La carta di Milano è una boiata pazzesca


EXPO: La Carta di Milano. Sotto le parole nulla.

di Vittorio Agnoletto e altri

La Carta c’è, è ufficiale. E’ stata presentata coi toni dei grandi eventi istituzionali che cambiano la Storia. Ma non sarà così.

La Carta di Milano scivolerà nella storia senza incidere alcunché, legittimando ancora il modello agroalimentare che ha prodotto insostenibilità, disastri ambientali e le terribili iniquità che vive il nostro mondo e che la stessa Carta denuncia ma ignorando lo strapotere politico delle multinazionali, che stanno dentro ad Expo e che sottoscrivono la Carta. […]

La “Carta di Milano”, presentata come l’eredità che EXPO lascia al mondo, è una grande operazione mediatica, che si limita a dichiarazioni generiche senza andare alle cause e alle responsabilità della situazione attuale. […]

Nella “Carta” si parla di  diritto al cibo equo, sano e sostenibile, si accenna persino alla sovranità alimentare, si ricorda che il cibo oggi disponibile sarebbe sufficiente a sfamare in modo corretto tutta la popolazione mondiale, si  sprecano parole nate e vissute nella carne dei movimenti, ma poi?

La responsabilità di tutto questo sarebbe solo dei singoli cittadini: dello spreco familiare ( che è invece surplus di produzione) che andrebbe  orientato verso i poveri e verso le opere caritatevoli, sta nella loro mancanza di educazione ad una corretta alimentazione, al risparmio di cibo e di acqua, ad una  vita sana e sportiva.

Per leggere tutto clicca qui

 

Non che ci volesse la scienza di Cavour per capirlo, ma adesso siamo alla certificazione. Le brave associazioni che si sono messe a lavorare dentro EXPO (expo dei popoli, expo diffuso e chi più ne ha…) sono state l’utile idiota del progetto di greenwashing attuato dalle multinazionali. Ovviamente sono state concesse tutte le circonvoluzioni di parole che volevano le associazioni, fino al limite in cui si dovesse andare a toccare le ragioni strutturali della “fame nel mondo”. La Carta di Milano rimane tutta all’interno del filone neo liberale per cui il problema è riconducibile a una serie di scelte personali, con un accenno di senso di colpa cattolico (“non avanzare i broccoli che al mondo c’è la gente che muore di fame!”) così è contento anche Sua Santità.

Dovrebbero, le associazioni che hanno voluto partecipare a EXPO, provare a trarre delle conclusioni da tutto questo. Dovrebbero provare forse anche un po’ di imbarazzo rispetto alla retorica usata (ricordo un dirigente nazionale ARCI sostenere che stare dentro EXPO fosse in piena continuità con lo spirito di Genova2001). Dovrebbero riconsiderare l’atteggiamento tenuto da un paio d’anni a questa parte verso coloro che consideravano EXPO “non emendabile”.

D’altra parte, sono sicuro che non lo faranno.

 

 

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