che è stato lasciato parlare fino a quando un cancro l’ha opportunamente portato via, inoltre rivendica la normalizzazione dei rapporti con Cuba come la dimostrazione che con il dovuto savoir fair anche i più pazzarielli alla fine si redimono e diventano sostenitori dell’Impero Benevolo Americano. Chissà cos’ha pensato Obama quando il pazzariello Raul Castro si è rifiutato platealmente di abbracciarlo davanti alle telecamere…

Detto questo, arrivo all’argomento del titolo. Uno dei passaggi più curiosi dell’intervista è quello in cui Obama paragona il califfato dell’ISIS al Joker del film Il Cavaliere Oscuro. Nel film, il secondo della trilogia di Nolan su Batman, il Joker distrugge l’equilibrio tra i mafiosi di Gotham City e avvia un periodo di caos. Rimane curioso che Obama usi proprio quella scena per descrivere l’ascesa dell’ISIS. Implicitamente Obama paragona tutti gli altri attori della regione ai capi mafia di Gotham, inclusi gli alleati come i sauditi e gli israeliani. Probabilmente Obama non si rendeva conto del paragone che sollevava.

Rimane interessante notare che il motivo per cui Obama usa questo esempio è che, nella sua visione, il Joker e il Califfato sono entrambi dediti al caos per il caos. La cosa ovviamente coincide con la consueta narrativa per cui i nemici di turno (che siano capi di regimi mediorientali, leader populisti sudamericani o membri della dinastia Kim) sono invariabilmente pazzi e i loro scopi sono il male per il male. Una narrativa anti-storica (nel senso che rimuove la storia, rimuove come si arriva a determinate situazioni storiche) ma efficacissima nel dare legittimità agli interventi militari americani. Ciò che a Obama sfugge nel paragone è che il Joker proclama di essere un agente dal caos puro ma nel corso del film dimostra di avere uno scopo, cioè dimostrare l’impossibilità dell’esistenza degli eroi, dimostrare che di fronte alla minaccia terroristica la città di Githam sarebbe sprofondata nel caos e avrebbe rinnegato ogni principio pur di salvarsi. È curioso che il film si concluda proprio con una condanna dell’idea di barattare i principi con la “salvezza dal terrorismo”, mentre Obama usa il film proprio per giustificare l’abbandono di ogni principio (Obama rivendica tutte le azioni militari, incluso il fomentare la guerra siriana) in nome della sicurezza della nazione. A sostenere le posizioni di Obama nel film è invece il procuratore Harvey Dentro,  che non a caso finisce per diventare il cattivo Due Facce.

In maniera abbastanza naturale Batman diventa spesso il portavoce delle istanze più reazionaria della pancia americana, basti pensare al bellissimo e ultra reazionario Batman di Miller. In questo caso Obama scavalca a destra il Batman di Nolan.

Archivio La Città Futura

Negli ultimi mesi mi sono dedicato molto al lavoro per La Città Futura e ho lasciato in maniera saltuaria le segnalazioni qua nel loculo wordpress.

L’idea ora è di fare un archivio delle cose pubblicate fin’ora e in futuro mantenere le segnalazioni aggiornate.

Spagna/Catalogna

30 Maggio 2015: Le elezioni amministrative in Spagna

19 Agosto: Verso il voto in Catalogna; indipendentismo e Unità Popolare

1 Ottobre: In Catalogna la sinistra cresce, ma divisa

14 Novembre: Catalogna, indipendenza senza governo

26 Dicembre: 20 Dicembre: la Spagna oltre  il bipartitismo

6 Gennaio 2016: Catalogna verso nuove elezioni

15 Gennaio: Catalogna: il governo indipendentista c’è!

29 Gennaio: Spagna: è possibile un governo di sinistra?

6 Febbraio: Madrid non ha ancora deciso: governo di sinistra o grande coalizione?

 

