Pensieri confusi


  • Siamo stati sconfitti
  • Fin’ora abbiamo sempre usato la figura retorica di “privatizzare il Partenone”. Ora è realtà. La Grecia non ha imprese di stato per 50 miliardi da privatizzare, soprattutto non dopo cinque anni di cura deflazionistica. Ovviamente, non il Partenone in sé, ovviamente non i grandi siti archeologici. Ma le isole con reperti archeologici non “sviluppati”, si. È un’idea brutalmente primitiva: “Avete voluto giocare con l’idea dei civilizzati greci contro i barbari teutonici? Bravi, adesso vi beccate il saccheggio”.
  • 11709715_10153470629249042_1662071930598955898_nLa Grexit non è messa al di fuori dell’orizzonte degli eventi. I motivi di potenziale uscita dall’area euro rimangono tutti: l’Unione Monetaria Europea va in direzioni diverse e tutti noi sappiamo che non saranno le riforme anti corruzione a far convergere l’economia greca e quella tedesca. Anzi. Tutti noi sappiamo che il modello tedesco delle privatizzazioni che viene imposto alla Grecia è un’orgia di corruzione e inefficienza (vedi Anschluss di Vladimiro Giacché). Ora la BCE dovrebbe in teoria tornare a fare quello che ha fatto negli scorsi cinque anni: tenere il paziente in coma farmacologico. Ma alla prossima turbolenza…
  • Tutti i ragionamenti fatti sulla possibile uscita dall’Unione Monetaria Europea includevano una qualche inclusione dei paesi BRICS. In varie forme, da chi pensava a linee di credito alternative a chi diceva che se proprio bisognava privatizzare porti e areoporti era meglio venderli a russi e cinesi. In ogni caso, pare che russi e cinesi siano stati piuttosto freddini. Forse (dico “forse” per intendere “forse”, non ho la risposta) a Putin fa più comodo una Grecia dissidente dentro l’UE che non un paese mezzo distrutto fuori. L’unica materializzazione dell’aiuto russo è stato il contratto per il gasdotto Russia-Turchia-Grecia. I cinesi sono stati latitanti. Forse il governo cinese trova più urgente far sgonfiare la bolla delle proprie borse che contribuire a creare una potenziale crisi economica mondiale con la Grexit. La Cina peraltro in questo momento è impegnata a fare il debt-swap ad alcune delle sue amministrazioni locali.
  • Ci siamo (noi, la sinistra italiana) legati mani e piedi alla vicenda greca, anzi, al destino individuale di Alexis Tsipras, con punte di parossismo come vedere italiani che chiedono l’espulsione dei membri dissidenti di SYRIZA. E in tutto questo non siamo riusciti a costruire uno straccio di movimento di solidarietà alla Grecia. 200 persone in piazza a Milano che ballano il sirtaki non sono un movimento. Abbiamo costruito una lista che si chiama “L’Altra Europa con Tsipras” e non siamo riusci neanche a farci notare come qualcuno che vale la pena di chiamare quando si parla di Grecia. In compenso siamo riusciti a far passare che i referenti italiani del NO al referendum sono Grillo e Salvini.
  • Non è vero che il referendum è come se non ci fosse stato. Abbiamo voluto dargli un significato che Tsipeas diceva chiaramente che non aveva. Abbiamo voluto pensare che quando Tsipras diceva che il NO serviva a trattare e a scongiurare la Grexit stesse bluffando. E invece faceva sul serio.
  • Sempre sul referendum, la società è talmente abituata all’idea che la politica in Europa funzioni col pilota automatico che non riconosce più un conflitto vero. Il fatto che Tsipras abbia perso quel conflitto viene letto come prova che era una buffonata per far finta verso la propria opinione pubblica di lottare mentre in realtà aveva già in mente l’accordo. Oppure, da un punto di vista politicistico, per disarmare la sinistra interna di SYRIZA.
  • C’è un pezzo di sinistra che dice che “aveva ragione il KKE” a dire che non bisognava neanche provarci perché tanto era tutto già scritto. Una bella consolazione, ma anche questo è “pilota automatico”. Se tutto è già scritto ci rimane da fare solo retorica aspettando che prima o poi arrivi dall’esterno un conflitto che smembri l’Unione Europea.
  • Nel frattempo l’Unione Europea si smembra sotto i nostri piedi. Non solo per i motivi strutturali economici ma anche per motivi sovrastrutturali ideologici. Anni di propaganda sulla colpa dei popoli della periferia europea hanno convinto i popoli del centro europeo. E adesso bisogna pagare pegno all’opinione pubblica che pensa che non si debba dare più un euro ai fannulloni greci. Vagli a spiegare che quei soldi servono a salvare le banche dei virtuosi tedeschi.
  • En passant, questo tipo di propaganda fa breccia a sinistra come a destra. Gente che si proclama di cultura antagonista e non capisce questa cose. Problemi dell’analfabetismo economico.
  • Poi, ci sono gli analfabeti economici che nascondono il loro analfabetismo economico dietro l’accusa agli altri di economicismo.
  • Dov’è la CGIL? È a fare un convegno sull’Europa con la fondazione di ricerca dell’SPD.
  • Non mi piace la categoria politica di tradimento, è una categoria che spesso viene usata per tagliare corto sull’analisi dei rapporti di forza e sulle opzioni realmente possibili, è una categoria che spesso non tiene conto del fatto che quando si apre un conflitto lo si può perdere anche facendo tutto bene, o sbagliando in perfetta buonafede. Però è una categoria che calza a pennello alla socialdemocrazia, in particolare quella tedesca: wer hat uns verraten? Sozialdemokraten!
  • Quello che è successo è la dimostrazione pratica che l’Europa non è riformabile, dentro l’Unione Europea, o quantomeno dentro l’Unione Monetaria Europea (e per chi è dentro l’eurozona, sono la stessa cosa) c’è solo austerità e politiche pro-capitale (stavo per scrivere “politiche liberiste”, ma il capitale è capacissimo di diventare statalista quando gli conviene).
  • Se fossi un cittadino inglese, cosa mi dovrebbe trattenere dal votare contro l’UE al referendum?
  • Però se l’Unione Europea è irriformabile vuol dire che ci dobbiamo fare un ragionamento serio su come se ne esce.
  • Tsipras non ha accettato questo accordo devastante perchè è un cagasotto, ha accettato perché è stato messo di fronte all’opzione “o firmi o ti buttiamo fuori a calci in culo e nel giro di due giorni finite le medicine negli ospedali e la gente comincia a crepare”.
  • Come se ne esce?

