Il divertente sondaggino elettorale di Repubblica.

Repubblica.it qualche giorno fa riportava in homepage la traduzione italiana del sondaggino di EUandI sulle elezioni europee, un sondaggio tendenzialmente ben fatto che oltre a chiedere l’opinione su alcune questioni politiche include anche una scala di priorità. Del tipo che uno può anche far sommessamente notare che la permanenza o meno nell’euro può essere una faccendo più importante del finanziamento pubblico ai partiti. Poi uno può domandarsi cosa centrino in un sondaggio sulle elezioni europee alcune questioni che sono totalmente di competenza degli stati nazionali. Ma vabbè, è un sondaggino su internet. Mica puoi pretendere più di tanto.

Poi Repubblica ha tolto il sondaggino EUandI e l’ha sostituito con uno proprio. Un sondaggino che non solo non include nessuna scala d’importanza, ma che chiede l’opinione su temi particolarmente scottanti come la bandiera europea agli eventi sportivi e le politiche per preservare gli stock di pesci nel mare.Evidentemente l’opinione dei deputati e dei cittadini sul Fiscal Compact non è nulla di cui tenere conto alle elezioni europee…

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La parte divertente è che ovviamente le domande sono abilmente selezionate per far risultare il cittadino medio dddesinistra come vicino, vicinissimo, perfettamente coincidente coi deputati del gruppo dei Socialisti e Democratici, cioè del PD. “Casualmente” le domande interessano questioni su cui il gruppo della sinistra radicale GUE/NGL vota in ordine sparso, per esempio sull’esenzione degli investimenti per posti di lavoro dai vincoli di bilancio. Dove la spaccatura, ovviamente, è tra chi vota a favore all’esenzione e chi vota contrario perchè comunque non devono esserci vincoli di bilancio imposti dall’Unione ai singoli stati.

Morale: nella costruzione della lista L’Altra Europa con Tsipras c’è stato chi sosteneva che non bisognava porre nessuna condizione agli intellettuali perchè così il gruppo Espresso ci avrebbe trattato coi guanti. C’è chi accusa L’Altra Europa di essere asservita all’imperialismo, al capitalismo e al malvagio impero galattico proprio per la presenza di alcune persone che lavorano per il gruppo Espresso. Ci si metta il cuore in pace.Repubblica e il gruppo Espresso fanno, come al solito, campagna per il PD. Come al solito, martellano la sinistra a sinistra del PD.

Nitpicking Aspesi (ma che Hobbit hai visto, Natalia?)

Non si per quale motivo, ma ormai quel giornalaccio di Repubblica ha deciso che Natalia Aspesi deve occuparsi di Tolkien. Sarà per l’esperienza decennale nel non capirne nulla. Sarà che, in un paese in cui anche l’assassino fascista Casseri può passar eper un esperto di Tolkien, anche la Aspesi può riuscire a sembrare una persona assennata.

Sarà quel che sarà. Di seguito una recensione della recensione che la Aspesi ha deciso di dedicare a Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato.

Non si sa se anche il regista neozelandese Peter Jackson sia uno dei milioni di fondamentalisti hobbitiani che venerano il defunto creatore della Terra di Mezzo,

Che Jackson sia un fan di Tolkien è risaputo dal primo annuncio della trasposizione cinematrografica del Signore degli Anelli

il barbuto con pipa professor John Ronald Reuel Tolkien;

Notare la barba di Tolkien. Però la pipa c’è, di questo gli va dato atto.

o che semplicemente aspiri a un altro successo planetario, miliardario e ultrapremiato, come la precedente trilogia Il signore degli anelli, che conquistò il mondo dieci anni fa,

Non si può oggettivamente negare che a Jackson i soldini facciano schifo.

tratto dai tre romanzi-fiaba eccentrici e leggermente dementi, scritti negli anni 50 dall’ erudito docente di filologia medioevale inglese a Oxford.

Il Signore Degli Anelli è un romanzo unico, per motivi editoriali spezzato in tre volumi. Il Signore degli Anelli ha solo parzialmente forma di fiaba, ma ha molto più a che fare col romanzo cavalleresco, come forma letteraria. Ammetto di non capire cosa voglia dire “eccentrico e leggermente demente” riferito a una romanzo. La straordinaria coesrione interna del Signore degli Anelli mi rende difficile pensarlo come un romanzo “demente”. Mica è un libro di Fabio Volo…

In ogni caso parendo al regista e ai suoi collaboratori uno spreco fare un solo film sia pure da un solo romanzo, anche Lo Hobbit, prima opera non accademica di Tolkien pubblicata nel 1937 (e ripubblicata adesso da Bompiani in una nuova traduzione) si è dilatata in un’ altra cinetrilogia.