SudAmerica

6 Giugno 2015: Il vertice dei popoli di America Latina ed Europa

21 Giugno Resoconto e dichiarazioni della Cumbre de los Pueblos

4 Luglio Dichiarazioni finali della Cumbre de los Pueblos

11 Dicembre 2015: Venezuela, la sconfitta. Per ora

Grecia

16 Luglio 2015: Dalla sinistra di SYRIZA, la lotta continua! (traduzione dell’intervista a Stathis Kouvelakis originariamente apparsa sul Jacobin Magazine)

Giappone

10 ottobre 2015: Il Partito Comunista Giapponese contro le leggi di guerra

Inghilterra

16 Ottobre 2015: Corbyn, la guerra e il sindacato

Svizzera

31 Ottobre 2015: Svizzera ancora più a destra, la sinistra e i comunisti resistono

Portogallo

21 Novembre 2015: Portogallo: è possibile un governo di sinistra?

27 Novembre: Il Portogallo sospeso tra austerità e alternativa

30 Dicembre 2015: Il “salvabanche” portoghese allontana il governo dalla sinistra

Israele

4 Dicembre 2015: Gli affari della Lega con Israele

Francia

11 Dicembre 2015: Onda nera sulla Francia. Perchè la sinistra vera è necessaria in Francia e in Europa

18 Dicembre 2015: L’onda nera sulla Francia

Ucraina

31 Dicembre 2015: Comunisti al bando in Ucraina

Danimarca

12 Febbraio 2016: Danimarca: sinistra euroscettica e referendum

Irlanda

26 Febbraio 2016: Irlanda, il figlio prodigo dell’austerità?

4 Marzo: Irlanda: crolla il governo dell’austerità

Stati Uniti

17 Marzo 2016: Il Medioriente di Obama

Lega Nord e Israele

Mio editoriale per La Città Futura sull’accordo di amicizia tra la Provincia di Sondrio e la colonia israeliana di Shomron.

Gli affari della Lega con Israele

L’accordo di amicizia stretto dalla Provincia di Sondrio con la colonia israeliana di Shomron è divantato un caso nazionale. Dopo anni di contatti più o meno formali, l’accordo è stato chiuso negli stessi giorni in cui l’Unione Europea impone un’etichetta diversificata ai prodotti degli insediamenti illegali nei territori palestinesi. La Lega conferma il suo schieramento filo israeliano.

 

[…]

D’altronde la Lega Nord si è sempre opposta al riconoscimento dello stato palestinese, si è schierata contro la Freedom Flottilla, ha dato ai palestinesi la colpa dei bombardamenti su Gaza, collabora strettamente con l’Associazione Italia – Israele. E la lista potrebbe continuare a lungo.

La politica filo israeliana della Lega è una delle poche costanti tra i balletti ideologici del Carroccio: secessione, federalismo o nazionalismo, euro o lira, Russia o Europa, l’amicizia con Tel Aviv non è in discussione.

La sinistra greca e la sconfitta

Per La Città Futura, ho tradotto la lunga intervista del Jacobin Magazine a Stathis Kouvelakis, della Piattaforma di Sinistra di SYRIZA  (quelli che che stanno votando contro l’accordo, per intenderci).

La lotta continua

“voglio aggiungere una riflessione su quale sia il senso di uscire vincitori o sconfitti in un conflitto politico. Penso che, per un marxista, sia necessaria una comprensione storicizzata di questi termini. Da una parte si può dire che si è vittoriosi perché ciò che si è  detto si è dimostrato vero.

È la strategia del l’avevamo detto. Se però non si è capaci di dare una forza concreta alla propria posizione, si è politicamente sconfitti. Se si è senza potere e ci si è dimostrati incapaci di trasformare la propria posizione in pratica di massa, allora ovviamente non si è politicamente vittoriosi. Questa è una cosa.

La seconda cosa è che non tutti sono stati sconfitti alla stessa maniera e nella stessa misura. Voglio sottolinearlo. Penso che sia stato cruciale aver fatto la battaglia interna a SYRIZA.

