L’aria che tira tra i liberisti americani.


La National Review è una rivista conservatrice americana “rispettabile”. Rispettabile nel senso che ha proposto battaglie come l’abbandono dell’antisemitismo dopo gli anni ’50. Una vera e propria avanguardia dell’umanità.

La NR ha sostenuto i politici più impresentabili: da Pat Buchanan (uno che a tutti gli anni ’80 sposava le teorie negazioniste dell’olocausto e si prodigava per salvare i criminali di guerra nazisti, evidentemente la campagna degli anni ’50 non aveva avuto molti frutti) a Mitt Romney passando per Bush Il Giovane e Sarah Palin.
Nella versione Online del 18 Settembre 2012 la NR ha pubblicato un editoriale in cui definisce la Cina come “governata da una cricca di tiranni decrepiti” che però, ammette l’editorialista, non manipola la sua valuta più di quanto non lo facciano tutte le altre grandi economie. Quindi, nelle controversie bisognerebbe trattare la Cina nei “normali rapporti di affari che si possono avere con uno stato-gulag” ed evitare di scatenare una guerra commericiale, rimanendo nell’ambito delle procedure dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Questo atteggiamento assomiglia di più a una responsabile presa di posizione risptto agli estremismi della destra repubblicana o al lasciar filtrare posizioni visceralmente anticinesi all’interno di discorsi a prima vista responsabili?

La cosa preoccupante, per noi, è che certi toni si ritrovano nelle letteratura italiana “progressista” sulla Cina.

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