Partita doppia

Soldato Kowalsky:

Articolo interessante.
Non sono particolarmente convinto sulla funzione unificante di Salvini rispetto a gruppi e gruppuscoli fascisti. Cioè, intendiamoci, si tratta di un’OPA ostile. Salvini si vuole mangiare le energie che ci sono, usarle per darsi una struttura al di sotto del Sacro Fiume Po e poi lasciare chi ancora si ostina a voler far sopravvivere la propria micro organizzazione a grattarsi la rogna.
Il problema è: quante energie ci sono veramente? E’ sicuro che le ultra decennali rivalità tra gruppetti non facciano saltare il giochino prima di arrivare al punto?

Originally posted on RIVOLTIAMONZA:

l43-lega-nord-salvini-140122173026_mediumChissà di cosa hanno piacevolmente parlato Matteo Salvini e le milizie filorusse in Ucraina. Le sanzioni? Putin? Il Milan? Chissà di cosa hanno amabilmente discusso Matteo Salvini e il leader nordcoreano Kim Jong Un. Strade pulite? Parate militari? I capelli di Razzi? Chissà se il segretario della Lega Nord ha raccontato con che voti ha eletto europarlamentari in Centro Italia, con quali associazioni il suo partito organizza iniziative territoriali, chi saranno i simpaticoni invitati alla manifestazione nazionale del 18 ottobre. Immaginate le facce dei combattenti ucraini, che da mesi lottano contro un golpe eversivo attuato col decisivo contributo dell’estrema destra, al sentire quei nomi.

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è nata la piattaforma Support Kobane: sostienila!

Soldato Kowalsky:

Segnalo.

(En passant, ci ricordiamo di quelli che facevano le battutine del cazzo sui “leninisti curdi”?)

Originally posted on Polvere da sparo:

Support Kobane e’ una piattaforma creata per movimenti europei e singoli cittadini per consegnare contributi in sostegno alla resistenza di Kobane, che si combatte sul doppio fronte di chi lotta – Kurdi, siriani di altre etnie, attivisti ed attiviste turche – contro lo Stato Islamico ma anche di chi affronta l’esodo da Kobane: piccole municipalita’ al confine, dove il partito di Erdogan non e’ riuscito a vincere alle elezioni e il Governo si limita a mandare carri armati e convogli di polizia. La’ si affollano e accalcano in ogni angolo qualcosa come 160mila persone in citta’ che a malapena ne ospitavano 50mila. Senza contare la privatizzazione selvaggia dei servizi sanitari, della quale l’ospedale di Suruç fra i tanti paga il prezzo insieme ai volontari giunti da ogni lato della Turchia.

Per qualsiasi donazione, non importa quanto simbolica, basta specificare su Paypal l’indirizzo supportkobane@riseup.net come destinatario.

Support Kobane non nasce…

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CVD

Soldato Kowalsky:

CVD
La “sinistra del PD” accetta di votare la fiducia a Renzi sull’articolo 18.

D’altra parte è da quando ho memoria che dalle parti della sinistra radicale si aspetta la salvifica scissione della sinistra dei DS ieri e del PD oggi. E del Partito della Nazione domani.
Nel frattempo è successo che “la sinistra” a cui si faceva la corte è diventata sempre più improbabile, dal correntone con a capo il segretario della CGIL ai gattini di Ciwati.

Ciò che è ancora più tragico, è che nel frattempo quello che è sistematicamente successo è che “la sinistra” a cui si faceva la corte è rimasta saldamente nella casa madre, mentre è stata la nostra “destra” a passare dall’altra parte.

Originally posted on mauro zani:

La cosiddetta Direzione è conclusa.
Tutto come da copione.
E come da mia (modesta ) previsione.
Renzi stravince.
E poi potrà mediare concedendo un contentino durante il voto più pericoloso al senato.

Renzi , già.
Un tale che parla di sinistra e si definisce in premessa come cattolico liberale.
Aggiungerei liberista.
Un tipo sveglio comunque.
Ma adesso inutile ripetere l’analisi .
Si sa come la penso.

Meglio per me, per il mio divertimento, indulgere sui ritratti.

1) Poletti.
La mucca buona.
Insuperabile.
Il ministro del lavoro chiarisce che la sua preoccupazione fondamentale è “l’essenza dell’impresa”.
Secondo lui il problema è di adattare “l’ambiente sociale e culturale all’impresa”.
Regan e la Thacher gli fanno una pippa all’imolese.
Uno che ad Imola, dove vige tutt’ora un sistema di potere alquanto coeso, l’avevano mandato alle cooperative solo per toglierselo dalle palle.
Insomma un coglione , secondo gli imolesi, da relegare in un posticino…

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Lode eterna al compagno Hollande?