Lasciami essere chiaro. Quali erano le altre opzioni? Alla prova del periodo decisivo il KKE e Antarsya hanno dimostrato, ovviamente in maniere molto diverse, quanto fossero irrilevanti. Per noi, l’unica scelta alternativa sarebbe stata rompere prima con la dirigenza di SYRIZA. In ogni caso, date le dinamiche nel periodo cruciale tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, saremmo stati marginalizzati.

L’unico risultato concreto che io riesco a vedere sarebbe stata l’aggiunta di un paio di gruppi ai dieci o dodici che compongono Antarsya che sarebbe passata dallo 0,7% all’1%. Questo avrebbe significato offrire SYRIZA a Tsipras e alla maggioranza, o quantomeno alle forze al di fuori della Piattaforma.

Ora nella società greca è chiaro che l’unica opposizione di sinistra a ciò che sta facendo il governo è il KKE. Non si può negare, ma sono totalmente irrilevanti sul piano politico. Non abbiamo parlato del ruolo del KKE durante il referendum, è stata una caricatura della loro irrilevanza. Hanno fatto campagna per un voto nullo, hanno chiesto agli elettori di usare una scheda preparata dal KKE con un doppio no (all’UE e al governo). Queste schede ovviamente non sono state conteggiate come valide e l’operazione è stata un fiasco. I dirigenti del KKE non sono stati seguiti dai loro elettori, circa l’1% degli elettori, o forse meno ha usato la scheda non valida.

Oltre a loro c’è la Piattaforma di Sinistra. I greci sanno, e i media continuano a ripeterlo, che la principale spina nel fianco di Tsipras è Lafazanis con la Piattaforma. Possiamo aggiungere Zoe Kostantopoulou. Penso che sia ciò che abbiamo guadagnato dalla situazione. Abbiamo le basi per un nuovo ciclo, una forza che è stata in prima linea nella battaglia politica e che porta un’esperienza senza precedenti.

Tutti quanti comprendono che sei falliamo questa sfida, per la sinistra non ci sarà altro che un campo di macerie dopo tutto questo.

Da questa prospettiva, dalla prospettiva della ricostruzione della sinistra anticapitalista, senza pretendere di essere di essere l’unica forza ad avere un ruolo da giocare, riconosciamo quale sia la posta in gioco e questo ci da grandi responsabilità su ciò che dobbiamo fare qui e ora.

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Le elezioni in Spagna: è più complesso

A questo articolo sulle elezioni amministrative spagnole ci tengo particolarmente. Non sono particolarmente esperto di cose spagnole, non ho grandi verità da svelare.

Ho visto innumerevoli grandi opinionisti, Sua Santità Saviano in testa, confondere Barcelona en Comú con Podemos, ho visto gente che proclamava la vittoria della sinistra in tutte le maggiori città anche quando arrivava primo il PP, ho visto il Manifesto inventarsi le percentuali per poter dire che Izquierda Unida rimarrà sotto la soglia di sbarramento alle politiche, ho visto gente incapace di guardare le serie storiche dei sondaggi.

Dopo aver visto tutti delirare per una settimana, penso sia importante scrivere qualcosa di basato sulla realtà:

Il caso più clamoroso di vittoria dell’unità popolare è stato quello di Barcellona, seconda città della Spagna, dove la lista Barcelona en Comú ha vinto le elezioni col 25,2% dei voti, battendo Convergencia Y Union (regionalisti di destra, 22,7%).BComú è una lista nata dal movimento Guanyem Barcelona che ha unito una vasta gamma di movimenti popolari, di singoli attivisti e di partiti della sinistra, a partire da IU e dagli ecologisti di Equo. Un processo avviato prima delle elezioni europee del 2014 cui Podemos si è aggregato nei primi mesi del 2015. La candidata Ada Colau(già leader del movimento contro gli sfratti) sarà sicuramente sindaco di Barcellona. La legge elettorale spagnola prevede che il sindaco sia eletto dal consiglio comunale ma che, nel caso non si trovi una maggioranza, sia eletto sindaco il candidato della lista più votata. Barcelona en Comú, con undici seggi su quarantuno, per ottenere la maggioranza dovrebbe ottenere l’appoggio delle altre liste di sinistra o centrosinistra: il PSOE (4 seggi), la Sinistra Repubblicana di Catalogna (indipendentisti di sinistra, 5 seggi) e le Candidature di Unità Popolare (indipendentisti di sinistra radicale, 3 seggi). Non sarebbe certo una coalizione facile, Colau potrebbe però anche decidere di sfruttare il diritto di essere sindaco in quanto candidato della lista più votata. 

