“Piano B”: cosa resta della strategia della Sinistra Europea?

Per il Collettivo Stella Rossa ho scritto alcune riflessione sulle conferenze per il cosiddetto “piano B”. Doveva essere una riflessione sulle contraddizioni del “piano B” ma in latga parte è risultata una riflessione sulla strategia del Partito della Sinistra Europea.

“L’idea di base era che i singoli governi potessero temporaneamente disobbedire ai trattati europei per resistere il tempo necessario a creare l’alleanza del sud, che i due anni che separavano le elezioni in Grecia da quelle in Portogallo, Spagna e Irlanda potessero essere gestiti con la costruzione di un movimento europeo contro l’austerità, che si creasse un’onda lunga per tutti i partiti di sinistra, che in Francia e in Italia le sinistre assumessero una dimensione tale da essere credibili come forza di governo e che potessero quantomeno influenzare da sinistra i governi di Renzi e Hollande.[…] La strategia delineata dal Quarto Congresso del PEL è evidentemente a un capolinea, molti dei suoi presupposti si sono rivelati falsi, molti dei suoi obiettivi sono falliti. […]

Uno dei problemi che ci pone questo tipo di iniziative è che la linea politica è spesso soggetta alla volubità di alcuni dei leader. Nello specifico, è evidente che Yanis Varoufakis ha cambiato linea più volte nel giro di pochi mesi, da assolutamente favorevole alla permanenza dei paesi periferici nell’Unione Monetaria Europea ad assolutamente favorevole all’uscita arrivando infine a fondare un movimento politico europeo che mira a democratizzare l’Unione Monetaria Europea e le altre istituzioni continentali. L’elaborazione della linea della conferenza è stata chiaramente influenzata dalle ondivaghe posizioni dell’ex ministro greco.”

Per leggere tutto clicca qui

Rimane una nota di colore: dopo la conferenza romana del movimento di Varoufakis, Roberto Ciccarelli sul Maniesto ha scritto un articolo, ovviamente apologetico. Il livello di serietà è dimostato dalla confusione tra il Partito della Sinistra Europea e il gruppo parlamentare GUE/NGL. Spesso quando scrivo mi chiedo se debba insistere nello specificare la differenza tra il Partito e il gruppo parlamentare, è molto consolatorio sapere che al Manifesto invece se ne fottono e mischiano le cose a cazzo de cane.

Annunci

Tre opzioni per Syriza

GRECIA: IL CAPPIO SI STRINGE

Di Stathis Kouvelakis su http://www.jacobinmag.com

Senza amici

L’isolamente del governo greco è diventato ancora più percettibile dopo le recenti dichiarazione del Presidente Obama […] per cui il governo dovrebbe muoversi rapidamente sulla strada delle “riforme” e accontentate tutte le richieste dei creditori.

[…] Allo stesso tempo la prospettiva di un aiuto immediato da Mosca come risultato della visita del Primo Ministro greco Alexis Tsipras a Mosca sembra svanita. L’accordo sul gasdotto […] con un anticipo sui profitti futuri di 5 miliardi di euro è stato rimandato a dopo l’incontro di Tsipras con il presidente di Gazprom […]. Può non essere una coincidenza che i russi si siano ritirati dopo che l’UE ha lanciato un’azione legale contro Gazprom con dubbie accuse di “abuso di mercato” e “infrazione delle regole europee sui monopoli”.

Opzioni

A questo punto sembrano essere rimaste solo queste tre opzioni al governo di Syriza

1) Lo “scenario buono”, che ancora quello favorito dal governo, è che l’Europa faccia concessioni e si possa raggiungere presto un compromesso […]

2) Il governo greco si arrende. Questo è ovviamente l’obiettivo dell’Europa. In una recente intervista alla Reuters Tsipras ha chiarito che ci sono “disaccordi politici, non tecnici” su quattro questioni-chiave: leggi sul lavoro, riforma delle pensioni, aumento dell’IVA e privatizzazioni […] fare concessioni su questo equivarrebbe alla resa e al suicidio politico di Syriza.

