Ma perchè? Perchè NO.

Mancano due settimane al referendum costituzionale.

È ora della predica su come voto.

1 – Voto NO perché sono ideologicamente contrario

Questa è davvero la riforma di JP Morgan, è una riforma anti lavoro, pro capitale.

Ne ho parlato su La Città Futura:

Non è difficile vedere come la riforma di Boschi e Renzi risponda – quasi – punto per punto alle critiche di JP Morgan. Considerando solo i cambiamenti tecnici, la riforma rafforza il ruolo del governo sul parlamento e rafforza lo stato centrale sulle regioni. Oltre ai provvedimenti tecnici, quello che non può passare inosservato è che le ragioni avanzate dalla riforma sono esattamente quelle di JP Morgan: quante volte ci hanno detto negli ultimi anni che “si deve cambiare”, detto come un obbligo assoluto? Esattamente questo obbligo di cambiare è l’ultimo punto sollevato dalla banca d’affari: non ci deve più essere il diritto di resistenza contro i cambiamenti, che si tratti della riforma costituzionale, dell’ennesima riforma del lavoro o dell’ennesima riforma dell’istruzione

2 – Voto NO perché la vittoria di questa riforma significa nessuna riforma per i prossimi 20 anni

La Costituzione va riformata, non è perfetta.

Alcune questioni veloci:

L’Articolo 81, dopo la riforma del 2012 c’è il principio di pareggio di bilancio in Costituzione. Come riporta Giacché, questo sta avendo conseguenze grosse perché il principio del pareggio viene fatto prevalere sugli altri principi costituzionali. In questa maniera qualunque ragionamento su applicare la prima parte della Costituzione è sterile.

L’articolo 11: lo invochiamo continuamente ma – ora come ora – non è l’articolo che ci impedisce di fare la guerra ma l’articolo – attraverso il secondo comma – diventa il ricettore automatico del “diritto internazionale”, cioè NATO, trattati europei, austerità e altre spiacevolezze.

Questioni di genere: ovviamente erano questioni che in Costituente erano – in gran parte – di là da venire.

Ora, se passa ora una riforma impostata in una direzione completamente diversa, chiunque desideri altri tipi di riforme resta fermo al palo. Quindi, è assolutamente falso che l’importante è cambiare.

Andrebbe poi discussa a parte la questione di una possibile abolizione del Senato.

3 – Voto NO perché è una riforma demagogica

Non hanno avuto il coraggio (o meglio, non hanno avuto la volontà politica) di abolire il Senato. Ne risulta l’ormai noto casino di senatori di secondo livello eletti dalle regioni, con i sindaci delle grandi città che diventano senatori. Ora, qualcuno dovrebbe spiegarmi perché un cittadino di Milano ha più diritto di essere rappresentato di un cittadino di Sesto San Giovanni o di Albaredo San Marco. Inoltre, nel nuovo Senato ci saranno sette senatori del trentino contro dodici senatori della Lombardia. Pur avendo il Trentino meno abitanti di Milano.

Questo pastrocchio è stato creato solo per poter dire “abbiamo tagliato qualche poltrona”.

Personalmente non sono un sostenitore dell’esistenza del Senato, penso che la riforma proposta a suo tempo da Ingrao (abolizione del Senato, Camera unica da 500 deputati, legge proporzionale in Costituzione) sia una cosa molto diversa da questo casino.

Inoltre, dato che non hanno avuto la minima volontà di toccare un centro di potete e interessi veri come il Senato, hanno voluto abolire il CNEL per poter dire demagogicamente “abbiamo cominciato ad abolire gli enti inutili”. Ne avevo già scritto qui.

4 – Voto NO perché è una riforma fatta male

L’ex presidente Napolitano ha fatto dichiarazione di voto favorevole alla riforma affermando che si sarebbe dovuto poi tornare a correggere gli errori tecnici. Errori tecnici che sono stati fatti soltanto per poter farsi il vanto ideologico della riforma fatta in pochi mesi.

Ma soprattutto, è una riforma che riapre la storia infinita dei conflitti di competenze tra stato centrale e regioni. Come già successo con la riforma del 2001, ci vorranno anni di sentenze della Corte Costizuionale per risolvere. Che a livello pratico vuol dire che i cittadini e le istituzioni perderanno montagne di tempo.

5 – Voto NO perché di Salvini e Berlusconi non mi importa nulla

Che ci sia un NO di destra non mi importa nulla. Mi importa del mio NO. Non mi importa nulla neanche del NO di D’Alema e della sinistra PD.

Ho una mia autonomia politica.

D’altra parte, non è che tra Verdini, Alfano e Alessandra Mussolini si possa stare col SÌ in compagnia solo di galantuomini.

6 – Voto NO perché non è la mia unica battaglia

Oltre al referendum ci sono mille fronti aperti. Le energie non sono infinite, su alcuni fronti sono in prima linea, su altri non posso arrivare. Il referendum non esaurisce quello che si fa. Se vince il SÌ sarà un po’ peggio per tutti i fronti.

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Due righe, serie, sul medagliere europeo

Se l’UE si presentasse come nazione unica alle olimpiadi presenterebbe meno atleti e prenderebbe meno medaglie. Questo è un fatto incontrovertibile.
 
Si potrebbero fare molti ragionamenti a partire da questo, ma mi concentro su uno solo.
 
Il medagliere europeo è una maniera populista di stimolare un nazionalismo europeo. Populista nel senso peggiore: quello di raccontare balle al popolo illudendolo su cose irrealizzabili.
 
Il fatto che la vaccata sul medagliere europeo sia stata ora diffusa anche dall’account ufficiale dell’Europarlamento, dimostra che la tattica comunicativa delle istituzioni europee è profondamente populista.
Un annetto fa Guy Verhofstadt ha avunto un momento di popolarità con il suo discorso all’Europarlamento in cui attaccava Tsipras perchè non aveva ancora posto fine ai “privilegi” degli armatori, dell’esercito, della Chiesa e delle isole greche. Un discorso biecamente populista perchè nascondeva che i privilegi dei militari sottostanno a contratti di fornitura militare comprati con la corruzione dalle imprese tedesche, perchè nasconde che i suoi referenti politici in Grecia sono esattamente i referenti politici degli armatori, perchè nasconde che i privilegi delle isole greche erano gli sgravi sull’IVA perchè oggettivamente stanno in mezzo al mare e quindi hanno oggettivamente costi enormemente maggiori per procurarsi ogni prodotto. Soprattut, era un discorso populista perchè dava in pasto all’elettorato dei paesi del centro-nord l’immagine dei greci fannulloni e parassiti. Nè più nè meno di un Bossi qualsiasi coi terroni. Non è un caso che dopo un decennio di retorica del genere, in Germania esploda l’AFD.
È populista l’operazione di avere nelle università le cattedre Jean Monet in cui, letteralmente, si insegna che “gli USA hanno un portafoglio, l’UE ha anche un cuore:l’Erasmus”. 
È populista il medagliere europeo.
E, ovviamente, chi ha diffuso acriticamente questa baggianata, sarà in prima linea a dare del “populista” a chi metterà in dubbio le verità ufficiali dell’Unione.
E, c’è da chiedersi, quanti tra costoro saranno manovratori populisti e quanti saranno i manovrati, per di più convinti di essere molto più intelligenti dei manovrati da Le Pen e Farage.