La Francia ha rotto con l’austerità. Secondo i parametri del discorso pubblico italiano, parrebbe che Hollande sia ad un passo dalla socializzazione dei mezzi di produzione e dalla proclamazione della seconda Comune di Parigi.

Potrebbe sorgere il dubbio che si stia leggermente esagerando. Leggermente, eh.

Austérité-Hollande

Passata l’elezione a presidente, Hollande non è che si sia dimostrato un cuor di leone nell’andare a trattare con la Germania. Anzi.Facendo un passo indietro di qualche mese, possiamo ricordare il governo Letta, insieme agli altri paesi periferici, sotto i continui sproni dei commissari europei a non abbandonare l’austerità. Nonostante il governo Letta non facesse nessuna dichiarazione pubblica a riguardo. Oggi, alcuni di quelli che sono stati rottamati da Renzi girano l’Italia a raccontare che Letta, insieme agli altri PIIGS, stava trattando in camera caritatis per allentare i vincoli d’austerità. E che a rompere il fronte dei paesi in deficit fosse proprio la Francia di Hollande.

Quanto questo corrisponda al vero e quanto sia un’autogiustificazione per aver sostenuto il governo Letta-Berlusconi, è opinabile. Certo è che Hollande le promesse di ricontrattare i vincoli europei le ha tenute in tasca ed è andato a braccetto con la Merkel.

Anzi, quando si è trovato a prendere delle scoppole elettorali, che gli arrivano dal Fronte Nazionale e dalla destra gaullista, s’è spostato ancora più a destra mettendo Valls a capo del governo e sostanzialmente trombando l’ala sinistra del partito socialista.

ricorda la fine di qualcuno?

Poi, l’annuncio fatidico sull’abbandono dell’austerità.

Ma, esattamente, cos’ha annunciato il ministro delle finanze, Sapin? Ha annunciato che, nonostante i tagli da 50 miliardi della spesa pubblica, il deficit quest’anno resterà al 4,4% del PIL e si prevede di rientrare nei parametri del 3% solo nel 2017. In pratica, i tagli restano, il “rifiuto dell’austerità” evocato da Sapin consiste nel rimandare di due anni il rientro.

Poco o tanto?

Poco, perchè la logica fondamentale dei tagli non viene messa in discussione, perchè la destinazione della spesa pubblica rimane anti-popolare: 50 miliardi di tagli a ciò che è direttamente servizio pubblico e 8 miliardi e mezzo di finanziamenti diretti alle imprese. Poco per far fronte alla crescita del Front National che è primo partito alle europee, primo partito nei sondaggi e che riesce per la prima volta a eleggere senatori.

Appare tanto dall’Italia, dove anni di martellamento europeista hanno fatto passare l’idea che i parametri europei siano davvero qualcosa con un senso assoluto e non il frutto di una contrattazione, tanto che appare rivoluzionario che  si faccia la contrattazione.

Il GUE/NGL contro l’accordo UE-Ucraina

Traduzione di servizio del comunicato del Gruppo Confederale della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL)

A seguito del dibattito odierno e del voto sull’Accordo di Associazione UE-Ucraina, i parlamentari del GUE/NGL hanno espresso la loro disapprovazione con l’accelerazione del patto e le sue probabili dure conseguenze per il popolo ucraino.

“Critichiamo questa ratifica per molte ragioni,” ha detto il tedesco Helmut Scholz. “Primo, ci è stato detto che questo anno in più servirà per somministrare una terapia shock all’Ucraina, senza nessuna analisi dei costi per la società. Inoltre, il processo di ratifica non è stato discusso o analizzato ne qui ne in Ucraina. Il Parlamento Europeo deve costruire una roadmap per stabilire come far funzionare le relazioni economiche tra UE, Ucraina e Russia.”

Il ceco Miloslav Ransdorf ha detto che la situazione è “catastrofica” e che la Banca Nazionale di Ucraina è “tecnicamente fallita”. Ha anche sottolineato la “chisura delle miniere e una crisi energetica incipiente” come dati preoccupanti. Ransdorf ha sollecitato i membri del parlamento ad assicurare che le elezioni prossime venture siano propriamente monitorate e ha richiesto la creazione di un gruppo di lavoro nel Parlamento Europeo per “sostenere il popolo ucraino e non quelli al potere nel paese”.

