Credit crunch in Cina


Traduzione al volo dello spiegone di Beyond BRICS sulla stretta del credito in Cina. La cosa divertente è che dopo mesi di lamentele sulla crescita sostenuta in maniera artificiale dalla Banca Centrale, quando smette di farlo per un paio di giorni scatta il panico.

I banchieri in Cina hanno tirato un sospiro di sollievo dopo che le autorità venerdì (21 giugno) hanno allentato la stretta creditizia, con i tassi in discesa dopo che la People’s Bank Of China, la banca centrale, ha immesso liquidità nel sistema bancario.

Con la banca centrale che mantiene il riserbo sulle sue intenzioni, gli analisti si aspettano che le autorità conservino un controllo fermo sul mercato. Quindi, che succede?

Quant’è pesante la stretta? Senza precedenti. Giovedì (20 giugno) i tassi di mercato a breve termine hanno raggiunto i massimi, con il tasso di riacquisto dei titoli a sette giorni, un indice chiave della liquidità, che faceva un salto di 270 punti fino a 10,8% annuo. Venerdì, è ridisceso di 227 punti base all’8,5%, rimanendo comunque vicino ai livelli record e 3 volte più alto di 2 settimane fa.

E’ stata una sorpresa? Puoi scommetterci. I tassi hanno cominciato a salire all’inizio di giugno prima della Festa delle Barche Drago, com’è normale prima delle fesitività, con le autorità che assorbivano contante mentre l’attività bancaria diminuiva. La bance centrale di solito inverte il processo dopo la fine delle vacanze. Ma questo volta no.

E’ stato intenzionale? Così sembra. La banca centrale non si sbottona, ma i media locali dicono che è tutto finalizzato al controllo della crescita del credito.

Qual’è il problema? Negli ultimi 18 mesi, le autorità hanno lasciato il credito crescere per dar forza a un’economia in rallentamento e, si dice, per appianare la via al cambio dei dirigenti del Partito Comunista. Ma la crescita dei prestiti sembra essere andata oltre a quanto previsto, con un aumento del 60% del capitale finanziario totale (nell’immagine total social financing), la più ampia misura del credito, nel primo quadrimestre. Il credito bancario è in crescita del 22-23% annuo, dal 20% del 2012, spinto dall’aumento delle operazioni bancarie ombra. Le autorità sono preoccupato dall’eccesso di credito, dai prestiti inesigibili e dall’aumento dei prezzi immobiliari.

Quindi, le banche sono a rischio? In un sistema dominato dai prestatori statali, tutto dipende dallo stato. Con i suoi poteri autoritari e le grandi riserve di moneta estera, Beijing può consolidare il sistema, in ogni apparantemente ben finanziato, se possiamo dar credito ai numeri. Il rapporto prestiti/depositi cinese è riportato al 72%, contro il 70% degli USa e del 111% dell’eurozona. Quindi, c’è un rischio trascurabile di collasso del sistema.

La domanda non era quella. Le singole banche sono a rischio? Nessuno lo sa. Dipende da ciò che le autorità vogliono ottenere e da che prezzo sono disposte a pagare. Mentre un pugno di banche controllate dal governo centrale domina il mercato, ci sono dozzine di prestatori controllati dalle autorità provinciali, cittadine ed anche di villaggio. Se Beijing vuole semplicemente rallentare la crescita del credito di qualche punto percentuale, la tattica della paura di questo mese potrebbe essere sufficiente. Ma se vuole realmente forzare le banche a mettersi in regola con i propri affari, inclusi i prestiti immobiliari, a prendersi le responsabilità dei crediti inesigibili e ad adottare pratiche più trasparenti, allora il governo potrebbe decidere di far schiantare alcune banche minori per far capire bene la sua posizione. Il pericolo di questo approccio è che non si può essere sicuri di come vada a finire. Alcune crisi di grandi banche sono iniziate dalle piccoli banche, come nello “scandalo dei risparmi e prestiti“.

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