Chi ha paura del califfo

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Limes 3/2015 – 246 pp – 14 euro (10 elettronico)

 

Particolarmente utile la prima parte dedicata alla Libia, in generale gli interventi seguono la linea dettata già dettata da Caracciolo contro l’invasione di terra e per interventi mirati a livello di intelligence. La sezione libica mantiene comunque un discreto pluralismo (da autori legati a Foreign Policy a quelli di Democracy Now, passando per accademici e giornalisti) e può aprire molte letture critiche.

La seconda parte, dedicata all’ISIS nelle varie aree, è più problematica. C’è tanto mondo cattolico e, soprattutto, ci sono alcune ricostruzioni che appaiono opinabili (es: quella sul Kurdistan) e in ogni caso spesso unilaterali.

Chiude una sezione di approfondimento sul Mali e sull’aftermath dell’intervento francese, quasi un memento mori rispetto alle velleità interventiste di Parigi e sul possibile replay in Libia.

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Caracciolo sulla Libia

Nettamente la cosa più lucida che ho letto negli ultimi giorni. Fa specie sapere che a sinistra si ricade sempre ed eternamente nel giochino del “se ci fosse l’autorizzazione dell’ONU”.

La guerra in Libia è un regalo al Califfo

di Lucio Caracciolo su Limes

Il “califfo” al-Baghdadi non potrebbe sperare di meglio: l’invasione armata di ciò che resta della Libia, condotta da ”crociati” (italiani, francesi e altri europei) e “apostati corrotti” (egiziani più arabi e africani vari).
[…]
Perché, contrariamente a quanto affermano i suoi portavoce, lo Stato Islamico non sta conquistando la Libia. Semmai, alcune fazioni che continuano a massacrarsi senza pace usano il marchio “califfale” in franchising, per ottenere visibilità e attirare reclute. 

[…]
Quattro anni dopo aver partecipato controvoglia, su uno strapuntino dell’ultimo minuto, alla liquidazione franco-britannica di Gheddafi (e della Libia), adesso rischiamo dunque di tornarci in pompa magna, per ritessere la tela che abbiamo strappato. A supportare le ambizioni egiziane sulla Cirenaica e gli interessi francesi nel Fezzan. 
[…]
Ma qualcosa si può e si deve fare. Prima di tutto, non accendere nuovi focolai di guerra senza speranza di vincerla. Poi, usare le leve finanziarie di cui ancora disponiamo per bloccare i flussi di denaro che arrivano ai gruppi armati – operazione tutt’altro che impossibile. In terzo luogo, colpire i traffici che alimentano i miliziani, compresi i jihadisti che fanno riferimento allo Stato Islamico.
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