Europeismo e sinistra radicale


Rispondendo all’articolo di Etienne Balibar e Sandro Mezzedra, pubblicato sul Manifesto e su Liberation, Stathis Kouevelakis scrive:

Facciamo ugualmente notare, nonostante il disgusto che ispira ogni riferimento nazionale a innamorati cotti dell’europeismo come Balibar e Mezzadra, che i successi politici cui loro stessi si riferiscono, quelli di Syriza o di Podemos, sono non solo vittorie nel quadro nazionale, che non mutano i rapporti di forza se non perché consentono a forze politiche di sinistra radicale di accedere alle leve di uno Stato nazionale, ma si sono anche costruiti (questi successi) per una parte determinante sulla rivendicazione della sovranità nazionale, in un senso democratico, popolare, non-nazionalista, e aperto ad altri. Il discorso «nazional-popolare» e i richiami al patriottismo abbondano, in maniera assunta perfettamente nei discorsi di Tsipras e di Iglesias, come abbondano le bandiere nazionali (greca o repubblicana nel caso della Spagna, per non dire di quelle delle nazionalità dello Stato spagnolo nel suo complesso) tra le folle e i movimenti «autonomi» (per riprendere il termine di Mezzadra e Balibar) che riempiono strade e piazze di questi paesi.
Più di ogni altro elemento, questo dimostra come il riferimento nazionale costituisca, soprattutto nei paesi dominati della periferia europea, un terreno di lotte che, in paesi come la Spagna o la Grecia, forze progressiste sono riuscite a egemonizzare, per farne uno dei più potenti motori del loro successo. È su questa base che può costruirsi un vero internazionalismo, non sulle vuote enunciazioni, completamente sganciate dalle realtà concrete della lotta politica, di un livello che si crede sia, di colpo e senza mediazioni, «europeo» o «transnazionale».
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Oggettivamente, bisogna riconoscere che nei paesi periferici dell’Unione Europea l’avanzata delle sinistre poggia su basi nazionali. E’ fin troppo facile notare che addirittura in Irlanda la “sinistra radicale” è il Sinn Fein, un partito repubblicano il cui primo obiettivo è l’unificazione dell’Irlanda e l’indipendenza dal Regno Unito e il cui leader ci tiene a precisare che non ci sono marxisti nel partito. Anche in Portogallo il Partito Comunista è avanzato sulle basi di una politica “popolare e patriottica”.

Ma non si tratta solo della sinistra politica. E’ abbastanza curioso che siano proprio i movimentisti a non accorgersi che sono prima di tutto i movimenti a essere su base nazionale. La cosa che ha assomigliato di più a un movimento su scala europea sono stati gli indignados. Col piccolo dettaglio che la filiazione italiana è morta lo stesso giorno della prima manifestazione mentre la filiazione portoghese, il movimento que se lixe a troika, è arenato da più di un anno e ha trascinato a fondo il suo referente politico, il Bloco de Esquerda.

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