Il fascino discreto del revisionismo.


Se chi legge si è interessato di politica nell’ultimo decennio, è probabile che abbia visto un discreto numero a difesa della libertà di informazione contro i nefasti attacchi del Cavaliere Nero, contro l’editto bulgaro e la ridda di edittini a seguire, contro le leggi bavaglio. In sostanza, a favore di Repubblica e Rai3.

Poi ti trovi l’epurante e l’epurato che in fondo si lovvano… C’est la vie

Se chi legge ha fatto anche politica nell’ultimo decennio, è probabile che abbia fatto anche alcune di quelle manifestazioni in cui Sabina Guzzanti sembrava la reincarnazione di Rosa Luxemburg e ci si affannava a pensare che Zapatero stesse guidando la Spagna verso un’era di prosperità in cui avrebbe sorpassato gli USA grazie alla libera informazione.

Se poi il suddetto militante era di sinistra, se non addirittura comunista*, può essere che si sia trovato un bel giorno in una piazza con un bavaglio in bocca chiedendosi che cazzo ci faceva, lì, con quella gente lì.

-ma che questo non sono quelli che poi ci danno dei terroristi quando andiamo in Val di Susa? - si ma domani mettono tre righe di intervista a Ferrero, e non parlare che si muove il bavaglio.

-ma questi non sono quelli che poi ci danno dei terroristi quando andiamo in Val di Susa?
– si ma domani mettono tre righe di intervista a Ferrero, e non parlare che si muove il bavaglio.

Poi uno si toglie il bavaglio di bocca e i post-it gialli da sopra gli occhi, arriva a casa e accende il suo bravo telegiornale democratico. E si trova di fronte a cose che scavalcano a destra Storace in quanto a revisionismo storico.

Il fascino discreto di George W. Bush

Per il decennale dell’inizio della guerra in Iraq Rainews24 ha messo in piedi un dibattito con Giovanna Botteri in cui si sosteneva che l’allora Presidente Bush avesse avviato la guerra credendo in buona fede a informazioni errate passategli dai servizi segreti. Nel dibattito, la guerra veniva ricordata come una trionfale avanzata delle forze occidentali accolte come liberatrici dalle masse popolari che abbattevano le statue del tiranno al passaggio delle Armate del Bene. Una ricostruzione fatta per riattizzare il paragone con l’arrivo degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Per inciso, un paragone che dieci anni fa veniva fatto dai peggiori destri facendo incazzare tutti. Nella ricostruzione della Seconda Guerra del Golfo secondo il vangelo di Botteri, non un accenno al fatto che, a secondo delle fonti, il conflitto iraqeno ha provocato dai centomila a oltre un milione di morti. Abu Ghraib e Guantanamo sparite dall’orizzonte, la persistenza del terrorismo con centinaia di vittime completamente evaporato dal dibattito.

Dick Cheney: “Saremo accolti come liberatori, e se ci va male comunque parleranno bene di noi a RaiNews24”

Se ai tempi i commentatori più teneri descrivevano Bush figlio come una specie di Micheal Corleone impegnato a vendicare Don Vito/Bush Padre nella guerra contro i Sollozzo/Hussein**, adesso bisogna dire che Bush junior in fondo non fece nient’altro che credere in buona fede ai rapporti dei suoi servizi segreti. In pratica, secondo Rainews24, Colin Powell ci credeva veramente quando andava all’ONU ad agitare le boccette di armi chimiche dicendo che Saddam, che aveva eliminato in diretta tv il suo arsenale missilistico, era pronto a colpire l’Europa nel giro di un quarto d’ora. L’amministrazione Bush sarebbe stata quindi nient’altro che un gruppo di potentissimi fessi che credevano veramente

Il fascino discreto di Priebke

Se questo è un piccolo caso di revisionismo passato nell’indifferenza totale, risale a pochi giorni fa un caso che è riuscito a entrare tra le notizie principali grazie alla mobilitazione dell’Associazione Nazionale Partigiani D’Italia. Durante una sua trasmissione su Rai3 (quella che è l’isola di buona informazione in mezzo alle tremende acque berlusconiane) Pippo Baudo (quello che per due volte il PD avrebbe voluto candidare a presidente della Sicilia) ricostruisce l’attento di Via Rasella, cui seguì l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Per farlo, Baudo s’improvvisa storico e maestro di morale, e intervista il Maggiore Scardone, direttore del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

