Giappone: vince Abe, il guerrafondaio

Il sottoscritto su La Città Futura

Giappone: vince Abe, il guerrafondaio

Arretra il Partito Comunista Giapponese, i giovani votano a destra.

Il capo del governo “liberaldemocratico” Shinzo Abe ha vinto la sua scommessa: la sua coalizione ha confermato la maggioranza alle elezioni anticipate del 22 Ottobre. La coalizione di governo conferma la supermaggioranza dei due terzi tra camera bassa e camera alta, necessaria per modificare la Costituzione. Le elezioni sono state convocate con un anno di anticipo come mossa per sfruttare la divisione dell’opposizione e i risultati economici positivi, prima della riforma delle tasse che si annuncia in senso anti popolare.

La coalizione vincente

Per Shinzo Abe è quindi una vittoria. Il Partito Liberal Democratico (LDP) ha ottenuto il 33,28% (+0,17%) dei voti e 284 seggi sul totale di 465, gli alleati del Komeito il 12,51% (-1,2%) e 29 seggi. Il sistema elettorale misto (un terzo proporzionale, due terzi maggioritario a collegi uninominali) permette di trasformare il 46% dei voti nel 67% dei seggi. Il confronto in termini di seggi con le elezioni precedenti non è significativo, visto che è diminuito il numero totale di parlamentari.

L’LDP è lo storico partito di governo, garante della fedeltà agli Stati Uniti, al governo dagli anni ‘50 a oggi con soli pochi anni di interruzione. Negli ultimi anni si è spostato decisamente verso destra, spingendo per più mercato e per un ritorno ufficiale del Giappone a potenza militare.

Il Komeito è un partito religioso, legato all’organizzazione buddista Soka Gakkai. Ufficialmente il Komeito è un partito pacifista, il giorno dopo le elezioni ha firmato un patto pubblico con l’LDP in cui si impegna ad approfondire il dibattito per riformare la costituzione, in particolare l’Articolo 9 che proibisce la ricostituzione dell’esercito giapponese.

L’opposizione frammentata, arretrano i comunisti

Dopo di anni di sforzi guidati dal Partito Comunista Giapponese (CPJ) per formare un fronte pacifista unito, l’opposizione si è presentata con due coalizioni divise. Il Partito Democratico si è frammentato in due tronconi che sono confluiti nelle due diverse coalizioni.

Uno dei due tronconi ha formato il Partito Democratico Costituzionale (PDC) che è confluito nella Coalizione Pacifista, insieme ai comunisti e al piccolo Partito Social Democratico (SDP). Il PDC ha ottenuto il 19,88% dei voti e 55 seggi. Il CPJ ha ottenuto un notevole 7,9% con 12 seggi, che però rappresenta un arretramento del 3,5% rispetto alle ultime elezioni, quando era riuscito a essere riferimento di tutti i movimenti pacifisti. L’SDP infine ha ottenuto l’1,7% (-0,7%) e due seggi.

L’altro troncone dei democratici ha formato il Partito della Speranza insieme a Yuriko Koike – ex governatrice di Tokyo. Attorno a Koike si è presentata una coalizione di destra. Il Partito della Speranza ha ottenuto il 17,36% e 50 seggi, gli alleati del partito nazionalista Ishin il 6,07% (-9,6%) e 11 seggi. La coalizione di destra ufficialmente è per la revisione della Costituzione, l’avanzamento del Partito della Speranza offre un buon gioco al governo di Abe nel promuovere i suoi progetti guerrafondai. La differenza tra Koike e Abe è il nucleare. Koike si presenta come anti nuclearista anche per l’energia civile, mentre gli ambienti più radicali del governo parlano esplicitamente di armamenti nucleari.

I giovani votano a destra

A queste elezioni l’età del voto è stata abbassata da 20 a 18 anni. Secondo un exit poll del giornale Asahi Shimbun, sono state proprie le coorti più giovani a votare per Shinzo Abe. Gli elettori tra 18 e 19 anni avrebbero votato l’LDP per il 46%, quelli tra 20 e 29 anni, al 47%.

Nello stesso exit poll, le coorti fino ai 40 anni si sono dimostrate in maggioranza favorevoli alla revisione dell’Articolo 9 e alla politica economica di Abe, con maggioranze attorno al 55%. Le coorti più vecchie, invece, si attestano sul 50-50%.

I compiti dei comunisti

Dopo le elezioni e l’arretramento elettorale, il Comitato Esecutivo del CPJ ha indicato due obiettivi di lavoro:

  1. Mettere in pratica la risoluzione del 27esimo Congresso del Partito per organizzare “incontri di discussione del programma del CPJ e il futuro del paese” in ogni angolo del paese;
  2. Lavorare al tesseramento e alla diffusione del giornale del partito (Akahata), per non dover ripetere la situazione di queste elezioni affrontate con meno iscritti e meno diffusione del giornale rispetto alle precedenti elezioni del 2014

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