3) Il governo greco fa default sul debito. In una recente intervista all’Huffington Post, Varouffakis ha detto che se il governo dovesse scegliere tra pagare i creditori e pagare salari e pensioni, darebbe priorità alla seconda opzione. Ma ovviamente questo significa una rottura decisiva e l’uscita dall’eurozona (nell’ipotesi migliore lo scenario della doppia valuta può durare alcuni mesi).
La complicazione qua è che fare default a Maggio significa farlo sui pagamenti al FMI, con enormi complicazioni a livello commerciale (il FMI può imporre sanzioni che renderebbero l’accesso al credito privato quasi impossibile). La Grecia dovrebbe preferibilmente fare default sui prestiti europei, ma questi scadono in estate e sembra quasi impossibile resistere fino ad allora.

Prepararsi allo scontro

Adesso è impossibile prevedere quale tra gli ultimi due scenari, gli unici realistici, prevarrà. I segnali in queste ultime settimane sono sempre più contraddittori: da una parte il tono dominante è quello di fiducia e ottimismo sulla possibilità di raggiungere un “onesto compromesso” che è l’obiettivo di Alexis.

Dall’altra ministri molto vicini a Tsipras, come il ministro degli interni Voutsis e il Ministro del Lavoro Skourletis, hanno dichiarato che “ci piacerebbe restare sulla nave chiamata Europa ma il capitano ci sta spingendo fuoribordo, dobbiamo provare a nuotare”.

Sulla stessa linea il vice ministro delle finanze Tsakalotos che ha dichiarato il 26 marzo che “se non si tiene a mente la possibilità di una rottura, allora ovviamente i creditori imporranno le stesse misure che hanno imposti ai governi precedenti”.

[…]

Lo stato dell’opinione pubblica riflette questa incertezza. L’entusiasmo e lo spirito combattivo delle prime tre settimane ora hanno lasciato il posto a una situzione più complessa: il sostegno alla strategia del governo è ancora alto ma significativamente più basso che nei mesi precedenti. Le strade sono calme.

Le recenti mobilitazioni sembrano ristrette a pochi settori (anarchici e comunità locali contro le miniere d’oro a Skouries, nel nord della Grecia) con effetti contraddittori: l’agitazione degli anarchi ha accelerato il voto in parlamento di una legge che alleggerisce le condizioni delle prigioni e abolisce il regime carcerario “ad alta sicurezza”.

La situazione sembra più confusa a Skouries, con la polizia che contrasta i dimostranti e gli operai della miniera che marciano ad Atena in sostegno della continuazione dell’estrazione, sostenuti dai padroni canadesi e dall’opposizione di destra.

L’elemento principale che alimenta la preoccupazione è comunque il fatto che il terrorismo sulla “grexit” non viene contrastato a livello di opinione pubblica. L’opposizione di destra e i media, sempre più ostili al governo […], associano l’uscita dall’euro all’apocalisse […].

Ma la risposta del governo si limita a dire che questa prospettiva sarà evitata dal “compromesso onesto” […]. Un discorso che non mobilita la base di Syriza e non prepara l’opinione pubblica all’eventuale rottura con l’Europa.

Col Partito Comunista che rimane fermo sull’opposizione settaria, col suo segretario che dichiara che rifiuterà ogni sostegno anche in caso di uscita dall’eurozona […] è responsabilità della sinistra di Syriza proporre l’unico approccio sensato che possa evitare il fallimento: mantenere ferma la linea di scontro con l’UE e preparare il movimento popolare e la società greca in senso largo a una traiettoria radicalmente diversa, in Grecia e a livello internazionale.
La posta in gioco non potrebbe essere più alta

Per leggere tutto (in inglese) clicca qui.

Tsipras comincia a ballare: veto della Commissione Europea sull’elettricità gratis in Grecia

Scrive Paul Mason direttamente sul suo facebook:

Con un preavviso di appena 24 ore la Commissione Europea ha posto il veto a un’importante legge la cui discussione è stata programmata per domani al Parlamento Europeo. La cosiddetta “Legge sulla crisi umanitaria” prevede l’erogazione di energia elettrica gratis ad alcune famiglie e misure contro la povertà tra pensionati e senzacasa.

