Happy birthday, J.R.R.


La grande teca ottagonale dominava il centro della stanza. Da lontano era già un bel colpo d’occhio vederli disposti sul piano inclinato, quasi a formare una freccia puntata verso l’alto. Anelli. Forme e dimensioni erano le più svariate. Angeli e dragoni, croci e stemmi, perle e pietre preziose. Erano appartenuti a papi, vescovi, principi italiani. Cerchi che racchiudevano patti tra gli uomini, vincoli di potere, il senso di una fede immortale. Alcuni suggellavano un vincolo coniugale sopravvissuto agli stessi amanti e forse celavano motti incisi all’interno.

Sfiorò il vetro col naso per osservarli meglio. La fascetta d’oro che portava al dito era ben poca cosa davanti a quello sfarzo. Pensò a Edith, a quanto l’amava. Si sentì in colpa e gli venne voglia di correre a casa.

Voltandosi trasalì e quasi urtò la teca. C’era qualcuno sulla soglia, una sagoma illuminata a malapena. Un piccolo essere, anche più basso di lui, con una grossa testa. Gli ricordò l’illustrazione di un goblin su un libro di favole di quando era bambino. Rabbrividì, proprio come allora davanti a quella pagina.

– Domando scusa. – disse l’uomo minuto. – Credevo non ci fosse più nessuno.

Si avvicinò a passi piccoli e delicati. Ronald lo osservò sbirciare oltre il vetro. Aveva occhi di un azzurro intenso che catturavano la luce.

– Provo spesso a immaginare chi li portava al dito.

Sembrava alludere a un discorso iniziato da tempo. Ecco uno che condivideva il suo segreto.

– Uomini che reggevano il peso del potere. – disse Ronald.

Per un attimo l’altro parve incupirsi, ancora sovrappensiero. – Chissà se tutti ne erano all’altezza.

– Immagino di no. Il potere corrompe. – Ronald diede un piccolo colpo di tosse. – Credo che il museo sia chiuso.

– Oh, non sono un visitatore. – rispose l’altro, gli occhi sulla collezione di anelli. – E nemmeno un ladro. – ammiccò. – Avevo un appuntamento con il direttore. Lei viene qui spesso?

– No. – mentì Ronald. – Lei sì?

– Ci venivo prima della guerra. Mi perdoni, – disse mostrando la mano destra bendata e porgendo la sinistra. – mi chiamo Lawrence.

Ronald si adattò.

– Tolkien.

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(Wu Ming 4Stella del Mattino)

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