Parigi e complottismo


Scrive Marco Santopadre su Contropiano.org

Certo complottismo dominante nasconde un certo eurocentrismo di retaggio colonialista e razzista […] comune sia ad alcuni ambienti della sinistra più o meno radicale che dell’estrema destra. Secondo questa visione se accade qualcosa nel mondo, e qualsiasi cosa succeda, non può che essere il frutto delle manovre di qualche potere occidentale, che è l’unico che conta davvero, perché gli altri in questo mondo sono in fondo soltanto delle comparse, dei barbari, dei buzzurri, e quindi possono essere solo delle pedine inconsapevoli di ciò che i colti e avanzati occidentali ordiscono. 
[…]
Ma un conto è fare controinchiesta e smontare le falsità e le bugie – con un processo logico razionale, strutturato, socialmente condiviso e dai tempi necessariamente lunghi, frutto di un atteggiamento attivo e partecipativo – ed un conto è dar credito a ogni più assurda e incredibile ipotesi non supportata da elementi concreti, diffondendo false informazioni con il risultato di aumentare la nebbia e la cortina fumogena attorno alle responsabilità di chi tira realmente i fili. 

Non è un caso che alcune delle trasmissioni di punta delle nostre tv, dirette soprattutto alle giovani generazioni, propagandino ormai da anni e a ruota libera una visione complottistica infarcita di alieni, massoni, poteri occulti, messaggi subliminali e chi più ne ha più ne metta (parliamo di Adam Kadmon su Mediaset o di Roberto Giacobbo sulla Rai, per chi se li fosse persi).
Di fronte all’estrema e crescente complessità del mondo e nel contesto che la diffusione del web e dei social network mettono a disposizione, è comprensibile che ognuno possa sentirsi rassicurato dalla sensazione consolatoria fornita dalla possibilità (tutta teorica) che l’uso del web consenta a tutti, in due minuti, semplicemente con due click, di smontare una bugia o addirittura un complotto, senza che questo richieda un particolare sforzo analitico, organizzazione e mobilitazione.
Ma, disgraziatamente, non è così, e dovremmo farcene una ragione, che ci piaccia o meno.

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Non sono un esperto di cose mediorientali, diciamo che ho le conoscenze sul conflitto Palestina-Israele che servono alla militanza. Non conosco bene i paesi del medioriente, ho quelle conoscenze base per capire che non è una grande idea fomentare la guerra civile in Siria e in Libia.
Non conosco neanche la banlieu parigina, evito di pontificare su realtà di periferie urbane a cui sono estraneo e su cui non ho mai messo la testa.
Certo un sacco di cose appaiono strane nelle ricostruzioni ufficiali e ufficiose. Ma non mi sembra che si possa per questo saltare alle conclusioni che sia stato tutto quanto orchestrato dal vertice della cospirazione del Mossad e della CIA. E’ da qualche tempo che trovo lacunose le ricostruzioni per cui tutto quello che succede in Medioriente sia ricostruibile come l’effetto delle manovre americane. Dalle “primavere arabe”, più o meno.
Chiariamoci: è ovvio che gli USA sono una super potenza mondiale, hanno interessi ovunque e hanno reti di intelligence ed alleanze ovunque. Ma mi sembra che proprio una lettura un po’ più complessa dei fatti di Parigi possa dire qualcosa di più utile a capire quello che sta succedendo di “l’hanno deciso a Washington”.
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Obama alla Marcia Repubblicana non s’è fatto vedere, ha mandato la responsabile per gli affari europei, quella che disse “fanculo l’UE”, per intenderci. E non è certo la prima volta che gli USA fanno gentilmente notare che considerano il Medioriente materia che gli europei devono imparare a sbrigarsi da soli. Vale la pena di notare come Obama non sia mai stato tra i più esagitati nel voler intervenire in Siria. Anzi, durante l’estate di due anni fa, quando il Corriere della Sera dedicava le prime dieci pagine a spiegare perchè si doveva assolutamente abbattere Assad, addirittura l’esercito si esponeva direttamente per dire che non era assolutamente il caso di mettersi a giocare con un nuovo Iraq.
La politica di Obama è il pivot to Asia, il perno sull’Asia, riportare gli USA ad essere una potenza dell’Oceano Pacifico perchè è lì che si giocano le rotte commerciali del ventunesimo secolo. E perchè il Medioriente non è più l’indispensabile centro energetico ora che lo shale oil garantisce l’autonomia energetica virtuale agli Stati Uniti. Tanto che Hillary Clinton critica Obama per non essere abbastanza intervenista a Damasco.
Il disegno complottista è inadatto a leggere una realtà che non è più unipolare. Certo, non era il massimo neanche per leggere il momento unipolare, ma attorno al 2002-2003 puntare il dito contro gli USA e dare loro la colpa di tutto era, tagliando con l’accetta, giusto. Oggi questo tipo di ragionamento, questa continua reductio ad Americanum è strutturalmente fuorviante nell’interpretazione di una realtà che è estremamente più complessa e che non aspetta che i nostri blog e le nostre pagine facebook stiano al passo con lei.
Non è un caso se il risultato politico di questi ultimi giorni è che la retorica dello scontro di civiltà, con tanto di riesumazione di Oriana Fallaci e Giuliano Ferrara, ha sfondato in Italia.
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