“Questo accordo richiede un dibattito più approfondito” ha detto l’italiana Barbara Spinelli. “Le istituzioni dell’UE non hanno speso il tempo necessario su quest’argomento. La UE deve chiedere che le milizie di estrema destra naziste siano disciolte. Deve anche chiedere la piena garanzia per la protezione delle popolazioni russe nell’Est e nel Sud del paese. Abbiamo bisogno di una discussione attenta sulle sanzioni che sono una non-politica pervicace.”

Nella mattinata, dibattendo la situazione in Ucraina e lo stato delle relazioni UE-Russia, il greco Giorgos Katrougalos, di ritorno da Kiev dove ha assistito al processo-farsa per la messa al bando del Partito Comunista, ha detto di aver visto coi suoi occhi “il fallimento delle politiche dell’UE nell’area”.

Katrougalos ha detto:”Abbiamo avviato un braccio di ferro con la Russia che danneggia sia la vita politica ucraina che gli agricoltori europei. Invece di una politica di divisioni, dovremmo cercare la riconciliazione, dando al popolo ucraino la possibilità di evitare la guerra civile e liberamente decidere il loro futuro. C’è ancora tempo per la pace e la democrazia in Ucraina.”

Ascoltando il dibattito lo spagnolo Pablo Iglesias ha detto di “non sapere se piangere o ridere”, e che i discorsi su libertà e democrazia sono “vuoti”. “Si tratta di una questione geopolitica: l’UE è una pedina nel gioco di scacchi degli USA o avremo veramente una nostra politica estera che non mettere in pericolo il popolo?”

Il cipriota Takis Hadjigeorgiou ha criticato coloro che “nel Parlamento Europeo e nel consiglio che agiscono come se l’UE fosse un grande impero che cerca di cambiare le strutture del potere nel mondo” e ha aggiunto:”Non è il ruolo dell’UE che dovrebbe invece contribuire alla pace nella regione.”

Il GUE/NGL è formato da 52 membri del parlamento europeo da tutta l’Europa che lavorano per la pace, la solidarietà, la giustizia sociale, l’eguaglianza, la democrazie e i diritti umani, in Europa e oltre all’Europa. E’ l’unico gruppo al Parlamento Europeo con parità di genere.

 

Due miserie in un film solo. Appunti su Quando C’era Berlinguer.