In una comunicazione visionata da Channel 4 [tv pubblica britannica per cui lavora Mason, ndt], Decland Costello (direttore per gli affari economici e finanziari della Commissione) ha però ordinato al governo guidato dalla sinistra radicale di fermarsi. E’ stato posto il veto anche una legge, prevista per il passaggio in parlamento per giovedì, che permetterebbe di pagare in rate gli arretrati fiscali.

La mossa arriva mentre il primi ministro greco Alexis Tsipras ha richiesto che al summit di giovedì vengano svolti colloqui a cinque[Tsipras, Draghi, Juncker, Merkel e Hollande, ndt], e in vista di una decisione cruciale della Banca Centrale Europea sulla ripresa dei prestiti alle banche greche.

La lettera di Costello dice:

Durante la teleconferenza di questa notte avete menzionato il passaggio parlamentare pianificato per domani della legge sulla crisi umanitario. Da quello che dire capiamo che altre iniziative, come la legge sulla rateizzazione, sono pianificate per andare a breve in parlamento.

Vi sollecitiamo fortemente a condurre prima le dovute consultazioni, incluse quelle sulla coerenza con gli sforzi di riforma. Ci sono molte questioni da discutere e vanno discusse come un insieme coerente e unitario. 

Qualunque altro metodo rappresenterebbe un’azione unilaterale e frammentarie che non corrisponde agli impegni presi, inclusi quelli con l’eurogruppo annunciati il 20 febbario.”

La Commissione Europea è stata vista come la più conciliante delle istituzioni che venivano indicate come Troika. La lettera di Costello dice, in sostanza, che se il parlamento greco vota la nuova legge domani, si tratterà di una violazione del compromesso firmato dal ministro delle finanze Yanis Varoufakis il 20 gennaio a Bruxelles.

 

 

L’accordo-ponte dentro Syriza

Ulteriore mio intervento sull’accordo-ponte, in particolare sul dibattito interno a Syriza, pubblicato dal Collettivo Stella Rossa.

L’accordo Grecia-Europa e le critiche dentro Syriza

L’accordo-ponte tra l’eurogruppo e il governo greco è stato portato negli organi di discussione interna di Syriza. Molti importanti membri di Syriza avevano già criticato pubblicamente l’accordo, la discussione interna ha portato all’approvazione dell’accordo-ponte, ma con forti differenziazioni interne. […] alla fine si è arrivati al voto di un emendamento critico presentato da Lafazanis, in cui si giudica l’accordo-ponte un compromesso negativo, si auspica di tornare immediatamente al programma del partito e si chiede anche che future decisioni del genere siano prese solo dopo una consultazione interna al partito. L’emendamento è stato respinto con 92 voti contrari, 68 favorevoli e 5 schede bianche. Considerato che 30 membri del Comitato Centrale non erano presenti, di fatto sono stati meno della metà dei membri a sostenere interamente l’accordo-ponte, mentre gli organici alla Piattaforma di Sinistra di Lafazanis sono solo 60.

Per leggere tutto clicca qui.

E’ giusto dire che non bisogna fare gli allenatori al bar. Come ho già sostenuto, a sapere esattamente cos’è successo nelle trattative sono un pugno di persone tra ministri, capi di stato, banchieri centrali e commissari europei. L’atteggiamento di chi dice “Varoufakis avrebbe dovuto” è difficilmente distinguibile da quello di chi rinfaccia a Trapattoni di non aver convocato Baggio ai mondiali in Giappone… Ma anche chi si sgola per dire che va tutto bene si differenzia poco da chi non contesta mai le parole del mister…
Risulta particolarmente antipatico l’atteggiamento, emerso soprattutto sul Manifesto, di dipingere Manolis Glezos come un vecchio coglione e la Piattaforma di Sinistra come dei pazzi che accusano Varoufakis di tradimento. Glezos non è un coglione e la Piattaforma di Sinistra non ha accusati di tradimento, semmai di aver sbagliato. Ma nella sinistra italiana che si possa contestare le mosse della dirigenza nel merito e non sbraitando al tradimento sembra impossibile (forse perchè i tradimenti sono stati tanti…).

