Mi pare, uno stallo


La Grecia ottiene un’estensione di 4 mesi (ne chiedeva 6).

Entro lunedì il governo greco dovrà presentare le riforme per poter stare nei parametri. Syriza presenterà le riforme fiscali e la lotta all’evasione fiscale.

Non si fa menzione di riforme del mercato del lavoro, che vuol dire che Syriza potrà andare avanti col ripristino del contratto nazionale di lavoro.

Mi pare che non ci sia da festeggiare, l’austerità non è finita e per i prossimi 4 mesi gli avvoltoi continueranno a volare su Atene. Mi pare non ci sia da urlare alla capitolazione, lo spazio di manovra ottenuto è minuscolo ma si è ottenuto che le riforme non riguardino ulteriore austerità e il mercato del lavoro.

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Per completezza, dopo l’articolo pre-accordo, traduco l’articolo di Paul Mason che contiene delle informazioni interessanti. Ovviamente, non condivido tutto di Mason.

La Grecia ottiene l’accordo. Ma se i dettagli vanno male “siamo finiti”.

 L’eurozona e il Fondo Monetario Internazionale hanno fatto un accordo con la Grecia estendendo il prestito di salvataggio di quattro mesi in cambio di misure politiche di significativo impatto economico agli occhi degli investitori. La seconda parte dell’accordo verrà Lunedì, con la Grecia che presenterà una lista di misure proposte.

In termini calcistici il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha strappato una “sconfitta di misura fuori casa” da quello che poteva essere una sconfitta totale, sia in coppa che nel campionato.

L’accordo non da nulla alla Germania di ciò che voleva. Lascia che la Grecia modifichi gli obiettivi fiscali di quest anno, cioè raggiungere un surplus più ristretto, per quanto non specificato. In più, secondo Varoufakis, c’è una “ambiguità creativa” sui surplus necessaria alla Grecia per andare oltre quest anno.

Secondo, mantiene le parole proposte da Varoufakis giovedì: la Grecia non ritirerà le vecchie misure o proporrà azioni unilaterali “che potrebbero influenzare negativamente gli obiettivi fiscali, la ripresa economia o la stabilità fiscale”, ma con l’aggiunta delle parole “come giudicato dalle istituzioni”. Questo chiarisce chi dovrà  decidere se il programma rivisto dalla Grecia minaccia queste cose [gli obiettivi, la ripresa, la stabilità].

Per lunedì la Grecia deve proporre una lista di misure per poter avere i soldi, ricapitalizzare le sue banche e rinnovare i prestiti. Varoufakis ha parlato di questo alla conferenza stampa come di qualcosa che dovrà essere stabilito insieme, quindi il gioco di forza tra Germania e Grecia, e tutti gli altri nel mezzo, continua. Ma con l’FMI di mezzo, i cui metodi sono considerabilmente meno dottrinari di quelli della BCE rispetto alle proposte di Syriza.

In più la parola “ponte” appare nell’accordo. Dijsselbloem ha detto che questo dovrebbe essere il ponte per ogni accordo futuro e che, in questo senso, è stata superata l’opposizione della Germania ad ogni segnale della possibilità di una fase di transizione.

Parti positive per la Grecia

Penso che Varoufakis abbia ottenuto qualcosa di significativo. Nelle ore prima l’accordo i media greci riportavano che la fuga dai depositi stava crescendo significativamente. Quindi non era la BCE a minacciare la Grecia col controllo dei capitali, erano la banca centrale greca e il ministero delle finanze a sapere che avrebbe dovuto limitare i prelievi entro martedì.

Con questa scadenza ben chiara i negoziatori greci hanno temuto che la posizione che hanno firmato stasera sarebbe ridotta dai suoi oppositori al nulla, cioè alla posizione tedesca. Firmandola subito, loro credono, hanno rimosso il conto alla rovescia e se, come si aspetta Varoufakis, la BCE facesse annunci positivi sul ripristino delle normali linee di credito alle banche greche, le avrebbero messe in sicurezza. Alla conferenza stampa Varoufakis ha detto che le banche sarebbero rimaste aperte “martedì, mercoledì e tutti i giorni successivi”.

Lo scenario peggiore per la Grecia era che, imponendo limiti ai prelievi martedì, FMI e UE li avrebbero presi per i piedi, come Cipro, forzandoli alla capitolazione totale.

La reale sostanza di ciò che è stato concordato sarà decisa quando l’UE/FMI e la BCE diranno si o no alle proposte greche. Il ministro delle finanze tedesco non era presente all’annuncio finale dell’accordo. Quindi bisogna ancora vedere cosa diranno i politici tedeschi.

La Sinistra di Syriza

Varoufakis era visibilmente sollevato. Penso che abbia evitato la fuga dalle banche e la resa totale, ma solo ritirandosi dalle posizioni promesse da Syriza dopo le elezioni.

La sinistra di Syriza criticherà questo e criticherà la condotta di Varoufakis e della sua squadra che sembra essere rimasta stasera con poche frecce al proprio arco. Ma proprio perchè Varoufakis potrà dire “è meglio di come avrebbe potuto essere” mi aspetto che ci sia anche del sollievo e che la rabbia, nelle strade greche durante i prossimi giorni, venga incanalata verso la Germania.

Alla domanda su cosa succede l’UE e il FMI non accolgono le proposte di Syriza lunedì, Varoufakis ha risposto in maniera disarmante:”siamo finiti”. Ma se si trovasse l’accordo, c’è molto che Syriza potrebbe fare su capitoli non legati ai limiti fiscali. I quattro mesi ci porterebbero soltanto alla fine di giugno, che è sempre stato il “periodo delle rivolte” dall’inizio della crisi greca.

La crisi strategica non è finita. Ma il danno alla fiducia e alla solidarietà è reale, con una nazione, la Germania, percepita come impegnata a forzare l’elettorato di un’altra nazione ad arrendersi.

Alla conferenza stampa ho chiesto a Dijsselbloem:”Cosa avete da dire al popolo greco, di cui avete appena distrutto la democrazia?” Ha risposto che non pensava che la domanda fosse obiettiva. Dovremo trovarci d’accordo sull’essere in disaccordo.

 

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