Mason sull’eurogruppo di stasera


Ok, premessa: credo che a sapere realmente cosa stia succedendo ora siano Tsipras, Varoufakis, Draghi, Schauble, Merkel, Juncker, Dijsselbloem e pochi altri (ammesso che tutti conoscano realmente le reali internzioni degli altri).

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Ma una vaga idea dobbiamo pur tentare di farcela, senza farci trascinare dai retroscenismi. Il giornalista inglese Paul Mason ha ammesso abbastanza candidamente di essere coinvolto nel gioco della rivelazione dei documenti “riservati” dall’eurogruppo. Quantomeno, a differenza di altri retroscenisti che assumono sempre la posa della fonte indipendente, ammette di essere una pedina di Varoufakis e si può abbastanza ragionevolmente assumere che quello che scrive è ciò che il governo greco vuol far passare (in questo senso dichiarazioni sull’alleanza con italiani e francesi, per esempio, vanno prese cum grano salis).

Sul suo blog oggi ha scritto:

Eurogruppo: la Grecia potrebbe trovarsi di fronte a una decisione fatale sull’euro.

C’è un momento nel film Gettysburg in cui la fanteria dei nordisti sta per essere travolta dai sudisti. Il comando nordista getta nella mischia un reggimento trasandato composto da contadini del Maine guidati dal professore di retorica Joshua Lawrence Chamberlain. Il generale dice:”Vediamo come combattono i professori”.

La risposta è: senza paura. Gli uomini di Chamberlain esauriscono le munizioni, lui ordina una carica alla baionetta suicida che però risolve la situazione.

La mia impressione è che dietro ogni professore di qualunque cosa, ma specialmente quelli di economia, ci sia un Joshua Lewis Chamberlain pronto ad uscire. E oggi potrebbe essere il giorno giusto.

Oggi è la Gettysburg della Grecia. Dopo che la BCE ha esteso i prestiti d’emergenza alle banche greche per solo pochi giorni, i greci hanno solo fino a stasera per raggiungere un accordo di compromesso.

Il governo di estrema sinistra in grecia non sta cercando oggi una soluzione strategica alla sua crisi del debito, solo un’estensione di 4-6 mesi del vecchio accordo di salvataggio e il diritto di emendarlo per potere attuare il 30% del programma anti austerità su cui è stato eletto. Per ottenere questo si è ostinatamente ritirato negli ultimi cinque giorni

Ieri il ministro delle finanze Yanis Varoufakis (ex professore dell’Università del Texas) ha ritrattato il suo precedente rifiuto di chiedere un’estensione del vecchio accordo, ma continua a volere margini per impostare i suoi obiettivi di bilancio e applicare nuove leggi per ridare ai lavoratori i diritti contrattuali.

Ha degli alleati (Italia, Francia e il ministro della finanze olandese Jeroen Dijsselbloem che guida l’eurogruppo), ma sono alleati che vogliono portare le condizioni “ai margini dell’accettabilità. Mentre la Germania insiste che il governo greco, sostanzialmente, si arrenda.

Dentro Syriza c’è una forte ala sinistra che ha il 30% degli organi interni e vuole lasciare l’euro [la Piattaforma di Sinistra]. Ma la dirigenza del partito non vuol, si è convinta ed ha convinto l’opinione pubblica greca che agendo risolutamente si possano trovare alleati in Europa, guadagnare spazi di manovra e poter portare avanti l’esperimento di un governo non liberista dentro l’area euro.

Oggi vedremo chi ha ragione. Anche se la classe politica europea è simpatetica con la Grecia (come è evidenziato da Dijsselbloem e Juncker che sostengono il compromesso greco), c’è una fazione di fondamentalisti che hanno sempre voluto una sola scelta: resa totale della Grecia o uscita.

Se dovessero prevalere, Varoufakis e i suoi collaboratori dovranno prendere decisioni fatali.
Tra di loro c’è Euclid Tsakalotos, economista dell’università di Atene con studi a Oxford, ministro supplente per le relazioni economiche internazionale, e il suo collega George Stathakis, che guida il ministero dello sviluppo. Alistair Campbell pensa che avrà un ruolo chiave l’ex portavoce di Tsipras, attuale ministro dello stato, Nikos Pappas.

Ieri notte mi è stato detto che, nel gruppo di lavoro che prapara gli incontro dell’eurogruppo, il compromesso greco è stato preso come bozza del possibile accordo. Questo vuol dire che la Grecia continua a stare al tavolo. Ma pare che durante la notte la Germania abbia aggiunto alla bozza dei termini che la Grecia non può accettare e la pre riunione è finita senza risutlati.

Nelle prossime ore succederà qualcosa di decisivo. O i greci si ritirano del tutto o portano la crisi in una nuova fase.

Varoufakis e i suoi vogliono stare nell’euro: credono, e hanno venduto l’idea ai loro sostenitori, che un “euro buono” sia possibile, in cui Francia, Germania e il capo della BCE Mario Draghi e la sinistra europea possano persuadere la Germania ad abbandonare bassa crescita e austerità. Ma non c’è innamoramento dell’euro: Varoufais mi ha detto il mese scorso, prima delle elezioni, che secondo lui l’euro potrebbe collassare nel giro di due anni senza una riforma.

Se si sbagliano, non avranno altra scelta se non l’equivalente della carica alla baionetta di Chamberlain. La BCE minaccerà il collasso delle banche greche. Varoufakis e compagnia dovranno, come minimo, mettere limiti ai prelievi dalle banche, controlli ai movimenti di capitale e cominiciare a trattare prestiti-ponte coi cinesi e i russi.

C’è ancora la possibilità che la squadra di Syriza insceni una ritirata combattendo, ma dopo tre settimane di colloqui tattici esasperanti, e con un consenso interno attorno all’80%, potrebbero essere pronti a montar le baionette.

 

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