Fortunatamente il dibattito interno a Syriza non è tutto come ce lo vuole raccontare il Manifesto.

lafaz

Tsipras e Lafazanis

 

 

 

Ancora sulla Grecia

Una mia nota sull’accordo-ponte pubblicata dal Collettivo Stella Rossa:
http://www.collettivostellarossa.it/20150222/dopo-laccordo-ponte-sulla-grecia

Aggiungo, ora sui social network Varoufakis dice che la formula che, secondo lui, mette fine ai vincoli di bilancio è “appropriate primary surplus”. E che lui interpreterà qual “appropriate” in maniera creativa. Ma appunto, bisogna vedere che succede lunedì.

Mi pare, uno stallo

La Grecia ottiene un’estensione di 4 mesi (ne chiedeva 6).

Entro lunedì il governo greco dovrà presentare le riforme per poter stare nei parametri. Syriza presenterà le riforme fiscali e la lotta all’evasione fiscale.

Non si fa menzione di riforme del mercato del lavoro, che vuol dire che Syriza potrà andare avanti col ripristino del contratto nazionale di lavoro.

Mi pare che non ci sia da festeggiare, l’austerità non è finita e per i prossimi 4 mesi gli avvoltoi continueranno a volare su Atene. Mi pare non ci sia da urlare alla capitolazione, lo spazio di manovra ottenuto è minuscolo ma si è ottenuto che le riforme non riguardino ulteriore austerità e il mercato del lavoro.

greece-finance-minister-Y-008

Per completezza, dopo l’articolo pre-accordo, traduco l’articolo di Paul Mason che contiene delle informazioni interessanti. Ovviamente, non condivido tutto di Mason.

La Grecia ottiene l’accordo. Ma se i dettagli vanno male “siamo finiti”.

 L’eurozona e il Fondo Monetario Internazionale hanno fatto un accordo con la Grecia estendendo il prestito di salvataggio di quattro mesi in cambio di misure politiche di significativo impatto economico agli occhi degli investitori. La seconda parte dell’accordo verrà Lunedì, con la Grecia che presenterà una lista di misure proposte.

In termini calcistici il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha strappato una “sconfitta di misura fuori casa” da quello che poteva essere una sconfitta totale, sia in coppa che nel campionato.

L’accordo non da nulla alla Germania di ciò che voleva. Lascia che la Grecia modifichi gli obiettivi fiscali di quest anno, cioè raggiungere un surplus più ristretto, per quanto non specificato. In più, secondo Varoufakis, c’è una “ambiguità creativa” sui surplus necessaria alla Grecia per andare oltre quest anno.

Secondo, mantiene le parole proposte da Varoufakis giovedì: la Grecia non ritirerà le vecchie misure o proporrà azioni unilaterali “che potrebbero influenzare negativamente gli obiettivi fiscali, la ripresa economia o la stabilità fiscale”, ma con l’aggiunta delle parole “come giudicato dalle istituzioni”. Questo chiarisce chi dovrà  decidere se il programma rivisto dalla Grecia minaccia queste cose [gli obiettivi, la ripresa, la stabilità].

Per lunedì la Grecia deve proporre una lista di misure per poter avere i soldi, ricapitalizzare le sue banche e rinnovare i prestiti. Varoufakis ha parlato di questo alla conferenza stampa come di qualcosa che dovrà essere stabilito insieme, quindi il gioco di forza tra Germania e Grecia, e tutti gli altri nel mezzo, continua. Ma con l’FMI di mezzo, i cui metodi sono considerabilmente meno dottrinari di quelli della BCE rispetto alle proposte di Syriza.

In più la parola “ponte” appare nell’accordo. Dijsselbloem ha detto che questo dovrebbe essere il ponte per ogni accordo futuro e che, in questo senso, è stata superata l’opposizione della Germania ad ogni segnale della possibilità di una fase di transizione.

Parti positive per la Grecia

Penso che Varoufakis abbia ottenuto qualcosa di significativo. Nelle ore prima l’accordo i media greci riportavano che la fuga dai depositi stava crescendo significativamente. Quindi non era la BCE a minacciare la Grecia col controllo dei capitali, erano la banca centrale greca e il ministero delle finanze a sapere che avrebbe dovuto limitare i prelievi entro martedì.

