Della manfiestazione del 12 maggio


COME HA DETTO UNA COMPAGNA NAPOLETANA: AVIMM’ SCASS’T!

Manifestazione nazionale contro il governo Monti: you’re doing it right

Quando è stato deciso di lanciare la manifestazione del 12 maggio ci hanno presi tutti per pazzi. L’ultima manifestazione nazionale della sinistra politica è stata quella dell’ottobre 2008, che di fatto rese pubbliche in piazza il clima di scissione. Poi ci sono state grandi mobilitazioni sindacali e di movimento, ma ogni volta che s’è provato a mettere insieme una manifestazione della sinistra politica il tutto è naufragato nell’indifferenza o nelle divisioni. Il successo della manifestazione indica che questa volta abbiamo avuto ragione noi a indirla come Federazione della Sinistra. E chi ha aderito è stato il benvenuto, e chi non ha aderito sarà per la prossima volta. E certi capetti di movimento che pensano che i partiti debbano muoversi solo in coda alle mobilitazione degli altri, magari mettendo a disposizione soldi e tempo, hanno avuto quello che si meritavano. Non è questione di essere settari o di voler mettere la nostra struttura davanti a tutte le altre, è che questa fobia dei partiti e dell’organizzazione ha fatto male a tutti durante questi ultimi 4 anni. L’abbiamo visto nell’ottobre scorso, quando qualche decina di provocatori impedì la manifestazione di massa degli indignados, anche se sarebbe stato possibile respingere l’attacco e continuare la manifestazione, a patto di essere organizzati.

Dicevo, la manifestazione è stato un successo. Onestamente, mi facevo quattro calcoli su un pullman riempito a stento mettendo insieme tre province lombarde, e pensavo che se al corteo ci fossero state circa 5mila persone avremmo potuto dire d’aver portato a casa la giornata. Quando siamo arrivati al concentramento di Piazza della Repubblica le previsioni fosche sembravano confermate, piazza riempita stento per un terzo. Però, quasi come fosse la scena del funerale di ‘900, i compagni hanno cominciato a confluire nel corteo dopo l’avvio, con l’arrivo di molti pullman dalla bassa Italia e dei romani. Alla fine la questura ha detto che eravamo 25mila, Repubblica.it addirittura 40mila!

La parte più importante della giornata è stata per me la presenza dei nostri compagni in giro per l’Europa. Sotto il profilo del ragionamento ci hanno reso esplicito che non dobbiamo aver paura di dire quello che diciamo. Non deve essere un tabù la nazionalizzazione delle banche, la partecipazione dei lavoratori alle scelte delle imprese. Non deve essere un tabù capire, come ha fatto la compagna del Partito Comunista Portoghese, cosa vuol dire essere parte di un agglomerato capitalista come l’Unione Europea. Pierre Laurent, segretario del Partito Comunista Francese, ci ha detto per bene che non dobbiamo illuderci su Hollande, che solo la lotta potrà far si che non ceda sulla ricontrattazione dei trattati europei e che la sinistra europea, specie quella dei paesi del sud dell’Europa, deve saper ragionare sempre di più insieme.

Ci sono poi anche tasti dolenti.
Per esempio l’intervento della direttrice del Manifesto, accolto con freddezza dalla piazza e che ha fatto poco per farsi amare. Se un pezzo storico della sinistra intellettuale come il Manifesto non riesce a dire mezza parola di autocritica non ci si può stupire se negli ultimi dieci anni sono passati da 60mila copie a 20mila copie al giorno e a un’imminente chiusura.
L’altro grande tasto dolente è che, nonostante l’abbraccio tra Ferrero e Diliberto, non c’è ancora un’idea unica sul che fare. Tutti son d’accordo su unire la sinistra, ma mentre Ferrero tira più verso un polo autonomo con SEL e IdV, Diliberto pensa che l’unità vada fatta per stare in un “fronte democratico” in cui il PD non sia più la forza guida. Anche sul concetto stesso di “sinistra” c’è qualche problema. Già includere l’IdV è un esercizio che facciamo a fatica, ma lo facciamo perchè in posti come Napoli e Palermo s’è costruito qualcosa di significativo insieme. L’intervento di Salvi ha provato a includere anche il Movimento 5 Stelle, ricevendo però i fischi della piazza. Poi il francese Lauren ha chiamato Grillo “il clown” e ha detto che alla Federazione della Sinistra non servono cinque stelle perchè ha già un’unica stella, rossa, quella del movimento operaio.

Ma una manifestazione come questa porta anche un lato emozionale. Come quando vieni fermato da degli irlandesi che si complimentano perchè una manifestazione così contro l’austerità in Irlanda non s’è ancora fatta. O come quando Vassili Primikiris, della segreteria di Syriza, ci ha detto (più che altro, urlato, lo si sentiva anche senza microfono) “il popolo greco non dimenticherà mai la solidarietà dei comunisti italiani durante tutti i periodi più bui della Grecia”. E, sempre come ha detto Primikiris, quello che ti lascia una manifestazione del genere è prima di tutto l’idea che non dobbiamo pensare come una minoranza dignitosa che critica tutti gli altri, come i destinati a una sconfitta eterna. Siamo tanti e abbiamo ragione: POSSIAMO VINCERE!

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