L’intervista sembra essere una presa per i fondelli da tanto è surreale. Per tutta la durata, Scardone confonde il nome dei GAP (le formazione partigiane operanti nelle città) chiamandoli Gruppi Armati Proletari (uno dei gruppi della lotta armata di fine anni ’70) invece di Gruppi di Azione Patriottica. Baudo, da parte sua, insiste particolarmente sull’idea che i partigiani autori dell’azione di Via Rasella si sarebbero dovuti consegnare ai nazisti per evitare la rappresaglia che, secondo lui, sarebbe stato un atto pienamente conforme alle leggi di guerra. Scardone per la verità cerca anche di dire non aspettarono 48 ore per dare il tempo ai partigiani di consegnarsi, ma il discorso continua a filare. Baudo in ogni caso, dal suo scranno di giudice morale della storia italiana, conclude che i responsabili, non solo non si consegnarono provocando direttamente la strage, ma furono addirittura insigniti di medaglie e fatti deputati (peraltro, è falso che il compagno Bentivegna sia mai stato parlamentare).

Tanto Bentivegna è morto e non può andare da Baudo a dirgli che un pirla che nella sua vita ha presentato Sanremo non può dare lezioni di coraggio

Alle richieste di correzione da parte dell’ANPI, Baudo ha risposto piccato che i fatti storici vanno ricordati, Rai3 invece ha pensato bene di accodarsi al suo conduttore revisionista senza pronunciare verbo.

Il problema non sono solo gli errori pacchiani nella ricostruzione, il problema è l’idea della Resistenza che viene propagandata dalla più democratica della reti televisive. Si parla come se si fosse trattato di uno scontro tra eserciti regolari, come se i nazisti rispettassero un qualche codice d’onore per cui si procedeva alla rappresaglia solo se i partigiani si comportavano in maniera disonorevole.

Si parla, soprattutto, come se la Resistenza non avesse diritto a compiere azioni militari contro l’occupante. Ora, a parte che ci sono tonnellate di sentenze che stabiliscono che l’azione di Via Rasella è stata una legittima azione militare, la questione è che si vuole far passare l’idea che sia esistita una Resistenza Buona, un movimento passivo, possibilmente disposto a farsi martirizzare. Infatti Baudo sostiene che i partigiani avrebbero dovuto fare come Salvo D’Acquisto, consegnarsi e farsi ammazzare, non continuare la lotta. Contrapposta a questa Resistenza Buona c’è ovviamente la Resistenza Cattiva, fatta dai partigiani che lottavano armi in pugno contro i nazisti e i fascisti, esponendo i civili alle rappresaglie.

Ed è questo il revisionismo più subdolo, quello che vuole far passare fascisti e partigiani come due facce della stessa medaglia, gruppi violenti in lotta per il potere infischiandosene delle ricadute sulla popolazione civile. I veri buoni, secondo questo revisionismo, sono quelli che sono rimasti ad aspettare alla finestra e al massimo c’è posto per l’eroismo individuale dei D’Acquisto o dei Kolbe.

E in fondo è un revisionismo che ha un senso da Via Rasella all’Iraq. Se i buoni sono stati quelli della Resistenza attendista e che dopo la guerra hanno portato l’Italia nel campo occidentale, allora i buoni sono anche quelli che 60 anni dopo hanno portato l’Italia in Iraq (e in Afghanistan, e in Libia, e in futuro in Siria) al traino del campo occidentale e dell’imperatore americano di turno.

La prossima volta che ci chiameranno a difendere i mezzi di informazione democratici dal bavaglio, ho idea che mi darò malato.

* Come se non sapessi perfettamente che il 90% di chi legge questo blog sono i compagni che vedono il post sulla mia pagina Facebook.

** L’ho rubato a Don Winslow. Di Winslow va letto tutto.

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One thought on “Il fascino discreto del revisionismo.

  1. Si vede che faccio parte del 10% che non ha visto il post sulla tua pagina Facebook.
    Questo blog, comunque, mi consola: è evidente che c’è ancora del buon senso in giro e che non tutti hanno perso la memoria.

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