Con questa scadenza ben chiara i negoziatori greci hanno temuto che la posizione che hanno firmato stasera sarebbe ridotta dai suoi oppositori al nulla, cioè alla posizione tedesca. Firmandola subito, loro credono, hanno rimosso il conto alla rovescia e se, come si aspetta Varoufakis, la BCE facesse annunci positivi sul ripristino delle normali linee di credito alle banche greche, le avrebbero messe in sicurezza. Alla conferenza stampa Varoufakis ha detto che le banche sarebbero rimaste aperte “martedì, mercoledì e tutti i giorni successivi”.

Lo scenario peggiore per la Grecia era che, imponendo limiti ai prelievi martedì, FMI e UE li avrebbero presi per i piedi, come Cipro, forzandoli alla capitolazione totale.

La reale sostanza di ciò che è stato concordato sarà decisa quando l’UE/FMI e la BCE diranno si o no alle proposte greche. Il ministro delle finanze tedesco non era presente all’annuncio finale dell’accordo. Quindi bisogna ancora vedere cosa diranno i politici tedeschi.

La Sinistra di Syriza

Varoufakis era visibilmente sollevato. Penso che abbia evitato la fuga dalle banche e la resa totale, ma solo ritirandosi dalle posizioni promesse da Syriza dopo le elezioni.

La sinistra di Syriza criticherà questo e criticherà la condotta di Varoufakis e della sua squadra che sembra essere rimasta stasera con poche frecce al proprio arco. Ma proprio perchè Varoufakis potrà dire “è meglio di come avrebbe potuto essere” mi aspetto che ci sia anche del sollievo e che la rabbia, nelle strade greche durante i prossimi giorni, venga incanalata verso la Germania.

Alla domanda su cosa succede l’UE e il FMI non accolgono le proposte di Syriza lunedì, Varoufakis ha risposto in maniera disarmante:”siamo finiti”. Ma se si trovasse l’accordo, c’è molto che Syriza potrebbe fare su capitoli non legati ai limiti fiscali. I quattro mesi ci porterebbero soltanto alla fine di giugno, che è sempre stato il “periodo delle rivolte” dall’inizio della crisi greca.

La crisi strategica non è finita. Ma il danno alla fiducia e alla solidarietà è reale, con una nazione, la Germania, percepita come impegnata a forzare l’elettorato di un’altra nazione ad arrendersi.

Alla conferenza stampa ho chiesto a Dijsselbloem:”Cosa avete da dire al popolo greco, di cui avete appena distrutto la democrazia?” Ha risposto che non pensava che la domanda fosse obiettiva. Dovremo trovarci d’accordo sull’essere in disaccordo.

 

Mason sull’eurogruppo di stasera

Ok, premessa: credo che a sapere realmente cosa stia succedendo ora siano Tsipras, Varoufakis, Draghi, Schauble, Merkel, Juncker, Dijsselbloem e pochi altri (ammesso che tutti conoscano realmente le reali internzioni degli altri).

var
Ma una vaga idea dobbiamo pur tentare di farcela, senza farci trascinare dai retroscenismi. Il giornalista inglese Paul Mason ha ammesso abbastanza candidamente di essere coinvolto nel gioco della rivelazione dei documenti “riservati” dall’eurogruppo. Quantomeno, a differenza di altri retroscenisti che assumono sempre la posa della fonte indipendente, ammette di essere una pedina di Varoufakis e si può abbastanza ragionevolmente assumere che quello che scrive è ciò che il governo greco vuol far passare (in questo senso dichiarazioni sull’alleanza con italiani e francesi, per esempio, vanno prese cum grano salis).

Sul suo blog oggi ha scritto:

Eurogruppo: la Grecia potrebbe trovarsi di fronte a una decisione fatale sull’euro.

C’è un momento nel film Gettysburg in cui la fanteria dei nordisti sta per essere travolta dai sudisti. Il comando nordista getta nella mischia un reggimento trasandato composto da contadini del Maine guidati dal professore di retorica Joshua Lawrence Chamberlain. Il generale dice:”Vediamo come combattono i professori”.

La risposta è: senza paura. Gli uomini di Chamberlain esauriscono le munizioni, lui ordina una carica alla baionetta suicida che però risolve la situazione.

