L’autunno del Peggiore


L’autunno del Peggiore

Tra due giorni cominciano le votazioni per il nuovo capo dello stato, Napolitano finisce il suo settennato tra le lodi dei media borghesi ma, in realtà, si candida a essere il Peggiore Presidente Della Repubblica di sempre.

E non è che la concorrenza non fosse agguerrita, eh!

In quest’autunno del suo settennato, le manovre politiche di Napolitano (spesso spinte ben oltre il dettato costituzionale) stanno mostrando tutto il loro fiato corto. L’obiettivo di stabilizzare il bipolarismo dell’alternanza è scoppiato con le elezioni di Febbraio. Il tentativo di far diventare Monti il referente del polo di centrodestra è fallito, la destra italiana continua a non essere “la normale destra europea” agognata dall’Economist, da Repubblica e dal PD. Monti s’è fatto il suo piccolo polo di centro e Grillo s’è fatto il suo grande polo “né di destra né di sinistra”, alla faccia di chi dopo le elezioni regionali siciliane si ostinava a non sentire nessun boom.

I can’t hear you over the sound of Draghi dictating me!

Prima di lasciare la scena Napolitano ha voluto provare a lasciare la sua impronta sul prossimo governo. Il senso della manovra dei gruppi dei saggi è evidente: favorire un governo di larghe intese con PD, Monti, PdL e Lega, o quantomeno un governo di non belligeranza. Se il tentativo (per la cronaca, brutalmente al di fuori di qualsiasi potere costituzionale della Presidenza della Repubblica) avrà buon esito lo sapremo solo nei prossimi giorni. Napolitano però ha voluto approfittare della fine del suo mandato per togliersi la soddisfazione di poter dire “avevo ragione io” a Berlinguer, rievocando il governo della non sfiducia, ovvero quando nel 1976 il PCI favorì la nascita del governo Andreotti non votandogli contro.

Tralasciamo pure il fatto che il governo della non sfiducia fu un fallimento totale e che l’avvicinamento del PCI al governo si era interrotto ben prima del rapimento Moro (lo spiega bene Lucio Magri né Il Sarto Di Ulm), il discorso di Napolitano sembrerebbe a prima vista un elogio di Berlinguer e del suo compromesso storico. Sembrerebbe la riproposizione dell’argomento “l’avrebbe fatto anche Berlinguer se Moro non fosse stato ammazzato” già usato per giustificare la nascita del PD. E invece Napolitano ha voluto attaccare anche certe campagne che si vorrebbero moralizzatrici e in realtà si rivelano, nel loro fanatismo, negatrici e distruttive della politica. Ovviamente l’obiettivo odierno è il Movimento di Grillo, ma se ragioniamo sulla storia del PCI appare chiaro che sia un attacco al “secondo Berlinguer”, quello che dopo l’immobilismo della fine degli anni ’70, chiude al dialogo con i socialisti di Craxi (che invece Napolitano voleva, fortissimamente) e lancia la questione morale, quello che sta con gli operai che occupano la FIAT e che si rifiuta di socialdemocratizzare il Partito Comunista.

Secondo Fassino stava dicendo di non occupare la FIAT. (Not joking, Fassino dice davvero che Berlinguer sarebbe stato frainteso. Berlinguer ha preceduto anche Berlusconi! Un altro segno della necessità di larghe intese)

L’autunno del Peggiore è, in fin dei conti, il momento in cui Napolitano cerca di smontare definitivamente ciò che la primavera del PCI aveva costruito.

 

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One thought on “L’autunno del Peggiore

  1. Pingback: Marini. O, la zampata di Napolitano. | kowapaolo

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