Di rossobrunismo e le solite polemiche che ci ammorbano da anni


L’ennesimo capitolo della saga dei rossobruni. (Per un riassunto delle puntate precedenti, vedi qui)

L’articolo di Maffione potrà anche essere impreciso in un paio di punti, ma il numero di code di paglia che bruciano è indicativo. La reazione di Salutari è assolutamente spropositata. Se la lingua italiana non è un’opinione, l’articolo dice che c’è un circuito di siti con legami politici più o meno forti tra di loro, e che in alcuni di quei siti ci sono alcuni contenuti antisemiti, non che tutti veicolano quei contenuti.

AGGIORNAMENTO 21 APRILE: sono molto contento di leggere che la questione del blog La Patria del Ribelle sia stata superata. Questo permette di discutere in maniera più serena.

Il problema è: a cosa serve leccare il culo ai Preve, ai La Grassa, a Stato Potenza e altri ambientacci? Cosa abbiamio da imparare da questa gente?

Abbiamo da imparare qualcosa da gente (come Conflitti&Strategie) che non riesce a fare neanche una elementare scelta di campo tra lavoratori e capitale e che considera la FIOM “reazionari che ingannano i gonzi in buona fede“?

E da gente (come StatoPotenza) che propaganda il piagnisteo leghista sulla giustizia mirata contro chi da fastidio?

ALTRO AGGIORNAMENTO DEL 21 APRILE: per non parlare di gente come Appello al Popolo, che riporta articoli sull’economia nazionalsocialista tedesca dall’Institute for Historical Review, che si autodefinisce come la principale organizzazione al mondo di negazionismo dell’olocausto. Non metto i link perchè mi fanno un attimino troppo schifo.

E sarebbe anche ora di dire che il campismo non porta l’analisi più avanzata possibile, anzi. Il campismo porta a ignorare le contraddizioni pesantissime che ci sono nelle questioni internazionali. Gli esempi sono innumerevoli. Molti compagni dicono che si dovrebbe sostenere la Cina, il Venezuela e il KKE. Io sono anche d’accordo. Il problema è che il KKE considera la Cina uno stato capitalista e imperialista e Chavez poco più che un riformista piccolo borghese. Da quando la maniera per risolvere le contraddizioni e piantarsi le dita nelle orecchie e gridare LALALALALA per non sentire quello che dicono gli altri?

E ancora, ormai in qualsiasi discussione sulla politica estera è assolutamente normale che si accusi chi non sostiene Ahmadinejad di essere filo americano, si suppone che quindi anche Fidel Castro sia diventato servo degli yankee. La questione iraniana è esplicativa. Chiunque abbia un minimo di conoscenza della politica iraniana sa che la questione è molto più complessa di “ahmadinejad antimperialista buono” e “opposizione atlantista cattiva”. Però i grandi analisti che passano il tempo a fare le lezioncine di antimperialismo ai compagni queste cose le ignorano.

Infine, è sempre curioso dover notare come certa gente proclami la morte del PRC e dei GC a intervalli bimestrali per poi continuare a far parte del PRC e dei GC. 


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11 thoughts on “Di rossobrunismo e le solite polemiche che ci ammorbano da anni

    • Perno, è innegabile che ci sia stata ambiguità. Tanto che nelle reazioni all’articolo di Maffione c’è chi si incazza per essere accostato ai fascisti sia chi rivendica con orgoglio il superamento della destra e della sinistra, chi sostiene che in fondo fin dagli anni ’70 estrema destra ed estrema sinistra fossero daccordo, chi propone esplicitamente l’alleanza tra i rossi ed i bruni.
      Oh, basta andare a leggersi i commenti sulla tua pagina di fb, chi vede il complotto degli ebrei dietro praticamente tutti partiti comunisti d’europa è un fascista o ragiona come un fascista.

  1. Se uno, tra l’altro del mio partito mi desse del fascista a gratis non avrei la reazione “spropositata” del Salutari che si difende a parole su facebook,esattamente dove l’accusa è stata lanciata. La mia reazione sarebbe stata ai limiti del penale e non sarebbe comunque stata spropositata. Si scherza su tutto ma sulla calunnia e con l’offesa peggiore del mondo, come essere fascista, no. I rossobruni vanno esiliati ma servono prove inconfondibili e chiare. E non se ne sono viste. Essere stalinisti non è essere rossobruni, essere per la Palestina non è essere rossobruni (Oggionni si mettesse l’anima in pace), essere in linea con lenin non è essere rossobruni, essere contro l’europa tecnocratica non è essere rossobruni, vederla come il PCC non è essere rossobruni (altrimenti è rossobruno anche tutto il PDCI). Se non si condividono le tesi tra compagni, si dibattono non si accusa alla cieca con linciaggio pubblico e senza il coraggio di replicare dati alla mano. Domani il fascista o l’infiltrato potresti essere tu. Occhio a sparare sentenze e senza nemmeno eventuali processi di popolo, antico vizio dei comunisti dagli anni ’70. Se le prove inappellabili ci sono, fuori dal partito e dichiarazione pubblica. Ma con le prove, altrimenti si è un Castelli o un De Gennaro qualsiasi
    Ciao