Come si diceva sopra, difficile negare che al Jackson e alla produzione i dollari facciano schifo e che questo è il motivo principale dell’estensione a tre film, andrebbe però specificato che la vicenda letteraria de Lo Hobbit nella trilogia cinematografica viene farcita con materiale vario pescato dalle sterminate appendici del Signore degli Anelli e da Racconti Incompiuti.

Ed ecco il primo episodio, Lo Hobbit: un viaggio inaspettato che pare tale e quale alla precedente saga (che sarebbe però il seguito), piùo meno con gli stessi attori e personaggi,

Ci sono 13 personaggi (i nani) che nel Signore Degli Anelli non comparivano (solo uno veniva nominati come padre di Gimli).

completo di maghi, mostri, nani, draghi, bestiacce troll, elfi e naturalmente hobbit: forse esageratamente lungo, quasi tre ore, sia per bambini pur appassionati di massacri come i piccoli Simpson televisivi,

Sfugge la connessione tra la lunghezza de Lo Hobbit e i cartoni di Grattachecca e Fichetto di un minuto.

sia per quegli adulti che credendo ancora alle fate, in tutto il film eroicamente maschio, casto e forse un po’ gay, devono accontentarsi dei pochi minuti in cui appare, simile alla Madonna di Fatima, la diafana Galadriel regina degli elfi, che è anche qui Cate Blanchett.

Perchè l’uomo va a vedere i film sono per la fica, si sa. E se ci sono degli uomini che fanno le cose insieme, sono froci. Di ampie vedute, eh, la Aspesi.

In più la nuova meraviglia tecnica, il digitale 3D ad alta frequenza, fortunatamente possibile in poche sale già attrezzate alla forse inutile bisogna, procura momenti di nausea, accentuati quando appare l’ orribile Gollum, il già noto mostriciattolo cattivo, nudo, sdentato ghignante e con enormi occhi rotondi; alla fine poi, dopo tanto accavallarsi di avventure reboanti di cui sfugge la tridimensionalità (se non per una farfalla che pare volarti in faccia), l’ eccesso di tecnologia causa negli spettatori più provati attacchi di strabismo. Il terribile drago Smaug ha distrutto il meraviglioso regno dei nani di Erebor, tutto oro e diamanti, e l’ erede nano Scudodiquercia, un bel giovanotto dagli occhi bistrati come un divo di Bollywood (Richard Armitage) assieme ai suoi 13 nani anziani con le barbonea treccineei baffia mezzaluna,

A parte che i nani sono di età diverse, la compagnia è composta da 13 nani Thorin Scudodiquercia incluso. Bilbo deve essere aggiunto per essere il quattordicesimo. (potrei sbagliare confondendo libro e film, ma mi pare venga detto esplicitamente, non è che ci si deve mettere a contarli, i nani)

vuole riconquistare regno e ricchezza, con l’ aiuto del mago Gandalf (sempre il geniale Ian McKellen) e dell’ apparente inetto giovane hobbit Bilbo Baggins (Martin Freeman) la cui pacifica vita viene mandata all’ aria da quell’ armata Brancaleone definita da uno dei tanti mostri semiumani a cavallo di mostri semibestie, “feccia nanica”.

Trattasi di orchi. Che vuol dire semiumani? E che vuol dire semibestie?

Poi: attraversamento di foreste, fughe in pianure immense, sprofondare in precipizi, cupi laghi sotterranei, caverne terrorizzanti, costruzioni fiabesche, scontri con ogni tipo di orco crudelissimo, battaglia tra enormi guerrieri di pietra, teste mozzate. Mah! E se di questo supposto blockbuster ne tagliassero una bella mezz’ ora?

Supposto? Dicasi blockbuster film di intrattenimento di particolare successo, dati i fantastiliardi incassati Un Viaggio Inaspettato può definirsi blockbuster senza aspettare l’autorizzazione della Aspesi.

Come ovvio, sono meravigliose le scene, sia quelle degli sconfinati paesaggi, dicono veri, della Nuova Zelanda, che quelle digitali di sontuosa fantasia. La compagnia dei nani tutti salvi, via aerea su condor giganti,
Condor? CONDOR?!?!?! Sono aquile, santocielo!
vede in lontananza la Montagna Solitaria dove si ergono le rovine di Erebor: dentro, sepolto da cascate d’ oro, un occhio malefico compare, quello del potentissimo drago Smaug. Il seguito alla seconda, e terza puntata, del resto già girate. LO HOBBIT Regia di Peter Jackson Con H.Weaving, C.Blanchett, E.Wood, O.Bloom I.McKellen, C.Lee, I.Holm, A.Serkis, R.Armitage

I nomi di attori e regista sono giusti, almeno quelli.

