Cinema e classe


Una segnalazione al volo che arriva da dove non ti aspetti: IO9 è un blog collettivo che tratta di scienza, fantascienza, fantasy e cose nerd in generale. Un ambiente dove la politica di solito viene trattata secondo paradigmi molto americani. Su IO9, per dare il tono, ci scrive gente che pensa che Ayn Rand sia una grande autrice.

Eppure, per quei corto circuiti che a volte avvengono nella cultura statunitense, capita che in un articolo sui “10 segreti dimenticati dei film degli anni ’80” si parli in maniera lucida e concisa di una grande verità che da questa parte dell’oceano è vissuta come una specie di calamità contro cui non si può far niente: nei film è sparito qualunque riferimento alle classi sociali.

5) Più coscienza di classe

I film degli anni avevano un realismo aggressivo che non era solo fatto da persone che parlano roco, ma anche dalla coscienza delle classi sociali. Questa è una delle cose che fanno risaltare Blade Runner, ma anche molti film per ragazzi con personaggi “dal lato brutto della città”, e questo influenzava tutto ciò che facevano. Film come E.T. non erano spaventati dal mostrare cucine sporche, stanze disordinate e ragazzi che si chiamavano “fiato di cazzo”. In generale, nei migliori film degli anni ’89 c’era un senso di realtà anche oltre al riconoscimento delle classi sociali: Poltergeist mostrava una coppia che usciva e fumava erba invece di fare sesso perfetto e torrido da film. Ora quando si vede la casa di qualcuno in un film, è incontaminata. E stanno facendo sesso perfetto.

Da notare che non si parla (solo) dei grandi affreschi sociali che timidamente tornano ad affacciarsi al cinema, come District 9 ed Elysium che giocano esplicitamente sulla separazione nettissima tra le classi tipica delle distopie, ma di film che non avevano come obiettivo principale quello della critica sociale.

In Elysium si vede addirittura una fabbrica! Via DeviantArt

 

Sbilanciamoci durante l’estate ha pubblicato una serie di racconti incentrati proprio sulla necessità di narrare la lotta di classe che è stata completamente espulsa dalla letteratura come dal cinema. Aldilà della qualità letteraria, può rimanere il dubbio che pubblicare racconti a tema su una rivista destinata solo ai militanti della sinistra radicale non sia la maniera migliore di riportare nell’immaginario collettivo la lotta di classe. In maniera più ingenua, la blogger di IO9 coglieva il punto: è molto più facile che il cinema, o la letteratura, faccia passare un elemento nell’immaginario collettivo quando è un elemento naturale all’interno delle storie. Altrimenti, siamo all’ennesima predica ai convertiti.

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