5 thoughts on “Pensieri confusi

  1. Da qualche tempo mi sono convinto che la Cina, avendo mire sul porto del Pireo (che non ho capito se sono già andate a buon fine), non ha nessun interesse a una Grecia fuori dall’Euro e dall’Eurozona. Cosa se ne farebbe del più grande porto del mediterraneo in un paese che non è partner dell’area economica più forte nelle sue prossimità?

    • Credo che la questione del Pireo per i cinesi sia stata risolta nelle prime settimane, è stata una delle prime “capitolazioni” del governo.

      La mia impressione è che, potendo scegliere, russi e cinesi preferiscono avere un governo con elementi non ostili dentro l’Unione piuttosto che un governo “amico” fuori.
      Se l’opzione dell’uscita si fosse materializzata, o se fosse stata perseguita dal governo, forse si sarebbero comportati in maniera diversa, ma coi se e con i ma…
      Tutto questo ricordando che la Grexit è solo rimandata a quando fallirà questo piano di aiuti, che sia tra una settimana, un anno o tre anni…

  2. Il titolo che hai dato al pezzo calza a pennello rispetto a quanto hai scritto. Di mio ci aggiungo che parte delle tue opinioni a caldo sono certamente influenzate dal fatto che sei un militante di settori che, almeno a livello di dirigenza, hanno dato l’impressione di accasarsi sul carro di Syriza/Tsipras nell’ennesimo tentativo di farsi trascinare dalla volata elettorale di un altro.
    E’ stata una Caporetto, per Syriza/Tsipras e in prospettiva per la sinistra europea tutta (che già non versa in ottime condizioni). Dico così perché non mi pare che la lezione “non esiste UE che non contempli austerità o comunque politiche all’insegna del sostegno al SOLO capitale” sia stata recepita. In sostanza si continua a reiterare un modello riformista, che in questa fase storica di competizione esasperata tra imperialismi in decadenza e in ascesa, non trova più nemmeno una dimensione teorica.
    La superficialità, l’errore madornale, la colpa storica (lo valuteranno in primis i greci) di Syriza/Tsipras è tutta qui. Io credo sia stata una leggerezza piuttosto “grave” quella di promettere la botte piena e la moglie ubriaca, perché, come i fatti hanno dimostrato, l’incrollabile fede nella visione “UE = faro del progresso” ha posto Syriza/Tsipras nella condizione di non mettersi in tasca nemmeno una serie di vie di funga praticabili nel caso l’Unione a guida tedesca avesse sfoderato tutta la propria potenza di fuoco.
    Mi rendo conto che, col senno di poi e dietro una tastiera, diventiamo tutti statisti e che il semestre di Syriza/Tsipras si sia inserito in un contesto internazionale a dir poco complicato e teso, tuttavia, l’impressione piuttosto netta è che Syriza/Tsipras non abbiano nemmeno provato a giocarsela al di fuori dell’UE e del “blocco occidentale”. Ne pagheranno nuovamente le conseguenze e per chissà quanto, i ceti popolari, e a questo punto non è peregrina l’ipotesi di trovarsi una Grecia normalizzata dai neofascisti in seno al mediterraneo, ne più ne meno di quanto USA/UE, con modalità differenti, avrebbero voluto realizzare in Ucraina.

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