Giappo-revanscismo.


(I nazisti) l’hanno fatto in modalità “non-dirlo-a-nessuno”, e la Costituzione di Weimar fu cambiata senza che quasi il popolo se ne accorgesse. Perchè non usiamo lo stesso metodo?
Taro Aso, ministro delle finanze giapponese –

Come tutti i territori post coloniali, l’est asiatico è puntellato di confini incerti, recriminazioni sui crimini mai puniti (a volte neanche mai ammessi), nazionalismi e nostalgie.

La sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale aveva, in teoria, messo in soffitta il nazionalismo giapponese, la Costituzione imposta dagli Stati Uniti negava la ricostruzione delle forze armate e nessun “MSI Giapponese” poteva emergere.

La bandiera imperiale giapponese è una presenza regolare negli stadi. Una di quelle cose che riesce a unire le due Coree...

La bandiera imperiale giapponese è una presenza regolare negli stadi.

In realtà, tra negazionismo dei crimini commessi durante le guerre coloniali e visite alle tombe dei criminali di guerra da parte di ufficiali di governo, il nazionalismo non è mai sparito. La destra ufficiale liberaldemocratica l’ha cavalcato spesso e volentieri, l’esternazione di Aso è solo l’ultima di una lunga serie. L’obiettivo politico delle destre è ormai da decenni riformare l’articolo 9 della Costituzione per poter avere delle forze armate anche di nome, dopo averle costruite di fatto sotto il nome di Forze di Auto Difesa.

E con la vittoria in entrambe le camere del parlamento, il Partito Liberal Democratico ha i numeri per cambiare la Costituzione. Con la novità che oltre alle destre liberali ora in parlamento ci sono anche i nazionalisti del Partito della Restaurazione. che per ora rimane fuori dalla coalizione di governo nazionale ma che ha contribuito all’elezione del governatore di Tokyo insieme a tutte le altre destre. (Edit del 5 Agosto: per la verità il Komeito, alleato senza i quali i liberaldemocratici non raggiungono la maggioranza assoluta alla Camera Alta, s’è espresso contro la riforma dell’articolo 9)

Il Giappone partecipa ormai da anni alle missioni militari internazionali, dalla guerra in Iraq all’occupazione di Haiti passando per i pattugliamenti delle coste somale. Il Giappone ha forze navali e aeree che impiega per confrontarsi con gli stati limitrofi (non solo la Cina, ma anche le Coree e il Vietnam) con cui ha dispute territoriali risalenti all’impero. La vera posta in gioco del ravanscismo giapponese è oggi la costruzione di un arsenale nucleare e la legittimazione a seguire una propria politica di potenza nell’area.

Fino ad oggi il nazionalismo giapponese è stato tollerato dalla “comunità internazionale” come un contraltare alla Cina. Rimane da vedere quanto gli Stati Uniti, che stanno spostando sul Pacifico la gran parte delle proprie forze militari, siano disposti ad accettare un Giappone che si muove in maniera autonoma.

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