Il senso di Repubblica per la Cina (e di Visetti per il lavoro altrui)

Che il noto quotidiano fondato da Scalfari abbia sulla Cina una linea editoriale, per così dire, discutibile è cosa ormai nota.

Da quando Federico Rampini ha preso un volo diretto New York – Beijing e s’è fatto arrivare un titolo da sinologo con i punti accumulati sulla carta della American Airline, Repubblica non è stato solo un giornale con un inviato in Cina, è stato il giornale che forgia l’opinione che si ha in Italia della Cina. Non importa chi vada a Beijing per il Corriere, per La Stampa o per la Rai, è Repubblica che da il La e tutti si devono accodare.

Grazie alle suo corrispondenze dalla Repubblica Popolare Rampini è diventato una star. Ce lo possiamo ricordare mentre sfoggia la sua camicia alla maoista nei programmi di prima serata, tra un bignami della Rivoluzione Culturale e una chiacchera sullo Xinjian. Lo possiamo ritrovare tuttora con una categoria a parte nelle librerie. Sembra uno scherzo e invece è vero, alla Feltrinelli “Federico Rampini” è una categoria a parte nella sezione Geopolitica. Non Kissinger, non Kanna, non Kaplan. Rampini.

Certo, in tutto questo s’è attirato le antipatie di molti sinologi che hanno avuto l’ardire di pensare che passare una vita a studiare la Cina sia più qualificante di essere l’inviato di Repubblica. Sarà che Rampini per una conferenza di due ore prende quello che un docente associato si prende in un anno di lezioni (e anche di più). Sarà che lo stato degli studi cinesi in Italia è tale che i migliori elementi fanno fatica a farsi pagare il rimborso del treno Venezia – Bergamo (e non hanno neppure la carta dei punti). Sarà che alcuni di questi criticoni invidiosi sostengono che Rampini scriva un sacco di baggianate.

Sia come sia, a un certo punto il buon Federico torna negli U.S.A. e passa lo scettro della corrispondenza a Giampaolo Visetti, il quale decide di partire con il botto diffondendo la notizia della censura di Avatar in Cina. Notizia ovviamente falsa, milioni di cinesi hanno visto il film e chiunque vada a farsi un giro per il Parco Nazionale di Zhangjiajie, dove sono state girate molte scene, si ritrova pieno di pubblicità di Avatar e di splendide foto plasticotte in 3ddì con gli alieni blu che saltano fuori. Tipico di un’opera censurata.

Ma l’opera in cui Visetti s’è distinto di più è stata l’ispirarsi al lavoro di altri giornalisti. E non dichiararlo. E distorcerlo anche.

L’articolo Do you speak mandarino? Cinese nuova lingua globale aveva attratto l’attenzione di molte persone. Le tesi parevano ardite. Possibile che degli esperti si sbilanciassero fino a sostenere che nel giro di un secolo cinese ed inglese saranno le due lingue dominanti? La cosa ha suscitato l’interesse di Mirko Tavosanis che, sul suo blog Linguaggio e scrittura, finisce per dimostrare come l’articolo rimastichi ed esageri in maniera scandalistica un articolo del Guardian pubblicato poco tempo prima. A tratti addirittura capovolgendo il senso di quanto detto veramente dagli intervistati. Lo stesso Tavosanis segnala un altro caso, sempre col Guardian ma stavolta legato ad un’azienda di incontri amorosi. Questo nell’autunno 2011.

Nell’estate del 2012, invece, è Antonio Talia ad aprire un blog per denunciare l’uso, parola per parola, di due suoi articoli per RSera. Ovviamente senza che Visetti dichiarasse la citazione. Chiamato in causa, il giornalista di Repubblica s’è difeso sostenendo che fosse una svista tecnica. Alla luce della professionalità dimostrata da Visetti (e dai suoi colleghi di Repubblica), si lascia ai lettori la conclusione su quanto sia credibile questa difesa.

Lo sbarco in libreria non poteva mancare: non sto più nella pelle dall’attesa di poter leggere la storia dell’umile taxista venuto dalla campagna. Chissà se il Guardian ha mai pubblicato qualcosa a proposito.

Della manfiestazione del 12 maggio

COME HA DETTO UNA COMPAGNA NAPOLETANA: AVIMM’ SCASS’T!

