L’incremento della disuguaglianza regionale in Cina: fatto o artefatto?


Traduzione di servizio dell’articolo di John Gibson su East Asia Forum. Gibson insegna economia all’Università di Waikato e ha co-firmato il working paper  a cui fa riferimento, consultabile qui. La tesi è ardita (ovvero, io lo traduco perchè è stra-interessante, ma non prendo responsabilità!)

C’è una letteratura sempre più numerosa che usa dati cinesi di livello sub-nazionale per misurare le tendenze della disuguaglianza regionale.

Le analisi di questa letteratura spesso ignorano il fatto che il PIL pro capite cinese locale non può essere interpretato nella stessa maniera in cui si aspetterebbero di fare gli economisti mondiali, misurando il valore aggiunto per residente. Per la maggior parte dell’era delle riforme in Cina, è stato riportato il dato del PIL per popolazione residente, che diverge dalla popolazione residente a causa dei migranti non-hukou, ovvero le persone che si muovono dal loro luogo di registrazione. All’avvio delle riforme nel 1978 c’erano poco meno di 5 milioni di migranti non-hukou, ma ora si è arrivato a più di 200 milioni.

All’epoca del censimento del 2000, la provincia del Guangdong aveva una popolazione registrata di 75 milioni di persone ed una popolazione di residenti totali di 86 milioni – il conto dell’hukou sovrastimava il PIL pro capite del 15%. Nelle aree più larghe, come singole contee e grandi città, l’errore è più grande. La città di Shenzhen fornisce un esempio chiaro: mentre la popolazione registrata era appena superiore ad un milione di persone al censimento del 2000, la sua popolazione residente totale era di 7 milioni, facendo sì che il PIL pro capite fosse sovrastimato di almeno il 600% nei dati ufficiali.

Il PIL pro capite è sottostimato nelle provincie interne come l’Henan e il Sichuan dove il deflusso di migranti non-hukou è più alto. Di converso, nelle principali destinazione il PIL pro capite è sovrastimato di una media del 15% (nel 2005). Questo include provincie della costa sud-est come Shanghai, Zhejiang, Fujian e il Guangodng e la conurbazione Beijing-Tianjin. In termini di tassi di crescita, l’uso del PIL per popolazione registrata fa sovrastimare i tassi di crescita di Beijing e Shanghai dal 1990 al 2010 di circa il 2% per anno.

Un altro problema è la grande discontinuità che si è creata quando le provincie sono passato dal conto dell’hukou al conto dei residenti nel riportare il PIL pro capite. C’è anche un conteggio doppio che può arrivare fino a 26 milioni di persone, dato dal fatto che alcune provincie hanno compiuto il passaggio verso il conteggio dei residenti 18 anni prima delle ultime che l’hanno fatto. Quindi durante quel periodo qualcuno può essere stato il denominatore del PIL pro capite per due provincie alla volta, come residente in una e come registrato in un’altra provincia lenta a compiere il passaggio.

Un recente working paper descrive questi errori nei dati sulla popolazione per provincia in Cina. Il paper mostra che l’apparente crescita della disuguaglianza interprovinciale, e il cambiamento della tendenza nella disuguaglianza regionale attorno al 2003, è un artefatto statistico risultante da questi errori. La percezione di una crescente disuguaglianza regionale ha distorto il dibattito pubblico nell’era delle riforme, mentre è vero il contrario. Il cambiamento spurio nella tendenza coincide con le iniziative per ridurre la disuguaglianza regionale che ha visto più di un trilione di yuan (157 miliardi di US$) investiti nello sviluppo di infrastrutture nelle provincie occidentali. La valutazione di questi investimenti è difficile a causa degli errori di misurazione causati dal cambiamento della popolazione al denominatore.

Questi errori impattano sulle tendenze della disuguaglianza inter provinciale. La disuguaglianza del PIL pro capite è stata riportata cresce ad un tasso annuale del 2% nella decade del 1990, quasi il doppio di quanto rivela il conteggio revisionato, basto sui dati del censimento del 2000. Se i calcoli del PIL pro capite non fossero cambiati, l’apparente disuguaglianza inter provinciale sarebbe continuata a crescere velocemente. I dati ufficiali del PIL hanno effettuato il cambio dall’uso della popolazione registrata a quella residente nel 2003. Dato che la disuguaglianza nel PIL per residente è molto inferiore di quella nel PIL per popolazione registrata, questo cambiamento ha automaticamente ridotto la disuguaglianza misurata dal PIL pro capite ufficialmente riportato. Questo da l’impressione di una brusca inversione di rotta nel 2003, senza che ci sia stato alcuno cambiamento nell’economia.

I cambiamenti di percorso della disuguaglianza inter provinciale durante l’era delle riforme hanno avuto 4 fasi, di cui una sola riguarda l’aumento della disuguaglianza. Tra il 1978 e il 1990 la disuguaglianza inter provinciale è declinata quasi continuativamente. Circa un terzo di questo declino è stato rovesciato nei 3 anni successivi, poi un anno di crescita nel 2005 ha posto fine a una decade di cambiamenti minimi nella disuguaglianza. Ma anche con quella crescita, la disuguaglianza era tornata a soli due terzi dei valori di partenza del 1978. La disuguaglianza inter provinciale  è poi diminuita rapidamente dopo il 2005, cosi che nel 2010 tornava al di sotto dei bassi livelli già visti nel 1990. L’unico episodio sostenuto di crescita della disuguaglianza inter provinciale è stato dal 1990 al 1993, solo 3 anni su 3 decenni di era delle riforme in Cina

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