La tendenza alla guerra dell’occidente e il radicalismo islamico


La tendenza alla guerra dell’occidente e il radicalismo islamico

di Domenico Moro su Rifondazione.it

La seconda divisione è quella tra due modelli che coincidono con i due più importanti Stati islamici dell’area Medio-Orientale, l’Arabia Saudita e l’Iran. L’Arabia Saudita, che assume un ruolo più egemone con la vittoria araba nella guerra contro Israele del 1973, rappresenta nell’islamismo il polo conservatore. La concezione saudita dell’Islam è fondato sull’autorità degli ulema di osservanza wahabita, ovvero sul ritorno all’Islam primitivo e sull’applicazione rigorosa delle norme della legge islamica, la sharia. Obiettivo dell’Arabia Saudita è “wahabizzare” il mondo islamico, fondandosi sulla sua enorme ricchezza. La reazionaria Arabia Saudita, che è il principale produttore e possessore mondiale di riserve di petrolio, è legata sul piano economico e politico agli Usa e all’Europa Occidentale. L’enorme liquidità in dollari dell’Arabia Saudita e delle altre monarchie arabe, generata dall’enorme surplus commerciale ottenuto grazie alla rendita petrolifera, fluisce sulle principali piazze finanziarie occidentali, come Londra, dove ha contribuito a determinare la creazione del mercato finanziario mondiale a partire dagli anni ‘70. I debiti pubblici Usa e occidentali sono finanziati e numerose imprese transnazionali occidentali sono partecipati dalle petromonarchie arabe, spesso attraverso i rispettivi fondi sovrani. La classe dominante delle petromonarchie è una classe di rentier parassitari di tipo feudale, che si sono integrati con la classe capitalistica transnazionale del centro del sistema capitalistico. Allo stesso tempo, l’Arabia Saudita, è sempre stata legata sul piano ideologico e pratico con l’estremismo fondamentalista sunnita e in particolare con il jihadismo, anche se non senza frizioni e contraddizioni. Come quelle che si determinarono quando, in occasione della Prima guerra del Golfo nel 1990, molti jihadisti si allontanarono dai loro sponsor sauditi, perché questi avevano permesso la presenza di un esercito infedele, le truppe Usa, sul territorio che ospita i luoghi santi della Mecca e di Medina.

Dalla fine degli anni ’70 l’Arabia Saudita ha ingaggiato una lotta feroce per il predominio sul mondo islamico con l’Iran, la cui rivoluzione islamica del 1979 assunse un ruolo dirompente nell’area medio-orientale. Infatti, la rivoluzione iraniana, che ebbe la sua base di classe tra le masse povere iraniane, è stata forse l’ultima rivoluzione antimperialista di successo del ciclo storico della decolonizzazione. Nello stesso tempo, è stata precorritrice dei tempi, sostituendo l’islamismo al nazionalismo laico o socialista come strumento ideologico-politico della lotta contro l’imperialismo occidentale. Per la verità, inizialmente la rivoluzione ebbe anche una forte componente laica e di sinistra. Però, nel corso della guerra contro l’Iraq, l’ala più giovane e politicizzata del clero sciita, guidata dall’Imam Khomeyni, e i pasdaran, una forza militare d’élite di ispirazione religiosa ma di composizione laica, conquistarono la completa egemonia. Ad ogni modo, l’islamismo di matrice khomeynista si oppose da subito non solo alle classi dirigenti laiche compromesse con l’imperialismo ma anche a quelle musulmane conservatrici (a partire dai sauditi) dei Paesi arabi, accusandole di nascondere dietro il rigorismo religioso il loro appoggio all’Occidente. Di conseguenza, la rivoluzione iraniana fu immediatamente contrastata dall’Arabia Saudita e dall’imperialismo occidentale che spinsero l’Iraq di Saddam Hussein contro di esso. L’Arabia Saudita, che appartiene all’islamismo sunnita, ha avuto buon gioco a contrastare le mire degli iraniani sciiti a esportare la loro rivoluzione, perché lo sciismo nel mondo musulmano è minoritario e considerato una aberrazione da molti sunniti. Tuttavia, gli iraniani sono riusciti a penetrare dove la presenza sciita è più consistente e in particolare ad islamizzare due importanti conflitti mediorientali, che fino ad allora avevano incarnato la causa nazionalistica araba, quello palestinese e quello libanese, come dimostrato dal legame esistente tra Hamas, Hizbollah e l’Iran.

L’Iran islamico è stato ed è tutt’altro che uno Stato progressista, caratterizzandosi per la violenta e sanguinosa eliminazione delle formazioni laiche e di sinistra e in particolare del partito comunista, tutt’ora illegale. Inoltre, mentre la spinta rivoluzionaria nel tempo si è venuta affievolendo, si è formata una borghesia nazionale, che coincide in parte con la complessa rete industriale e infrastrutturale creata dai pasdaran, e che mantiene la pace sociale con erogazioni di welfare alle classi subalterne grazie alla rendita petrolifera. Al di là degli orientamenti religiosi, gli interessi statuali ed economici dell’Iran, anch’esso potenza petrolifera, configgono con quelli dell’Arabia Saudita, determinando una lotta per l’egemonia regionale, che si riflette, alimentandoli, nei conflitti settari tra sciiti e sunniti in Medio-Oriente. Il caso più recente è quello dello Yemen dove milizie sciite stanno mettendo in seria difficoltà il presidente sostenuto da Usa e Arabia Saudita, che più volte è intervenuta militarmente in quel Paese.

 

Per leggere tutto clicca qui.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...