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Manifestazione di Marea Ciudadana a Madrid. Via.

Manifestazione di Marea Ciudadana a Madrid. Via.

Dalla stesura ad oggi ci sono stati alcuni sviluppi.

Mentre le trattative per le regioni sono in alto mare, qualcosa s’è mosso sulle municipali.
A Barcellona, BEnComú annuncia che farà un referendum interno per decidere se fare un’alleanze con le altre forze di sinistra (per la cronaca, esiste anche la possibilità tecnica, per quanto remota, che una grande alleanza tra PP, PSOE, Ciudadanos e Convergencia Y Union ottenga la maggioranza a scapito di Ada Colau).

A Madrid invece pare che si vada verso un “appoggio esterno” del PSOE all’unidad popular, con i socialisti che voterebbero la fiducia, per evitare che passi la candidata del PP come più votata, ma non entrerebbero in giunta.

Infine, in Andalusia, regione in cui si avvicina la fine dei due mesi entro i quali va formata la maggioranza, altrimenti si andrà a nuove elezioni, la candidata del PSOE insiste sull’ipotesi di un suo governo di minoranza. Con Podemos, Izquierda Unida e Ciudadanos indisponibili a qualunque operazione politica, l’unico accordo possibile sarebbe quindi quello con il PP per un voto di astensione che permetta la nascita del governo di minoranza.

 

Elezioni locali in Francia, Spagna e Olanda. La sinistra

Segnalo un paio di articoli sulle tornate di elezioni locali dell’ultimo mese e, in particolare, sui risultati delle sinistre.

ELEZIONI IN SPAGNA E IN FRANCIA: NENEISTI E FASCISTI AVANZANO IN EUROPA

 

 

di Selena Di Francescantonio su La Città Futura

Nonostante il ministero dell’Interno francese abbia comunicato in modo semi illeggibile (stando ad un comunicato presente sul sito de l’Humanitè e del PCF) i dati sui punteggi ottenuti dai candidati e dalle liste sostenute dal Front de Gauche e dal Partito Comunista, assieme ai Verdi, risulta che il totale a livello nazionale si aggiri attorno al 9.4%, con un incremento dei consensi rispetto alle precedenti elezioni dipartimentali. Ed anche rispetto alle europee di Maggio 2014 in cui il Front de Gauche si attestò attorno al 6%, il risultato di queste elezioni nazionali risulta comunque incoraggiante, un elemento su cui lavorare anche per i comunisti del PCF al suo interno i quali, d’altro canto, mai come ora hanno l’onere di invertire l’infelice rotta in cui il partito ha navigato dal lontano 1994, anno che vide l’elezione di Robert Hue, il segretario- poi liquidato- a cui si deve lo sradicamento del partito dai luoghi di lavoro, la perdita dei 4/5 dei suoi iscritti e il crollo verticale dei consensi alle elezioni presidenziali del 2002 (in cui il PCF passò dal 9% al 3,7%) nel “Paese della lotta di classe”, come Marx soleva definire la Francia.
[…]
Infatti, dopo che il precedente esecutivo andaluso è stato sciolto dallo stesso PSOE in polemica insanabile con gli ex partner di governo di Izquierda Unida, contrari alla partecipazione alle politiche di austerity, è oggi assolutamente da escludere un ulteriore proseguimento nel segno di un’alleanza tra queste due forze politiche; Izquierda Unida esce con molti lividi da queste consultazioni, con una percentuale di consensi attorno al 7% (che corrispondono a 5 rappresentanti) e la perdita netta di 7 seggi rispetto a quelli che aveva ottenuto tre anni or sono. Un colpo non da poco se si considera l’ascesa costante che aveva riguardato IU di Cayo Lara dal 2009 in qua, anno in cui la crisi economica iniziò a mordere duramente una Spagna in cui la sinistra di classe, frammentata e controversa, iniziò a prendere coscienza della necessità di ricostituirsi in un fronte più unitario e organizzato, riavviando un discorso in merito all’unità dei comunisti e delle forze anticapitaliste, alla conquista di una linea sindacale e di ripresa della questione repubblicana.
[…] un discorso particolare merita Podemos, il partito guidato dal fotogenico Pablo Iglesias e che risulta, a discapito dei sondaggi che lo davano vincente, la terza forza politica di queste elezioni regionali (14,8% dei voti e 15 rappresentanti).