  2. Ciao Sandro, come ho scritto, l’articolo non è perfetto, però è evidente che si è toccato un tasto dolente.
    Basta vedere i commenti sulla pagina facebook di Salutari ci sia gente che scrive “c’è un probema di infiltrazione sionista capillare nei movimenti comunisti, nell’anpi e persino nel movimento BDS europeo” e ” infiltrazione sionista è poco. Praticamente la maggioranza dei Partiti e delle organizzazioni comuniste in europa occidentale è totalmente pilotata dai sionisti”, “sono i soliti che appoggiano le varie rivoluzioni colorate, e osteggiano tutti i cosidetti “stati canaglia”, dall’Iran alla Corea del Nord, e vorrebbero la fine di Castro e Chavez.”, “Aldilà delle bandierine che sventolano, hanno posizioni simili ai democratici americani. Son zecche, nulla più” e altre perle…

    Io sono anni che incrocio Salutari su internet, e son discorsi fatti e rifatti miliardi di volte. Quanto ci vuole a far chiarezza? Secondo me è evidente che in attorno a certi siti e riviste che vengono citati da Maffione girano fascisti veri e propri, gente molto confusa e compagni sinceramente interessati a superare i limiti del Partito su temi come l’Europa e l’antimperialismo. Sarebbe davvero l’ora di fare chiarezza.

    Come puoi notare dagli altri post di questo blog, non sono uno che ha pregiudiziali sul PCC, però non si può sventolare la bandierina del PCC e quella del KKE e quella del PSUV facendo finta che non ci siano contraddizioni pesanti. La critica del KKE al PCC è pesante tanto quanto quella al PRC (ovvio, con le dovute proporzioni…). La questione quindi diventa: agitare le posizioni del KKE per fare la lotta interna al Partito (o magari per propagandare l’esistenza di qualche microsetta) oppure porre questioni politiche e discuterne tra compagni? Per me la seconda, però discuterne seriamente…

    Buona giornata,
    Paolo

    • Paolo, io penso che si possa condividere l’analisi del KKE su questa unione europea e non condividerne le posizioni della Cina. Siamo comunisti, il nostro compito deve essere studiare la realtà per poterla cambiare.
      Se vogliamo fare progressi nell’analisi di partito allora è giusto che tutte le posizioni (che comunque, come tu stesso hai affermato, vengono dal mondo comunista) vengano discusse per poter prendere decisioni più consapevoli. In questa vicenda, però, ho solo notato un atteggiamento di chiusura da parte della dirigenza e di quelli che la pensano allo stesso modo, nei confronti dei “rossobruni”.
      Ad aggravare la situazione è che il termine rossobruno viene utilizzato troppo a sproposito per accusare chiunque non la pensi come chi scrive. Certi siti citati dall’articolo potranno anche avere posizioni un po’ ambigue, ma dobbiamo anche ammettere che sono il frutto di una mancanza di analisi a sinistra. Se noi rifiutiamo a prescindere il concetto di patria, che da sempre ha fatto parte del mondo comunista, non dobbiamo stupirci se dei compagni cercano altrove le analisi politiche su cui studiare.
      Emblematico è il caso di Stato & Potenza, che leggo anche io, che secondo me ha la pecca di esagerare nel “campismo” ma che nell’idea politica si rifà per la maggior parte al Partito Comunista della Federazione Russa. Saranno rossobruni anche loro?
      Quindi, per favore, avviamo un dibattito serio e senza pregiudizi anzichè affibiare etichette di rossobrunismo ai compagni.
      Un compagno di Palermo.

      • vado per punti veloci

        – Anch’io penso che si possa condividere un pezzo dell’analisi del KKE e un altro no. Il problema è di chi ha deciso negli ultimi mesi di assumere il KKE come unico metro della verità e attacca i compagni che hanno dubbi sulla linea dei compagni greci rispetto all’Unione Europea come dei venduti alle borghesie.

