Definizione di “una fase difficile”


Barontini sorride e mi abbraccia. Rimarrà da te alcuni giorni,” esclama Conti prima di andarsene. Ba­rontini mi martella di domande: da quanti mesi sono a Torino, come mi sono organizzato, qual è il mio piano dazione, come l’ho coordinato con la lotta generale delle masse popolari, se ho messo in piedi un minimo di apparato tecnico. Barontini mette a nudo le mie ap­prensioni, le mie insufficienze, i miei dubbi, le mie incertezze. Per due giorni sono rimasto ad ascoltarlo. Alla fine lo sgomento per la povertà dei mezzi, degli uo­mini, dell’organizzazione, la sorpresa, l’ira prendono il sopravvento e urlo che non ce la farò mai a svolgere tutto il lavoro da solo, senza uomini, senza neppure sapere confezionare una bomba. Barontini sorride.

“Se le bombe,” dice, sono il tuo problema, è presto risolto.” Ma non si tratta soltanto di bombe.

“Parliamone adesso,” insisto.

E la miccia? Barontini prosegue: “ora t’insegnerò qualche cosa di più. Prendi appunti, anche se è contro le regole della clandestinità. Per costruire una miccia a combustione lentissima, che non faccia fiamma e che bruci silenziosamente: questa miccia (stoppino) non si trova in commercio.”

Barontini continua: “Prendi un filo comune da calza, preferibilmente bianco e di lino, perché inodore e meno fumogeno. Stempera 8 grammi di bicromato di potassa in cento grammi di acqua; lascia bollire dieci minuti il cotone, dopo di che lo lasci asciugare al buio. Poi prendi, ben asciutti, 40 fili di detto cotone, lunghi secondo la necessità e con un filo del medesimo cotone avvolgi i 40 fili facendo così un cordoncino che brucerà per mezzo centimetro al minuto.”

“Certo,” commento, “sembra veramente facile.”

“È facile,” prosegue Barontini, “se hai un amico fabbro.” Lo interrompo impaziente. Barontini prende un foglio di carta e una matita e mentre parla disegna sul foglio.

“Prendi un tubo qualsiasi, piccolo o grande, di fer­ro, di ghisa, di bronzo, perfino di alluminio, lo tagli a dieci, venti, quaranta centimetri; saldi ad una estremità un coperchio dello stesso materiale del tubo e al cen­tro del coperchio pratichi un foro di un diametro di sei o sette centimetri.”

Mentre Barontini parla, continua a tracciare segni sulla carta e la bomba nasce sotto i miei occhi.

“La parte del tubo senza coperchio,” prosegue Ba­rontini, “viene filettata per permettere di avvitarvi un altro coperchio, pure filettato per un paio di centime­tri. Si ripone l’esplosivo nel tubo, si fa passare la mic­cia con il detonatore nel foro del primo coperchio fa­cendo in modo che il detonatore vada ad innescarsi nell’esplosivo. Alla fine si avvita il secondo coperchio e la bomba è pronta.”

“Sarà potente?” chiedo. “Quanto vuoi che sia, a seconda del diametro, della lunghezza del tubo e la qualità di esplosivo disponibile. Puoi preparare anche una bomba di dieci chili, venti chili, capace di distruggere una caserma.

“Non hai che da provare. Vai dal tuo amico fab­bro. Costruisci la bomba e poi la esperimenti su uno degli obiettivi che vuoi buttare all’aria.”

“Certo che lo faccio,” rispondo. “…Se ne accorgeranno! Però non riuscirò a far tutto da solo, non ci sono uomini che mi aiutino, l’organizzazione non mi dà una mano, i collegamenti non funzionano, non ci sono tecnici, non ci sono armi.”

Barontini mi lascia sfogare, sorride e tace. Poi mi aggredisce: “Le armi, le armi! E le tue bombe? Non sono forse armi potentissime per una guerra che si combatte nelle strade, fra le case, in mezzo alla gente? Non hai tecnici? E perché non lo diventi tu? Impara a con­fezionare bombe esplosive, poi imparerai a fabbricarti quelle incendiarie!

“Non ti bastano le bombe? Scendi in strada, di sera, con un martello, un bastone, un coltello, con qualcosa che serva ad uccidere. Togli le armi ad un repub­blichino, ad un tedesco, ad un altro tedesco, ad un altro repubblichino: avrai armi per te e per i compagni che in questi giorni affluiranno ai GAP!”

Sono come sommerso, stordito dalla sicurezza tran­quilla di questo uomo intelligente e buono. Mi incute rispetto, un grande rispetto, ma non voglio darlo a vedere.

Il partito, tento, il partito non mi aiuta?…

“Sbagli,” esclama Barontini, “sbagli veramente di grosso. Sei tu il partito, siamo noi il partito e stiamo appunto aiutandoci l’un l’altro per combattere la lotta in cui sono impegnati tutti gli altri partiti dello schie­ramento antifascista, in cui è impegnato tutto il popolo italiano. È una battaglia che ha bisogno di tutti, le frazioni isolate non solo sono inutili ma spesso dan­nose. Devi tenerlo presente, ben presente.”

Sono interdetto: Barontini mi ha dato ragioni che sono certo di aver sempre saputo, senza essere mai riuscito ad esprimerle a me stesso.

Anche queste mi sembrano cose semplici. Dunque è vero: il partito non mi ha mai lasciato solo.

(Giovanni Pesce – Senza Tregua)

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Momenti di formazione in fasi, veramente, difficili

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