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Aggiungo un paio di considerazioni.

Sulla Francia, il risultato dichiarato dal Partito Comunista Francese è, come si legge nall’articolo di Di Francescantonio, un più che dignitoso 9,4% (tutti i dati qua sono riferiti al primo turno). Va però precisato che si tratta di un calcolo che include il 4,72% delle liste del Front de Gauche, l’1,32% delle liste presentate dal solo Partito Comunista Francese, lo 0,06% delle liste presentate dal solo Partito della Sinistra e una certa frazione del 6,79% che il ministero dell’interno comunica come “altri di sinistra”. Questa frazione di voti degli “altri di sinistra” corrisponde alle liste comuni Fronte della Sinistra/Verdi (liste costruite dopo l’uscita degli ecologisti dal governo Hollande). Alle elezioni dipartimentali del 2011 i Verdi prendevano l’8,22%, il Partito Comunista Francese il 7,91% e il Partito della Sinistra l1,01%.
Alcuni siti riportano che “Il Partito Comunista Francese-Fronte della Sinistra è la terza forza politica del paese davanti al Fronte Nazionale”. Questo è certamente vero se si guarda al numero degli eletti, 167 comunisti e 9 “altri di sinistra” contro i 62 della Le Pen, ma questo avviene solo per via della legge elettorale. Infatti, il Front National ha preso il 25,24% dei voti al primo turno, stabilendo il suo massimo risultato nelle elezioni dipartimentali.

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Sulla Spagna, il risultato a sinistra non deve stupire, Izquierda Unida in Andalusia usciva dall’ultima esperienza di governo col centrosinistra, ma ne esce come l’alleato cacciato. Il Partito Socialista infatti ha preferito andare a elezioni anticipate (si sarebbe dovuto votare nel 2016) prima che fosse la stessa IU a far saltare l’alleanza con il referendum interno che era già in programma.
Riguardo ai sondaggi, bisogna notare che nessun sondaggio dava in realtà Podemos primo partito in Andalusia. Nei sondaggi il Partito Socialista è sempre stato nettamente in testa, stabilmente sopra il 30%, mentre Podemos non ha mai sfondato, neanche nel sondaggio più ottimista, il 20%. C’è da notare che però Podemos è stato costantemente sopravvalutato dai sondaggi mentre Izquierda Unida ha avuto sondaggi sia superiori sia inferiori al risultato poi ottenuto.
Problemi della sovraesposizione mediatica di Podemos.

SCONFITTA LA GRANDE COALIZIONE ROSSO-BLU: LA LEZIONE OLANDESE

di Alessandro Pirovano  su Gli Stati Generali

Se per la destra populista questo turno elettorale si è tradotto in una lieve perdita di consensi, per la sinistra è stato il momento dello storico sorpasso del PS, la forza di sinistra radicale all’opposizione, sul PvdA, i socialdemocratici al governo. Il PS, infatti, ha conquistato l’11,6%dei voti, guadagnando un senatore in più, da 8 a 9. Bacino di voti per questa forza della sinistra radicale è stato il nord del Paese, la provincia di Groningen, dove il PS è risultato primo partito per la sua storica opposizione all’estrazione di gas che sta creando sempre più problemi nella zona.

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