Manifestazione nazionale contro il governo Monti: you’re doing it right

Quando è stato deciso di lanciare la manifestazione del 12 maggio ci hanno presi tutti per pazzi. L’ultima manifestazione nazionale della sinistra politica è stata quella dell’ottobre 2008, che di fatto rese pubbliche in piazza il clima di scissione. Poi ci sono state grandi mobilitazioni sindacali e di movimento, ma ogni volta che s’è provato a mettere insieme una manifestazione della sinistra politica il tutto è naufragato nell’indifferenza o nelle divisioni. Il successo della manifestazione indica che questa volta abbiamo avuto ragione noi a indirla come Federazione della Sinistra. E chi ha aderito è stato il benvenuto, e chi non ha aderito sarà per la prossima volta. E certi capetti di movimento che pensano che i partiti debbano muoversi solo in coda alle mobilitazione degli altri, magari mettendo a disposizione soldi e tempo, hanno avuto quello che si meritavano. Non è questione di essere settari o di voler mettere la nostra struttura davanti a tutte le altre, è che questa fobia dei partiti e dell’organizzazione ha fatto male a tutti durante questi ultimi 4 anni. L’abbiamo visto nell’ottobre scorso, quando qualche decina di provocatori impedì la manifestazione di massa degli indignados, anche se sarebbe stato possibile respingere l’attacco e continuare la manifestazione, a patto di essere organizzati.

Dicevo, la manifestazione è stato un successo. Onestamente, mi facevo quattro calcoli su un pullman riempito a stento mettendo insieme tre province lombarde, e pensavo che se al corteo ci fossero state circa 5mila persone avremmo potuto dire d’aver portato a casa la giornata. Quando siamo arrivati al concentramento di Piazza della Repubblica le previsioni fosche sembravano confermate, piazza riempita stento per un terzo. Però, quasi come fosse la scena del funerale di ‘900, i compagni hanno cominciato a confluire nel corteo dopo l’avvio, con l’arrivo di molti pullman dalla bassa Italia e dei romani. Alla fine la questura ha detto che eravamo 25mila, Repubblica.it addirittura 40mila!

La parte più importante della giornata è stata per me la presenza dei nostri compagni in giro per l’Europa. Sotto il profilo del ragionamento ci hanno reso esplicito che non dobbiamo aver paura di dire quello che diciamo. Non deve essere un tabù la nazionalizzazione delle banche, la partecipazione dei lavoratori alle scelte delle imprese. Non deve essere un tabù capire, come ha fatto la compagna del Partito Comunista Portoghese, cosa vuol dire essere parte di un agglomerato capitalista come l’Unione Europea. Pierre Laurent, segretario del Partito Comunista Francese, ci ha detto per bene che non dobbiamo illuderci su Hollande, che solo la lotta potrà far si che non ceda sulla ricontrattazione dei trattati europei e che la sinistra europea, specie quella dei paesi del sud dell’Europa, deve saper ragionare sempre di più insieme.

Ci sono poi anche tasti dolenti.
Per esempio l’intervento della direttrice del Manifesto, accolto con freddezza dalla piazza e che ha fatto poco per farsi amare. Se un pezzo storico della sinistra intellettuale come il Manifesto non riesce a dire mezza parola di autocritica non ci si può stupire se negli ultimi dieci anni sono passati da 60mila copie a 20mila copie al giorno e a un’imminente chiusura.
L’altro grande tasto dolente è che, nonostante l’abbraccio tra Ferrero e Diliberto, non c’è ancora un’idea unica sul che fare. Tutti son d’accordo su unire la sinistra, ma mentre Ferrero tira più verso un polo autonomo con SEL e IdV, Diliberto pensa che l’unità vada fatta per stare in un “fronte democratico” in cui il PD non sia più la forza guida. Anche sul concetto stesso di “sinistra” c’è qualche problema. Già includere l’IdV è un esercizio che facciamo a fatica, ma lo facciamo perchè in posti come Napoli e Palermo s’è costruito qualcosa di significativo insieme. L’intervento di Salvi ha provato a includere anche il Movimento 5 Stelle, ricevendo però i fischi della piazza. Poi il francese Lauren ha chiamato Grillo “il clown” e ha detto che alla Federazione della Sinistra non servono cinque stelle perchè ha già un’unica stella, rossa, quella del movimento operaio.

Ma una manifestazione come questa porta anche un lato emozionale. Come quando vieni fermato da degli irlandesi che si complimentano perchè una manifestazione così contro l’austerità in Irlanda non s’è ancora fatta. O come quando Vassili Primikiris, della segreteria di Syriza, ci ha detto (più che altro, urlato, lo si sentiva anche senza microfono) “il popolo greco non dimenticherà mai la solidarietà dei comunisti italiani durante tutti i periodi più bui della Grecia”. E, sempre come ha detto Primikiris, quello che ti lascia una manifestazione del genere è prima di tutto l’idea che non dobbiamo pensare come una minoranza dignitosa che critica tutti gli altri, come i destinati a una sconfitta eterna. Siamo tanti e abbiamo ragione: POSSIAMO VINCERE!