        – Si, il termine “rossobruno” è un termine ampio, però ci sono dei tratto comuni a certi ragionamenti: superamento della dicotomia destra/sinistra e imperialismo/antimperialismo come contraddizione primaria, con la lotta di classe scorporata del discorso, superata o, se proprio va bene, messa temporaneamente in secondo piano. Poi è chiaro che Preve non è La Grassa che a sua volta non è D’Andrea e così via.
        D’altraparte, quando leggo Preve che scrive a sostegno di Marine Le Pen mi chiedo quale termine migliore di rossobruno ci sia per descriverlo.

        – Col concetto di Patria intesa nel senso togliattiano io sono daccordo. Ancora una volta, però, il problema è di chi non ha ancora deciso se rivendicare la storia del movimento comunista italiano o quella delle sette m-l degli anni ’70.

        – Chiunque può rifarsi a parole a questo o a quel partito. Ormai questa cosa di porsi come referente di questo o di quel partito mi ha stancato. Anche perchè ricordo gli stessi personaggi che oggi adorano il KKE lanciare anatemi contro il KKE un paio d’anni fa. Ricordo alcuni di quelli che oggi sono seguaci del KPRF essere amanti di Hamas…
        Quelli di Stato e Potenza hanno riscoperto solo a febbraio di quest’anno che forse le classi subalterne potevano avere un qualche ruolo… dal KKE posso accettare lezioni, anche quando non le condivido, da questa gente nulla.

  3. Abbiamo pubblicato in tutto 9 articoli sull’economia nazionalsocialista.
    Sei li ha scritti il nostro collaboratore Tonguessy che non è un economiatsa e ti piaceranno sicuramente – se avrai cura di leggerli – perché sostengono la tesi che la disoccupazione fu battuta soltanto grazie all’economia di guerra, ai lavori forzati e ad altroe bestialità.
    Gli altri tre sono soso stati scritti da economisti e sostengono la tesi contraria: il primo è di Stefano Sylos Labini, che è un economista di sinistra; l’altro è un riassunto di un’intervista e di un articolo di un grande economista australiano vivente, la cui fonte principale è J. K. Galbraith (si Galbraith, l’economista di punta della sinistra socialdemocratica americana – che da quelle parti significa essere estremista – ha dimostrato che quando, durante la grande crisi, negli stati uniti la disoccupazione era ancora al 20% la germania l’aveva abbattuta prima di sviluppare un’economia di guerra); il terzo è quello che hai citato e che abbiamo pubblicato senza conoscere la fonte (Tonguessy in un commento ha segnalato ciò che probabilmente tu hai letto) ed è anch’esso fondato sugli studi di Galbraith (vedi le prime quattro note dell’articolo).
    E’ nostra convinzione che ci stiamo dirigendo verso una situazione analoga a quella degli anni trenta e quaranta (ma soltanto negli stati della triade; gli altri se la passeranno piuttosto bene, a parte contraccolpi). Dunque ci interesseva indagare se una politica economica dirigista, programmatoria, statalista, disposta a stampare denaro destinato ad un circuito particolare, senza creare inflazione, in un sistema che preservi l’iniziativa privata (non crediamo che ci sarà una rivoluzione bolscevica volta ad abolirla), sia utilizzabile, senza che essa debba essere collegata a un’economia di guerra o a condizioni di lavoro che oggi non accetteremmo. Insomma ci interessava indagare i meccanismi che vennero utilizzati. Meccanismi che sono stati descritti principalmente da economisti di sinistra.
    Se credi che il nostro atteggiamento, che ci ha visto discutere alcuni articoli con moltissimi commenti, implichi di per sé che noi siamo rossobruni, fai pure. Ti squalifichi da solo agli occhi di qualunque lettore che non sia un demente.
    Stefano di Appello al Popolo

    • Blogghete è un collettore di ciarpame fascista, a partire da signoraggio e complotto ebraico in varie salse. Se un sito notoriamente fascista pubblica un articolo tratto da una cosa che si chiama Istituto per il Revisionismo Storico, io come minimo mi faccio una ricerchina su Google per scoprire che effettivamente l’IHR è un sito fascista.
      Che l’articolo poggi su una bibliografia con un sano curriculum democratico e antifascista dimostra due cose
      1) Il pericolo che neri travestiti da rossi inquinino il nostro campo è reale, ed è alimentato da chi abbassa la guardia antifascista anche solo senza controllare da che ambiente provengano gli articoli che si fanno girare. Ed è una cosa che succede quotidianamente con temi come il signoraggio, che ormai circolano in ambienti che si considerano antifascisti in perfetta buona fede.
      2) Non c’è bisogno di ricorrere a fonti fascisteggianti, rossobrune o revisioniste. Esiste un pensiero critico di sinistra, addirittura i fascisti devono farci ricorso. Ancora una volta, non abbiamo bisogno di lezioni da parte di questa gente.

  4. Pingback: Il rosso, l’arancio e il bruno. | kowapaolo

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