Christian Raimo ha detto di non aver nulla di intelligente da dire riguardo a quello che sta succedendo a Gaza. Troppo ripetitivo, non ci sono elementi nuovi da soppesare. Della stessa opinione è Ida Dominijanni che non riesce a reggere la “ripetitività del conflitto israelo-palestinese e dei relativi dibattiti”. Si aggiunge poi il buon Michele Serra secondo cui il “ciclo dell’indignazione” sarebbe un meccanismo logoro. Dal loro punto di vista non si tratta, ovviamente, di essere indifferenti, ma di non poter dire nulla di nuovo.
E forse è un po’ peggio. Perchè se fossero solo gli ennesimi capetti ddesinistra che vanno a sciacquare i panni a Tel Aviv ci sarebbe bella pronta la categoria del tradimento. Non sarebbero i primi e non saranno gli ultimi. E allora il problema non è di fedeltà alla causa, ma di incapacità di leggere la realtà. E’ tutto business as usual quello che sta succedendo a Gaza? No, per molti motivi. Non lo è perchè c’era la possibilità di ricomporre la frattura tra Ramallah e Gaza e quest’azione serve esattamente a mantenerla. Perchè c’è la guerra civile in Siria e il Califfato dell’Isis che rivendica il controllo della Palestina. Perchè nonostante sia il punto più alto della propaganda israeliana in Italia continua a esserci mobilitazione per la Palestina e non la si può lasciare da sola.
E allora, forse il problema non è la ripetitività di Gaza, forse il problema è la ripetitività di Raimo e degli altri che non sanno alzare lo sguardo oltre il proprio naso.
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