  • Appunti, ovvero una forma che uso perché un discorso complessivo e continuativo diventerebbe pesante e retorico. Più pesante e retorico del solito.
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  • Per qualche anno dei poveri ragazzi innocenti saranno costretti a guardare Quando C’Era Berlinguer dai loro insegnanti intelligenti di sinistra. Veltroni propone un film con la retorica “è il mio punto di vista emozionale” ma con l’intento reale di farlo diventare il punto di vista da cui viene comunicata ai giovani la figura di Berlinguer. E l’intera storia nazionale di quegli anni.
  • La prima manifestazione che Walter Veltroni ha ripreso col super8. Tra quelli della Federazione Giovanile scorrono volti di compagni ed ex compagni famosi. Hanno tutti diritto a una parola buona e a una menzione della carriera successiva: chi capitano d’azienda, chi traditore che si vanta di essere stato al soldo dei servizi segreti. Poi c’è una compagna che non ha questi diritti, lei è solo la ragazzina dai capelli rossi di cui Walter è innamorato. E tanto deve bastare a definirla.
    Non è solo il patetico accostarsi a Charlie Brown, è la narrazione del “facevamo i comunisti perché c’erano tanto gggiovani e si trovava da scopare, non perché credessimo veramente al socialismo”. È la stessa narrazione che spaccia la figura della giornalista impegnata ne La Grande Bellezza.
  • Parlano solo quelli che promossero o quantomeno accettarono la scelta di sciogliere il PCI: Macaluso, Napolitano, Scalfari, Tortorella e Ingrao.
  • L’unica eccezione è il terrorista Franceschini. Curiosamente. Ma neanche troppo. La destra del fu movimento operaio e l’ala sinistra terroristica sono concordi nel giudicare il PCI un partito “socialdemocratico di fatto”, naturalmente avviato sulla strada del Partito Democratico.
  • Lucio Magri nel Sarto di Ulm spiega perché non era d’accordo con l’idea del PCI socialdemocratico. Magri s’è suicidato risparmiandosi il film di Veltroni. Ma tanti altri sono vivi e potevano portare un contributo critico. Quelli del PdUP, quelli del Manifesto, quelli di Democrazia Proletaria, quelli di Lotta Continua. Veltroni sceglie un Brigatista che gli fa comodo. Perchè quella di Veltroni è un’agiografia
  • Le agiografie di Berlinguer hanno un problema: devono esaltare un periodo e glissare sull’altro. Veltroni ovviamente esalta il compromesso storico (ignorandone il fallimento totale) e tratta il “secondo Berlinguer” come un incidente di percorso. Macaluso dice che la lotta alla FIAT dell’80 “naturalmente era sbagliata”. L’austerità berlingueriana viene assunta acriticamente ed è ovviamente la stessa cosa di quella montiana.
  • Si aspettano prove tangibili di come la classe e/o il paese abbiano tratto giovamento dalla sconfitta della lotta sbagliata alla FIAT
  • Altrettanto problematica è l’agiografia del Berlinguer che guida le lotte e contrasta la DC.
  • Per Veltroni durante il compromesso storico gli unici motivi di contrasto con la DC furono i temi etici. Come se si stesse parlando della lotta tra la componente ex ds e quella ex margherita nel PD.
  • Per Veltroni il triennio culmine del compromesso storio fu un triennio di vittorie elettorali. Lo spettatore inconsapevole (che è il vero target del film) è portato a pensare che il PCI fosse primo partito e governasse.
  • Il PCI non ha mai governato. Anzi, s’è svenato per sostenere governi che lo prendevano a pesci in faccia e ha dilapidato il consenso accumulato nelle avanzate elettorali. Nel film di Veltroni si arriva al governo Andreotti senza PCI del ’78 senza che vi sia una qualsiasi spiegazione. Eppure tutto sembrava filare liscio…
  • “Vincere le elezioni” è l’unico scopo della politica odierna. Lo spettatore inconsapevole non sa che negli anni ’70 “vincere” significava che il PCI avanzava e la DC arretrava.
  • Per fortuna in mezzo a tutto questo viene intervistato un ex ambasciatore americano che ricorda che comunque il PCI al governo non l’avrebbero mai accettato.
  • Si parla solo marginalmente della strategie della tensione, delle bombe, dell’eversione nera. Naturalmente, se ne parla per accomunare “gli opposti estremismi”
  • Del capo del PCI se ne parla da terrazze romane, dalle ville toscane. Ne parlano giornalisti, brigatisti, alti dirigenti politici.
  • Da un corpo sociale di milioni di persone si seleziona ciò che è compatibile col PD degli anni’10.
  • Dal film di Bertolucci sui funerali di Berlinguer viene estratto solo l’intervento di un bambino impomatato ed evidentemente imbeccato a dire che Berlinguer era stato bravo perché aveva fatto il compromesso storico.
  • L’unico momento in cui la commozione è reale è quando parla Silvio Finesso, operaio e dirigente locale del PCI che ha accompagnato Berlinguer nell’ultima giornata padovana. L’unico a essere intervistato in una casa normale. La commozione di Napolitano è di plastica.
  • I simboli comunisti e tutto l’armamentario ideologico del PCI vengono mostrati esplicitamente solo dopo un’ora e mezzo di film. Quando ormai lo spettatore inconsapevole è convinto che il PCI fosse comunista solo di nome. All’inizio del film bisogna tendere l’orecchio sotto gli sproloqui di Veltroni per sentire la folla che scandisce “viva il grande Partito Comunista di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer!”
  • Togliatti è il male, Togliatti aveva un partito piccolo chiuso sulla classe operaia e settario. Longo neanche esiste.
  • Il film non è una miseria solo sotto il punto di vista politico. Sotto il punto di vista artistico è il trionfo di una retorica appiccicaticcia. Musiche commoventi e bianconero come se fosse un servizio di Studio Aperto. Il paragone aulico e incomprensibile tra Berlinguer e l’esploratore Cook.
    L’intervento dell’artista Jovanotti.
  • La posizione di Pasolini è distorta, ma di questo ne hanno già parlato su Valigia Blu.
  • Viene citato il Qualcuno Era Comunista di Gaber. Per la precisione, il pezzo che dice “qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a un razza che voleva spiccare il volo… per cambiare veramente la vita. No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare… come dei gabbiani ipotetici.”
  • Tralasciando però il finale:”E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo”.