Elezioni locali in Francia, Spagna e Olanda. La sinistra


Segnalo un paio di articoli sulle tornate di elezioni locali dell’ultimo mese e, in particolare, sui risultati delle sinistre.

ELEZIONI IN SPAGNA E IN FRANCIA: NENEISTI E FASCISTI AVANZANO IN EUROPA

 

 

di Selena Di Francescantonio su La Città Futura

Nonostante il ministero dell’Interno francese abbia comunicato in modo semi illeggibile (stando ad un comunicato presente sul sito de l’Humanitè e del PCF) i dati sui punteggi ottenuti dai candidati e dalle liste sostenute dal Front de Gauche e dal Partito Comunista, assieme ai Verdi, risulta che il totale a livello nazionale si aggiri attorno al 9.4%, con un incremento dei consensi rispetto alle precedenti elezioni dipartimentali. Ed anche rispetto alle europee di Maggio 2014 in cui il Front de Gauche si attestò attorno al 6%, il risultato di queste elezioni nazionali risulta comunque incoraggiante, un elemento su cui lavorare anche per i comunisti del PCF al suo interno i quali, d’altro canto, mai come ora hanno l’onere di invertire l’infelice rotta in cui il partito ha navigato dal lontano 1994, anno che vide l’elezione di Robert Hue, il segretario- poi liquidato- a cui si deve lo sradicamento del partito dai luoghi di lavoro, la perdita dei 4/5 dei suoi iscritti e il crollo verticale dei consensi alle elezioni presidenziali del 2002 (in cui il PCF passò dal 9% al 3,7%) nel “Paese della lotta di classe”, come Marx soleva definire la Francia.
[…]
Infatti, dopo che il precedente esecutivo andaluso è stato sciolto dallo stesso PSOE in polemica insanabile con gli ex partner di governo di Izquierda Unida, contrari alla partecipazione alle politiche di austerity, è oggi assolutamente da escludere un ulteriore proseguimento nel segno di un’alleanza tra queste due forze politiche; Izquierda Unida esce con molti lividi da queste consultazioni, con una percentuale di consensi attorno al 7% (che corrispondono a 5 rappresentanti) e la perdita netta di 7 seggi rispetto a quelli che aveva ottenuto tre anni or sono. Un colpo non da poco se si considera l’ascesa costante che aveva riguardato IU di Cayo Lara dal 2009 in qua, anno in cui la crisi economica iniziò a mordere duramente una Spagna in cui la sinistra di classe, frammentata e controversa, iniziò a prendere coscienza della necessità di ricostituirsi in un fronte più unitario e organizzato, riavviando un discorso in merito all’unità dei comunisti e delle forze anticapitaliste, alla conquista di una linea sindacale e di ripresa della questione repubblicana.
[…] un discorso particolare merita Podemos, il partito guidato dal fotogenico Pablo Iglesias e che risulta, a discapito dei sondaggi che lo davano vincente, la terza forza politica di queste elezioni regionali (14,8% dei voti e 15 rappresentanti).

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Aggiungo un paio di considerazioni.

Sulla Francia, il risultato dichiarato dal Partito Comunista Francese è, come si legge nall’articolo di Di Francescantonio, un più che dignitoso 9,4% (tutti i dati qua sono riferiti al primo turno). Va però precisato che si tratta di un calcolo che include il 4,72% delle liste del Front de Gauche, l’1,32% delle liste presentate dal solo Partito Comunista Francese, lo 0,06% delle liste presentate dal solo Partito della Sinistra e una certa frazione del 6,79% che il ministero dell’interno comunica come “altri di sinistra”. Questa frazione di voti degli “altri di sinistra” corrisponde alle liste comuni Fronte della Sinistra/Verdi (liste costruite dopo l’uscita degli ecologisti dal governo Hollande). Alle elezioni dipartimentali del 2011 i Verdi prendevano l’8,22%, il Partito Comunista Francese il 7,91% e il Partito della Sinistra l1,01%.
Alcuni siti riportano che “Il Partito Comunista Francese-Fronte della Sinistra è la terza forza politica del paese davanti al Fronte Nazionale”. Questo è certamente vero se si guarda al numero degli eletti, 167 comunisti e 9 “altri di sinistra” contro i 62 della Le Pen, ma questo avviene solo per via della legge elettorale. Infatti, il Front National ha preso il 25,24% dei voti al primo turno, stabilendo il suo massimo risultato nelle elezioni dipartimentali.

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Sulla Spagna, il risultato a sinistra non deve stupire, Izquierda Unida in Andalusia usciva dall’ultima esperienza di governo col centrosinistra, ma ne esce come l’alleato cacciato. Il Partito Socialista infatti ha preferito andare a elezioni anticipate (si sarebbe dovuto votare nel 2016) prima che fosse la stessa IU a far saltare l’alleanza con il referendum interno che era già in programma.
Riguardo ai sondaggi, bisogna notare che nessun sondaggio dava in realtà Podemos primo partito in Andalusia. Nei sondaggi il Partito Socialista è sempre stato nettamente in testa, stabilmente sopra il 30%, mentre Podemos non ha mai sfondato, neanche nel sondaggio più ottimista, il 20%. C’è da notare che però Podemos è stato costantemente sopravvalutato dai sondaggi mentre Izquierda Unida ha avuto sondaggi sia superiori sia inferiori al risultato poi ottenuto.
Problemi della sovraesposizione mediatica di Podemos.

SCONFITTA LA GRANDE COALIZIONE ROSSO-BLU: LA LEZIONE OLANDESE

di Alessandro Pirovano  su Gli Stati Generali

Se per la destra populista questo turno elettorale si è tradotto in una lieve perdita di consensi, per la sinistra è stato il momento dello storico sorpasso del PS, la forza di sinistra radicale all’opposizione, sul PvdA, i socialdemocratici al governo. Il PS, infatti, ha conquistato l’11,6%dei voti, guadagnando un senatore in più, da 8 a 9. Bacino di voti per questa forza della sinistra radicale è stato il nord del Paese, la provincia di Groningen, dove il PS è risultato primo partito per la sua storica opposizione all’estrazione di gas che sta creando sempre più problemi nella zona.

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