La mia impressione è che dietro ogni professore di qualunque cosa, ma specialmente quelli di economia, ci sia un Joshua Lewis Chamberlain pronto ad uscire. E oggi potrebbe essere il giorno giusto.

Oggi è la Gettysburg della Grecia. Dopo che la BCE ha esteso i prestiti d’emergenza alle banche greche per solo pochi giorni, i greci hanno solo fino a stasera per raggiungere un accordo di compromesso.

Il governo di estrema sinistra in grecia non sta cercando oggi una soluzione strategica alla sua crisi del debito, solo un’estensione di 4-6 mesi del vecchio accordo di salvataggio e il diritto di emendarlo per potere attuare il 30% del programma anti austerità su cui è stato eletto. Per ottenere questo si è ostinatamente ritirato negli ultimi cinque giorni

Ieri il ministro delle finanze Yanis Varoufakis (ex professore dell’Università del Texas) ha ritrattato il suo precedente rifiuto di chiedere un’estensione del vecchio accordo, ma continua a volere margini per impostare i suoi obiettivi di bilancio e applicare nuove leggi per ridare ai lavoratori i diritti contrattuali.

Ha degli alleati (Italia, Francia e il ministro della finanze olandese Jeroen Dijsselbloem che guida l’eurogruppo), ma sono alleati che vogliono portare le condizioni “ai margini dell’accettabilità. Mentre la Germania insiste che il governo greco, sostanzialmente, si arrenda.

Dentro Syriza c’è una forte ala sinistra che ha il 30% degli organi interni e vuole lasciare l’euro [la Piattaforma di Sinistra]. Ma la dirigenza del partito non vuol, si è convinta ed ha convinto l’opinione pubblica greca che agendo risolutamente si possano trovare alleati in Europa, guadagnare spazi di manovra e poter portare avanti l’esperimento di un governo non liberista dentro l’area euro.

Oggi vedremo chi ha ragione. Anche se la classe politica europea è simpatetica con la Grecia (come è evidenziato da Dijsselbloem e Juncker che sostengono il compromesso greco), c’è una fazione di fondamentalisti che hanno sempre voluto una sola scelta: resa totale della Grecia o uscita.

Se dovessero prevalere, Varoufakis e i suoi collaboratori dovranno prendere decisioni fatali.
Tra di loro c’è Euclid Tsakalotos, economista dell’università di Atene con studi a Oxford, ministro supplente per le relazioni economiche internazionale, e il suo collega George Stathakis, che guida il ministero dello sviluppo. Alistair Campbell pensa che avrà un ruolo chiave l’ex portavoce di Tsipras, attuale ministro dello stato, Nikos Pappas.

Ieri notte mi è stato detto che, nel gruppo di lavoro che prapara gli incontro dell’eurogruppo, il compromesso greco è stato preso come bozza del possibile accordo. Questo vuol dire che la Grecia continua a stare al tavolo. Ma pare che durante la notte la Germania abbia aggiunto alla bozza dei termini che la Grecia non può accettare e la pre riunione è finita senza risutlati.

Nelle prossime ore succederà qualcosa di decisivo. O i greci si ritirano del tutto o portano la crisi in una nuova fase.

Varoufakis e i suoi vogliono stare nell’euro: credono, e hanno venduto l’idea ai loro sostenitori, che un “euro buono” sia possibile, in cui Francia, Germania e il capo della BCE Mario Draghi e la sinistra europea possano persuadere la Germania ad abbandonare bassa crescita e austerità. Ma non c’è innamoramento dell’euro: Varoufais mi ha detto il mese scorso, prima delle elezioni, che secondo lui l’euro potrebbe collassare nel giro di due anni senza una riforma.

Se si sbagliano, non avranno altra scelta se non l’equivalente della carica alla baionetta di Chamberlain. La BCE minaccerà il collasso delle banche greche. Varoufakis e compagnia dovranno, come minimo, mettere limiti ai prelievi dalle banche, controlli ai movimenti di capitale e cominiciare a trattare prestiti-ponte coi cinesi e i russi.

C’è ancora la possibilità che la squadra di Syriza insceni una ritirata combattendo, ma dopo tre settimane di colloqui tattici esasperanti, e con un consenso interno attorno all’80%, potrebbero essere pronti a montar le baionette.