Ishihara, storia di un provocatore.


Shintaro Ishihara è un personaggio che sembra scritto per un romanzo.

Negli anni ’70 fa carriera nel Partito Liberal Democratico, l’eterno partito di governo giapponese, forma la corrente della Tempesta Blu, ferreamente anticomunisti, i membri della corrente firmano la loro appartenenza col sangue. Diventa famoso per aver basato una campagna elettorale accusando il suo avversario di essere d’origine coreana, rigettando ovviamente le accuse di razzismo.

Razzisti? Noi? Sono loro a essere coreani.

Ishihara prova a dare la scalata al partito, ma chissà come la sue corrente non ispira fiducia, rimane importante ma mai di primo piano. Più passa il tempo, più Ishihara la mette sul radicalismo,  nel 1989 scrive insieme al presidente della Sony il famoso pamphlet “Il Giappone che può dire no” per spingere il paese a rendersi indipendente dagli Stati Uniti sia per l’economia sia per la difesa. Cerca di costruirsi una base sociale finanziando una setta religiosa che però decide di usare i fondi per compiere gli attentati col gas sarin nella metropolitana di Tokyo nel 1995. La botta è troppo grossa per Ishihara che si deve ritirare, salvo poi tornare come indipendente nel 1999 e riuscire a farsi eleggere governatore di Tokyo, e riuscire a farsi rieleggere anche nei due mandati successivi. 

Ishihara però non abbandona le ambizioni nazionali, fonda il Partito dell’Alba che poi fa confluire nel Partito della Restaurazione Giapponese, il primo partito esplicitamente nazionalista ad entrare nel Parlamento dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale (non che i nazionalisti mancassero, come dimostra lo stesso Ishihara, ma dovevano adattarsi alla linea ufficiale della destra liberal democratica). Per costruire il nuovo partito, Ishihara si dimette da governatore di Tokyo e si fa eleggere al parlamento (è interessante notare che il suo successore a Tokyo sia un indipendente sostenuto sia dalla destra ufficiale liberal democratica sia dai nazionalisti. Prove tecniche di governo di ultra-destra).

Arrivando all’attualità, Ishihara è anche colui che ha scatenato l’ultima crisi sulle isole Diaoyo/Senkaku tra Cina e Giappone. Poco più di un anno fa, l’allora ancora governatore di Tokyo annunciò che la città avrebbe comprato le isole contese dal loro propietario privato. Per evitare che una provocazione del genere fosse gestita dal grande vecchio del nazionalismo, il governo centrale non trovò niente di meglio di comprare in prima persona le isole.

Riuscendo a far incazzare contemporaneamente Beijing e Taipei.

Il fatto ha provocato manifestazioni nella Cina Popolare che il governo lasciò correre (qualcuno dice che le abbia incoraggiate con la propaganda antigiapponese pompata dai media ufficiali. Cioè tutti) salvo poi chiudere gli spazi quando le manifestazioni si trasformarono in assalti a negozi e attività giapponesi in genere.

E per non sbagliare anche contro quelle coreane.

Ormai è passato un anno esatto dalla nazionalizzazione giapponese delle isole, durante il quale c’è stata sia un’escalation di presenza militare nelle isole Diaoyu/Senkaku sia un accordo della Cina con i paesi dell’ASEAN per provare a definire procedure comuni riguardo alle dispute territoriali. Giusto ieri, 11 settembre 2013, Ishihara è tornato a indossare la propria miglior faccia di bronzo, dichiarando che il governo centrale giapponese (invece di seguire la via conciliatoria con l’ASEAN, questo non viene detto ma è implicito) dovrebbe costruire un triangolo con gli altri paesi che hanno importanti dispute marittime con la Cina, cioè le Filippine (che stanno già facendo di tutto per far saltare l’accordo Cina-ASEAN) e il Vietnam. Sapendo benissimo che la mossa avvierebbe una serie di contromosse obbligate da parte cines, propone anche che il governo giapponese costruisca un faro sulle Diaoyu/Senkaku “per aiutare i pescatori”.

Le Diaoyo/Senkaku garantiscono il controllo su relativamente moderate riserve energetiche, su una discreta zona di pesca ma soprattutto su importantissime rotte commerciali. Uno scontro armato in una zona del genere è razionalmente una stupidaggine per tutti, ma per gli ambienti revanscisti in tutti i paesi è troppo stuzzicante.

Intanto, Ishihara continua a buttare benzina sul fuoco.

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