Camila Vallejo a L’Havana

Riassunto: Camila Vallejo è stata leader delle proteste studentesche contro il governo cileno, è militante del Partito Comunista Cileno ed è ora vicepresidente del sindacato degli studenti universitari, dopo esserne stata la presidente. In Italia, tutto quello che i media borghesi dicono di Camila Vallejo è che è una bella ragazza.

Camila Vallejo è stata in visita ufficiale a Cuba. Le polemiche su un viaggio del genere sono talmente scontate che la Vallejo ha scritto un articolo preventivo in cui rispondeva a tutto. Ovviamente non è servito ad evitare che Yaoni Sanchez, blogger cubana dell’opposizione, imbastisse la polemica e che la polemica venisse ripresa dai media anti-castristi. Che poi la Vallejo abbia detto ampiamente che secondo lei il Cila non dovrebbe seguire il modello Cubano, vabbè, dai, vuoi star li a far sottigliezze?

Poteva mancare Repubblica? No, non poteva mancare, e infatti c’è il reportage di Omero Ciai, che per non farsi mancare nulla distorce anche lui l’articolo della Vallejo e sottolinea che è una bella donna.

Nel piccolo mondo valtellinese, ha partecipato alla distorsione del pensiero della Vallejo anche Tellus, che fra l’altro vince il premio per il miglior commento EVAH: yoani sei una filocastrista (finta anticastrista)

Giro di segnalazioni sulla Cina

Nell’ultimo mese, il caso della destituzione di Bo Xilai da Segretario del Partito Comunista Cinese della Città di Chongqing ha fatto parlare molto di Cina. Per lo più, parlandone male. Ma non nel senso che si dice “buuu cinesi cattivi”, nel senso che si parla a caso.

Fortunatamente ci sono delle eccezioni.

Aldo Giannulli, giornalista specializzato in intelligence e militante comunista, ha scritto un lungo intervento doppio (qui e qui), forse in alcune parti un po’ schematico, ma che ha il pregio di ricordare che quello che succede in Cina avrà un sacco di ripercussioni su di noi. It’s a brave new world, meglio non farselo raccontare da Visetti.

Il gruppo di ChinaFiles.com ha avviato un bel dossier sull’intera successione che da qui a un anno cambierà i vertici del Partito, dello Stato e dell’Esercito. Anche qui, tutto da prendere col beneficio d’inventario, specie alcuni interventi in cui si carica di troppe speranze il riformismo dei Wen Jiabao e Wang Yang. Se le riforme democratiche sono banche private e modello-Foxxconn, lunga vita al conservatorismo.

Contropiano.org propone alcuni spunti sul caso Bo Xilai visto come lo scontro tra un’ala destra e un’ala sinistra. Analisi che viene prese di peso dalle cronache di Francesco Sisci per il Sole24ore. Come al solito, Sisci ha il pregio di fare analisi non banali e dichiarare ciò che pensa senza nasconderlo dietro a una falsa neutralità. In parole povere, nel campo dei giornali borghesi il Sole24ore batte per l’ennesima volta repubblicapuntoitte

Infine, su un piano più ampio, le riflessioni di Simone Oggionni, coordinatore nazionale dei Giovani Comunisti, sul sistema cinese. Ogni tanto i viaggi li azzecca. L’articolo ovviamente non rimarrà negli annali della sinologia, ma considerando che fuori dai circoli accademici parlare della Cina equivale a esporsi allo sfottò del qualunquismo dominante… beh, un buon primo passo.

Critichiamo Repubblica, critichiamo Confucio

Giornalismo italiano e Cina: proprio non ci siamo

Era poi anche l’ora che questo discorso cominciasse ad emergere anche sui media a grande diffusione (magari non grandissima diffusione, sempre più del pur meritorio gruppo di FB Mandiamo Federico Rampini a dissodare terreni nel Sichuan )

Giusto per dare un’idea, “certi giornalisti di Repubblica”, cioè Visetti, copiano gli articoli del Guardian, e lo fanno pure male: http://linguaggiodelweb.blogspot.it/2011/10/il-cinese-soppiantera-presto-linglese.html

Capisco che nei commenti Beniamino Natale si possa sentire offeso, ma forse sarebbe il caso di offendersi ad avere dei personaggi del genere come colleghi.